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Chi compera il nostro debito pubblico?

Da uno dei tanti articoli pessimisti sull’evoluzione del nostro bilancio statale, “La miccia corta del debito estero” una osservazione a cui non avevo mai prestato attenzione: “Non essendo lo stato un’azienda, il default del debito pubblico segue altre logiche. Ad esempio il debito pubblico giapponese è molto superiore, anche in percentuale del prodotto interno lordo, a quello italiano, ma nessuno pensa che sia ipotizzabile l’insolvenza di quello stato; per converso il default dello stato argentino si è verificato quando il rapporto con il debito pubblico era assai inferiore a quello italiano. La differenza più importante tra le due situazioni è la posizione patrimoniale sull’estero dei due stati, fortemente positiva nel caso giapponese, deficitaria in quello sudamericano: mentre il debito pubblico giapponese può essere facilmente assorbito da residenti domestici, quello argentino doveva essere assorbito in misura significativa da investitori esteri.”

Da qui la poco lusinghiera conclusione di una crescente difficoltà di vendita per i titoli del nostro Tesoro, anche se, per quel che mi risulta, l’allarme sul tema era già suonato sul finire dello scorso anno, ma non si è poi concretizzato nei primi sei mesi del 2009.

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