Un grazie a Tommaso Padoa Schioppa
8 Maggio 2008 di Giuseppe Ferrari
Oggi Tommaso Padoa Schioppa è stato sostituito da Giulio Tremonti alla guida del Tesoro ed alla gestione del ns. debito.
Speriamo bene.
Ieri o l’altro ieri la CEE ha chiuso la procedura di infrazione nei ns. confronti per lo sforamento del limiti del 3% del debito rispetto al PIL che aveva avviato tre anni fa proprio a causa delle politica del precedente governo Berlusconi
La figura, e l’azione, di TPS mi paiono ben riassunti della prefazione al documento da poco pubblicato come sintesi dei suoi due anni di lavoro.
La incollo qui
L’attività di governo condotta dal Ministero dell’Economia e delle
Finanze nei due anni del Secondo Governo Prodi è descritta e documentata in
queste pagine, curate dal Gabinetto con il contributo dei quattro Dipartimenti.
Per guidare il lettore è stata scelta la forma di un glossario: venticinque parolechiave,
che coprono i principali campi nei quali la nostra azione si è
dispiegata. Le voci sono redatte secondo uno schema uniforme: dall’indirizzo
politico, a una breve narrazione delle cose fatte, alle loro tracce documentali.
Un CD unito al volume contiene i documenti in extenso e permette di
consultarli partendo dal testo narrativo.
Come scrisse Pierre Mendès France, gouverner c’est choisir. Non solo
le venticinque voci sono un’antologia piuttosto che un censimento; ma, ancor
più, l’impegno del Ministro si è rivolto a coltivare intensivamente alcuni
campi del territorio vastissimo di competenza del Dicastero, mentre altri li ha
toccati appena: mi riferisco all’azione di governo vera e propria, quella che
nasce da un impulso politico, giacché l’attività strettamente amministrativa si
dedica, come deve, a curare in modo uniforme l’intera gamma delle
competenze assegnate. La scelta risultava dalla spinta di circostanze obiettive
dalla valutazione - propriamente politica - di quale interesse generale
chiamasse con maggior forza.
Per entrambi i motivi – le circostanze e la valutazione - la priorità
delle priorità è stata, nel biennio, il sistema dei conti pubblici, cui è
specificamente dedicato un terzo dell’intero glossario (Bilancio, Spesa, Tasse,
ecc.) e che viene indirettamente evocato in molte altre voci (Generazioni,
Previdenza, Sanità, Università, e via dicendo). In ciascuno dei tre assi lungo i
quali ci siamo mossi – sviluppo, risanamento, equità – si opera soprattutto per
mezzo dell’entrata e della spesa. E per trarre l’economia e la società italiana
fuori dalla condizione di stallo in cui si trovano da oltre un decennio, un
intervento in profondità è necessario lungo ciascuno di quegli assi.
Aratura, semina, maturazione, mietitura, macinazione, panificazione
formano un ciclo che non può essere in alcun modo compresso in poche
settimane; se esso viene tagliato da qualche evento estraneo, si ha un vero
scialo di lavoro, sementi, macchine, con ulteriore spreco nella forma di tempi
morti. A questo modo è stata tagliata l’opera di cui si dà conto in queste
pagine, che è perciò un’incompiuta. Non è per caso che la nostra Costituzione
assegna alla Legislatura e, implicitamente, all’Esecutivo una durata canonica
di cinque anni: un’azione di governo degna di questo nome – soprattutto nella
simbiosi tra esecutivo e camere legislative che caratterizza la nostra
democrazia parlamentare - ha bisogno di tempo.
Questo volumetto non intende analizzare le cause del taglio dei tempi,
certamente anomalo e inquietante se si considera che la XV legislatura è stata
tra le più brevi della nostra storia repubblicana. Neppure si propone di
interpretare o di valutare l’attività di cui dà conto; il suo proposito è di
descriverla e documentarla, anche a beneficio del Governo che si insedierà tra
pochi giorni. Mi limito qui a sottolineare come dai documenti risulti con
chiarezza quanto la politica economica di questi due anni abbia inciso su tutti
e tre gli obbiettivi dichiarati sin dal giugno 2006: il risanamento dei conti (con
un deficit passato dal 4,2 all’1,9 per cento, l’avanzo primario risalito dallo 0.3
al 3,1 per cento, il debito pubblico sceso dal 106,5 al 104 per cento, un
recupero di imposte evase dell’ordine di 20 miliardi), lo sviluppo (con
l’abbattimento dell’Irap e dell’Ires e con spese per investimento in
infrastrutture per quasi 40 miliardi), l’equità, con la ridistribuzione ai meno
abbienti (riduzione ICI, Irpef, bonus ai contribuenti incapienti e altre
agevolazioni per una cifra superiore ai 5 miliardi l’anno). E questo si è
ottenuto nel contesto di una temperie politica e mediatica infuocata, della
quale non ricordo l’eguale negli ultimi decenni.Nel lasciare l’ufficio, a molti debbo rivolgere un ringraziamento. In
primo luogo alla compagine del Ministero: Vice Ministri, Sottosegretari,
Gabinetto, Dipartimenti, Commissione Tecnica per la finanza pubblica, ISAE.
Ringrazio in particolare quelli tra i moltissimi dirigenti e funzionari che non
ho potuto incontrare di persona e che hanno lavorato con impegno cercando di
comprendere e tradurre in fatti gli indirizzi del loro Ministro; io non ho
conosciuto loro, ma loro hanno – almeno in parte – conosciuto me e spero
abbiano colto lo spirito che ha animato il mio lavoro.
A molti colleghi sono riconoscente per le condizioni in cui ho potuto
lavorare. Per i Ministri ‘con portafoglio’ il titolare dell’economia e delle
finanze è un ficcanaso e un bastian contrario istituzionale. Deve infatti dire la
sua ogniqualvolta le loro cose abbiano un riflesso nel bilancio e ‘la sua’ è,
troppo spesso, un ‘no, non si può fare’. Il luogo che egli presidia non è solo
quello dove la somma degli interessi particolari e settoriali si rivela
incompatibile con l’interesse generale: è anche quello dove la speranza stessa
di realizzare tutto l’interesse generale incontra il limite della scarsità delle
risorse. Senza la comprensione e il rispetto che tanti colleghi hanno avuto per
la necessità di quel presidio non si sarebbe realizzata la sintesi politica di
equità, stabilità efficienza di cui il Secondo Governo Prodi si è dimostrato
capace, e che il tempo saprà riconoscere. La stessa gratitudine esprimo a
quegli interlocutori delle istituzioni parlamentari, delle Regioni e degli Enti
territoriali, del mondo imprenditoriale e sindacale, della società civile che
hanno compreso e assecondato l’opera alla quale ci siamo dedicati.Infine, un grazie al Presidente Prodi. Considero priva di senso la
distinzione dei governanti in politici e tecnici; l’azione di governo è politica
sempre e per definizione, chiunque la eserciti. Ha invece molto significato, a
mio giudizio, un’altra distinzione, che attiene all’investitura del potere: quella
tra politico eletto e politico chiamato. Il primo è legittimato dal cadenzato
esprimersi della volontà degli elettori che (legge elettorale permettendo…)
l’hanno scelto; il secondo lo è dalla fiducia di chi, eletto dal popolo, lo ha
chiamato e può in ogni istante chiedergli di lasciare. La forza di una chiamata
si mette alla prova nei momenti difficili, quando l’incertezza rende ardue le
scelte, quando l’interesse generale impone decisioni scomode, quando il senno
di poi diventa tentatore: è allora che le radici della fiducia pescano negli strati
profondi dei principi e degli obiettivi condivisi, superando la superficiale
diversità di opinioni su punti specifici. Il tempo riconoscerà ancora una volta
al Presidente Prodi di avere regalato all’Italia, anche se solo per due anni, il
bene raro del buongoverno.