Le conseguenze economiche della pace – J.M. Keynes

Un tipico acquisto d’impulso di cui non mi sono affatto pentito. Da Feltrinelli avevo già trovato quello cercavo quando ho visto il libro. Ne avevo già letto in giro, ma non mi sarei aspettato di vedere il libro, è stato scritto 80 anni fa in una occasione irripetibile. Ma si vede che il rilancio del nome di Keynes dovuto alla crisi economica ha suggerito agli editori di rilanciarne il nome. Ed almeno nel mio caso hanno fatto bene. Una copia l’hanno venduta.
Andando a casa ho cominciato a pentrimi dei soldi, tanti nonostante lo sconto, spesi.
Ed invece ho fatto bene.
Il libro è bellissimo. Avevo letto sui libri di storia le vicende della 1′ guerra mondiale e della sua conclusione. Ma il vederle raccontate in presa diretta, da un protagonista, che non conosce gli sviluppi futuri dei fatti che racconta, come invece conosce lo storico, è stato entusiasmante.
L’analisi è precisa, coinvolgente, stringente. Illumina con chiarezza gli errori compiuti e ne indaga con lucidità le cause. Colpisce sopratutto riflettere su come una persona che aveva saputo esaminare così bene i rischi cui il trattato esponeva l’Europa abbia vissuto il progressivo concretizzarsi negli anni trenta, fino alla guerra, dei pericoli per la pace e la propserità che aveva saputo intravedere fra le righe del trattato.
Anche la riflessione sulle proposte con cui chiude il libro sembra rispecchiare con profetica lungimiranza quello che gli Stati Uniti seppero fare dopo la 2′ guerra mondiale: la cancellazione dei debiti ed il rilancio, con il piano Marshall, della economia europea. L’analisi della struttura integrata della economia europea, con al centro la Germania che non può fare a meno degli altri paesi europei, e viceversa, preconizza, ed in un certo senso auspica, la nascita di quel mercato comune europeo che troverà anch’esso progressiva attuazione nella seconda metà del secolo ventesimo.
Ma la pagina più bella del libro è quella iniziale in cui Keynes, con una malcelata nostalgia, descrive la tranquilla e cosmopolita vita della classe agiate inglese agli inizi del secolo, una anticipazione della globalizzazione attuale senza le spine di oggi. La riporto per intero, merita la fatica della riscrittura.

Quale straordinario episodio del cammino economico dell’uomo è l’età che termina nell’agosto 1914! La magggior parte della popolazione, è vero, lavorava duramente e viveva in condizioni ben poco agiate, e tuttavia, secondo ogni apparenza, era passabilmente contenta della sua sorte. Ma per chiunque avesse capacità e carattere appena superiori al comune era possibile la fuga nelle classi medie e superiori, alle quali la vita offriva, a basso costo e con minimo disturbo, vantaggi, comfort e gradevolezze fuor di portata dei più ricchi e potenti monarchi di altre età. L’abitante di Londra poteva ordinare per telefono, sorseggiando in letto il tè mattutino, i vari prodotti di tutto il globo terracqueo, nella quantià che riteneva opportuna, e contare ragionevolmente sul loro sollecito recapito a casa sua: poteva nello stesso momento e con lo stesso mezzo avventurare la sua ricchezza sulle risorse naturali e nelle nuove imprese in qualsiasi parte del mondo, e partecipare senza sforzo né incomodo ai loro sperati frutti e vantaggi; o poteva decidere di agganciare la sicurezza delle sue fortune alla buona fede dei cittadini di qualsiasi ragguardevole comunità municipale di qualsiasi continente suggerita dal capriccio o dall’informazione. Poteva procurarsi immediatamente, se lo desiderava, mezzi di trasporto comodi e poco costosi per qualsiasi paese o clima, senza passaporto od altre formalità; poteva mandare il suo domestico al più vicino ufficio bancario a fare la provvista di metalli preziosi che gli paresse conveniente, e recarsi quindi in paesi stranieri senza conoscerne religione, lingua e costumi, portando su di sé denaro liquido, e avrebbe considerato il minimo impedimento una grave e stupefacente lesione dei suoi diritti. Ma soprattutto egli riteneva questo stato di cose normale, certo ed immutabile, se non nel senso di un uteriore miglioramento, e aberrante, scandalosa ed evitabile qualsiasi deviazione dal meedesimo. I progetti e la politica del militarismo e dell’impeerialismo, delle rivalità razziali e culturali, di monopoli, restrizioni ed esclusioni, destinati a fare la parte del serpente in questo paradiso, erano poco più che i passatempi del suo giornale quotidiano, e sembrabvanp essere quasi del tutto ininfluenti sul corso ordinario della vita sociale ed economica, la cui internazionalizzazione era in pratica pressoché completa.

Questo è l’indice

I.      Introduttivo                         p. 17
II.    L’Europa anteguerra         p. 23
III.  La conferenza                       p. 37
IV.   Il trattato                               p. 57
V.     Le riparazioni                       p. 99
VI.   L’Europa dopo il trattato p. 181
VII. Rimedi                                     p. 201

Questo il rinvio al libro su Wikipedia

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