Il parroco nero di Roccamalatina
25 Marzo 2008 di Giuseppe Ferrari
Sabato 22 ero a Rocca per la festa dei 90 anni della Zia Angela.
A tavola è rimasto a lungo libero il posto per il parroco, che tardava ad arrivare.
E quando è arrivato non solo mi sono accorto che mi ero perso qualche pezzo della vita di Rocca ma anche che il mondo corre molto più veloce di quanto creda.
Il parroco era nero, parlava meglio l’inglese dell’italiano e veniva dalla Nigeria, dove mi sono sempre immaginato andassero i missionari ad evangelizzare i poveri negretti. Ed invece ecco che sono loro che vengono da noi, a reintegrare la scarsità di vocazioni. O forse la scarsità di voglia di lavorare, come fanno i marocchini.
E così a Rocca, dove non più di quarant’anni fa i mezzadri passavano la domenica ad omaggiare la nonna oggi abbiamo i marocchini fuori dal bar che chiacchierano e che hanno riempito le case di antenne paraboliche e che non ho mai capito se lavorino la terra o semplicemente abitano case a più buon mercato che quelle della pianura dove poi lavorano, le badanti polacche per le vecchie zie un poco rincitrullite e, adesso, anche i preti di colore.
E questo succede a Porto Recanati