05 set 2008
Interessante articolo di Richard Badwin sul Voxeu.org “Making globalisation work: skills, families, unions and the welfare state“. ça differenza fra la prima ondata di globalizzazione, quella di inizio 1900 e la attuale, risiede nella progressiva diversificazione nello spazio delle attività, dovute sostanzialmente al progressivo ridursi dei costi di movimentazione, delle persone, dei beni ed, ultimamente, delle persone. La golbalizzazione acquista progressivamentre una più alta definizione e sposta i suoi effetti dai gruppi sociali agli individui. Questo deve produrre un corrispondente spostamento dell’intervento pubblico, verso l’educazione e la formazione. Ma importante diventa, in questo, il ruolo della famiglia: non solo e sempre di meno si impara a scuola.
Recensione sul Financial Times e presentazione nel sito dalla Yale University Press del libro di David Sing Grewal “Network Power: The Social Dynamics of Globalization“.
Affronta quello che il FT definisce il mistero di base, politicamente esplosivo, della globalizzazione: la globalizzazione abbatte le barriere e aumenta le possibilità di scelta e nello stesso tempo viene vissuta dalla maggioranza come una costrizione ed una perdità di libertà. Grewal cerca la spiegazione, anche se non la risposta, in quello che definisce “il potere delle reti”. Mano a mano che una rete cresce, il suo potere di imporsi come una scelta di Hobson cresce a dismisura. Una rete ha tre dimensioni, compatibilità, disponibilità, apertura che, al crescere della rete si trasformano da compatibili ad incompatbili, il che, traduco io, vuol dire passare da fattori di libertà a fattori di costrizione. E’ quello che l’autore, rifacendosi a Marx, Keynes ed al filosofo canadese Charles Taylor, chiama “il potere delle strutture”.
La proposta dell’autore, di una riaffermazione dei poteri democratici su quelli delle reti, si scontra contro il fatto che le soluzioni politiche sono nazionali, mentre le reti sono transnazionali.
Recensione sul sito Epistemes.org del libro di Robert Kagan “The Return of History and the End of Dreams“
Uhm, interessante!
L’hai letto? Lo consiglieresti?