La ripresa economica? Una incognita.
Nè a V nè a U. Ma a X. Dove X sta per la variabile sconosciuta delle equazioni.
Questa è l’ipotesi di Robert Reich sulla evoluzione dell’economia e sulla uscita dalla crisi economica in cui il mondo si dibatte. Difficile dargli torto: This economy can’t get back on track because the track we were on for years — featuring flat or declining median wages, mounting consumer debt, and widening insecurity, not to mention increasing carbon in the atmosphere — simply cannot be sustained.“
A voler essere ottimisti si può pensare che l’avvio di un accenno di economia verde, e il G8 all’Aquila qualche passo in avanti su questa strada sembra averlo intrapresa, qualche luce esiste.
Ma in effetti non si vede da chi possa scaturire la domanda in grado di rilanciare la produzione. Il motore del mondo, l’alta propensione al consumo degli Stati Uniti, è rimasto senza carburante, il debito che ne finanziava gli acquisti. Non si vede come ripartire: gli americani, brutalmente scottati, a livello personale, dai debiti insostenibili sono evidentemente più orientati verso il risparmio. E nel mondo aumentano le perplessità di potere, o volere, continuare a ricevere dollari in cambio dei prodotti a loro forniti; i cinesi risparmiano, non possono, per ragioni politiche, spingere troppo l’acceleratore sui consumi interni, e non sanno più bene come investire i loro surplus; i poveri consumerebbero, ma che cosa e con che soldi? Loro lavorerebbero per procurarseli, ma noi a casa nostra non li vogliamo e a casa loro non li lasciamo lavorare per produrrebbero a costi troppo bassi e rovinerebbero i nostri agricoltori.
I più realisti ed ottimisti, pur riconoscendo che non abbiamo ancora toccato il fondo, delineano, per gli Stati Uniti, una strategia basata su quattro direttrici:
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Investimenti pubblici nella salute
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Indipendenza energetica
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Educazione pubblica
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Innovazione