La situazione economica in Italia – 2012

02 giu 2012

Passano i mesi e i dati dicono tutti, sempre, le stesse cose. I prezzi, al minuto e alla produzione, sono fermi o in leggero calo, la disoccupazione, in Italia ed in Europa, sale, soprattutto quella giovanile.

28 mag 2012

Scendono tutti gli indici della fiducia dell’Istat, quello delle imprese del settore servizi e commercio e quello delle imprese manifatturiere e delle costruzioni.

15 mag 2012

Il mio barometro personale, le visite al sito, sale e il segnale è chiaro: l’economia peggiora e il popolo della rete cerca informazioni anche da me. Purtroppo solo una raffica di cattive notizie dall’Istat: la produzione industriale scende, i prezzi al consumo salgono, il prodotto interno lordo scende.

3 mag 2012

Mi sembra che grandini, a chicchi grossi. Fra i dati sulla disoccupazione, europea ed italiana, in crescita, e quelli sui prezzi alla produzione, praticamente fermi segno di una domanda che non c’è, stiamo freschi.
E lo dimostra il tanto, troppo, parlare che si fa di crescita. Ma come si fa a crescere, cioè a consumare di più, se si devono pagare i debiti? Molti sarebbero disposti a lavorare di più, a cominciare da chi, come me, ha le attrezzature produttive ferme, ma chi rilancia la domanda? Lo stato che deve contenere i debiti? E allora non resta che la domanda estera. Ma se non siamo competitivi?
Una piccola polemica sul livello culturale dei gioralisti italiani la si deve al comunicato aggiuntivo dell’Istat su come sono stati trattati i suoi dati sulla disoccupazione giovanile. E del resto basta seguire tutte le sere, come faccio io con sempre maggior disperazione, quella specie di giornalista predicatore che è diventato Mentana, per sapere quanto capiscono, ed aiutino a capire, di problemi di economia i nostri giornalisti

19 apr 2012

Forse è solo uno spot pubblicitario, ma le 74 slides arrivate oggi dalla Direzione del Tesoro  non sono da perdere. Peccato l’inglese (a volte i termini economici sfuggono) e peccato che non vi sia alcun testo di accompagnamento. Immagino che siano da collegarsi con il documento di economia e finanza appena presentato da Monti al Consiglio dei Ministri. Meriterebbero tanto studio, ma chi ha tempo?

15 apr 2012

Vediamo se riesco a tenere sotto controllo questi dati del Tesoro, la sintesi del conto del settore statale, che dovrebbe avere una cadenza mensile. Quella di febbraio, per me strana, parla di un disavanzo di 7,4, frutto della differenza fra 30,2 milioni di entrate e 37,6 milioni di uscite. Quello che mi stupisce è vedere 10,8 milioni di spese per interessi. Mi sembrano troppi per un mese. Vediamo che succede il mese prossimo.

11 mar 2012

Il governo Monti gode di buona stampa, ma per ora i risultati sul fronte dello sviluppo non si vedono. Pessimi i dati sull’andamento della produzione industriale: a gennaio, rispetto a dicembre, scende del 2,5%, su base trimestrale del 1,9% e su base annua del 5%. Purtroppo per me il settore che va peggio è quello dell’editoria e della stampa, in calo del 16,3%.

01 mar 2012

Sempre brutte le notizie sul fronte dell’occupazione, in Europa ed in Italia. Nell’Europa a 27 è al 10,1%, rispetto al 9,5% del gennaio scorso, in quella a 17, quella dell’Euro, al 10,7% rispetto al 10%. Ancora peggio in Italia, al 9,2% rispetto all’8,1% ( e non dimentichiamo la cassa integrazione straordinaria anche se l’Istat ci avvisa che è in crescita il tasso di occupazione, il che fa pensare che stanno diminuendo quelli che il lavoro non lo cercano più) e per i nostri giovani, il cui tasso di disoccupazione passa in un anno dal 28,5 al 31,1%.

14 feb 2012

Cala a livelli ragionevoli il tasso dei BOT. Due aste significative di titoli italiani, 3 ,5 miliardi a 4 mesi e 8 miliardi a 12, con tassi in calo. Stiamo tornando ai tassi del primo semestre del 2011, bassi rispetto a fine 2011 ma, è bene non dimenticarlo, quasi doppi rispetto a quelli del 2010.

26 gen 2012

C’è un punto, nella sintesi della situazione economica pubblicata dall’ultimo bollettino economico della banca d’Italia che ha confermato alcune mie riflessioni. Sotto il titolo “E’ cruciale la normalizzazione delle condizioni dei mercati finanziari” è scritto: “Nell’ipotesi di rendimenti dei titoli di Stato fermi per un biennio alla configurazione dell’inizio di gennaio, il PIL si ridurrebbe dell’1,5 per cento nella media di quest’anno; l’attività economica tornerebbe a crescere solo nel corso dell’anno prossimo. Vi è il rischio che un peggioramento delle aspettative, che determini un ulteriore inasprimento delle condizioni dei mercati del debito sovrano e del credito, possa portare a una flessione più accentuata. In ipotesi più favorevoli, in cui le politiche di risanamento dei conti pubblici adottate dal Governo e le risposte alla crisi concordate in sede europea ripristinassero almeno in parte la fiducia degli investitori, riducendo i costi di finanziamento per tutti gli attori economici (settore pubblico, banche, imprese e famiglie), l’economia italiana potrebbe riprendersi più rapidamente: un ritorno del differenziale tra il BTP e il Bund attorno ai livelli registrati in media la scorsa estate implicherebbe una flessione dell’attività produttiva nella media del 2012 poco discosta da quella sopra menzionata, ma con una stabilizzazione nella seconda metà dell’anno e un più rapido ritorno alla crescita nel 2013.” A parte le perplessità suscitate da un ragionamento che ipotizza una condizione che dovrebbe verificarsi su due anni (la stabilizzazione dei rendimenti dei titoli di Stato sui livelli di inizio anno) per dedurre un evento che si verifica in un anno (la riduzione del PIL nel 2012 dell’1,5%), sottolinea quello che è il tema cruciale del momento in Europa: il costo del debito, sia di quello pubblico che di quello privato. Formalmente i tassi di interesse di riferimento fissati dalla BCE sono bassi ma i mercati richiedono a tutta una categoria di debitori premi di rischio altissimi, che rischiano di avvitare il debitore in una spirale perversa, come è successo con la Grecia (e come succede, più terra a terra) per qualunque debitore che finisce nelle mani degli strozzini.
E che la partita si giochi sul terreno del costo del debito è comprovata non solo dai richiami, molto paludati e giocati sul tema della crescita, di Monti all’Europa.
Del resto basta scorrere rapidamente le tabelle appena pubblicate dalla RGS sul budget del nostro bilancio statale per il 2012, per rendersene conto. Meritano un post a parte che spero di riuscire a scrivere

6 gen 2012

Due serie di dati dalla CE.

L’andamento delle entrate fiscali in Europa. Dopo qualche anno di leggera diminuzione nel 2010 l’incidenza sul PIL si è consolidata sul 39,7% nella CEE  (EU-27)  e al 40,2% nell’area Euro (EU-17). L’Italia è sopra la media, al 42,8%. Una analisi più attenta meriterebbe la suddivisione delle entrate fiscali nelle sue componenti. A livello EU-27 il 35,1% delle entrate fiscali è dovuto ai contributi sociali(13,9% del PIL), il 33,3% alle imposte indirette (tasse sui consumi) (13,2% del PIL) e il 31,2% alle imposte diretta (tasse sul reddito) (12,4% del PIL).
In Italia i contributi sociali pesano per il 13,4%, le imposte indirette per il 14,2% e quelle dirette per il 14,5%, con una distribuzione più sbilanciata sui redditi che non sui consumi, a dimostrazione, ancora una volta, del vaniloquio di Tremonti che voleva spostare la tassazione dalle persone (i redditi) alle cose (i consumi).

I dati sulla occupazione a novembre. Stabile in Europa rispetto al mese precedente e lievemente in diminuzione (0,2 punti percentuali) rispetto a novembre 2010. Peggiore la situazione in Italia, dove il tasso di disoccupazione sale a novembre 2011 all’8,6% rispetto all’8,5% di ottobre e all’8,1% di novembre 2010.

3 risposte a La situazione economica in Italia – 2012

  1. Maurizio Settembre scrive:

    Non siamo competitivi perché l’euro è fortissimo, analogalmente staimo vivendo con una moneta fortissima ed una economia interna debolissima, non va bene una delle due salta. Inoltre l’euro è emesso in addebito al costo del 200% escluso interessi e accessori… Stiamo seguendo lo scenario Argentino, la somiglianza più forte è quando il pesos fu agganciato al dollaro USA, con tasso di cambio 1 pesos= 1 dollaro, incominciava ad importare rispetto all’export, con bilancia commerciale negativa, si avviò al default…
    Consiglio di guardare su Yuotube: “Il diario del saccheggio”, codesto film documenta bene il default Argentina…
    Grazie, distinti saluti Maurizio Settembre

  2. milka scrive:

    e una cosa veramente preocupante ………………ma e posibile che nessuno puo fare niente ? in italia stanno meglio gli stracomunitari che gli italiani stessi ………………è veramente bergognoso e preoccupante

  3. milka scrive:

    italia è cosi bella …….e veramente peccato che vada a finire cosi ……………………ragazzi fate qualcosa ……salvate l’italia ……………..se continua cosi .va a finire come cuba ……………..fate REVOLUZIONE .scioperi .manifestazioni e forse cosi cambia qualcosa ……………mi dispiace tanto che la economia fara morire di fame tanta gente ……non e da scherzare

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