L’Italia e la sua classe dirigente
9 Maggio 2008 di Giuseppe Ferrari
Cristina, mia moglie, non è una grande lettrice, ma ha un debole per Gian Antonio Stella.
Lo scorso anno ha comperato “La casta” e quest’anno credo sia stata la prima a mettere le mani sul nuovo libro del giornalista del Corriere della Sera “La deriva”.
Io, invece, appena posso, leggo e così l’anno scorso ha cercato di leggere “La casta” ma non sono arrivato in fondo: mi è sembrato giornalistico, senza analisi, sostanzialmente la ripetizione di tanti articoli apparsi sul Corriere e, pertanto, visto che ci sono tanti libri interessanti ed il mio tempo, quando non sono in vacanza, è poco, lo ho abbandonato.
“La deriva” è stato un pò più fortunato: è arrivato sabato ed era destinato come regalo di compleanno a mio cognato Alberto, festeggiato metrcoledì. Mi è rimasto quindi in mano quattro giorni di cui uno, domenica, abbastanza libero, grazie anche alla coda trovata domenica pomeriggio nel tornare da Modena, complice il lungo ponte del primo maggio.
E così, prima di impachettarlo per il cognato, sono arrivato quasi fino in fondo. Il giudizio è sostanzialmente uguale a quello su “La casta”, ma le riflessioni che mi ha indotto mi sono piaciute molto di più.
“Ogni paese ha la classe dirigenti che si merita“. Era una riflessione, non so se di autore importante, che ripeteva spesso mio padre.
Nulla mi sembra più calzante circa le condizioni dell’Italia oggi. Il paese finge di indignarsi per le nefandezze perpretate dalla così detta casta: in realtà, in un patto scellerato, ogni categoria ha le sue magnagne da nascondere, i suoi peccati inconfessati, i suoi vizi a cui non vuole rinunciare.
Sa che essi le sono garantiti dalla abnorme spesa pubblica che, a pioggia, a partire dagli anni settanta, quelli del famigerato CAF e della Milano da bere, è caduta su tutto il paese che si è ritrovato, credo nel giro di venti anni, con addosso il debito pubblico più alto del mondo, felice e contento di spendere soldi che non ha.
E la classe dirigente non dice la verità, nasconde, rinvia, mente. Berlusconi ne è l’emblema. Ed il paese, soddisfatto delle sue bugie, lo vota compatto.
Stella ci racconta prima la classe dirigente, poi il paese, noi fingiamo di indignarci, ma nessuno riflette a dove e come qnche lui è complice di questo saccheggio a carico delle nostre generazioni future.
Ed è questo che mi fa rabbia: come si fa a scaricare, incoscentemente ed allegramente, sui nostri figli ( i nostri figli, non estranei o alieni) il peso del nostro vivere al di sopra delle nostre possibilità?
Credo che tornerò su questi tempi. Ho dato il libro all’Alberto, ma mi sono riportato, con calma nelle mie mattine insonni, l’elenco dei capitoli: voglio vedere se riesco, purtroppo nei ritagli di tempo, a mettere dei numeri a fianco di ogni categoria messa alla berlina per cercare poi di tirare le somme