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Articoli taggati ‘bilancio dello stato’

Il debito pubblico: quanta confusione

30 Ottobre 2009 Lascia un commento

L’uscita di Berlusconi sull’Irap ha scatenato un putiferio di reazioni e, soprattutto, ha portato alla ribalta lo scontro sotterraneo in corso nel Pdl fra Tremonti ed i suoi avversari. Tante le chiacchiere inutili e le ovvietà

E la cosa buffa è che l’analisi pià interessante su cosa fare visto lo stato penoso del nostro bilancio comune era già uscita un mese fa. L’ho scoperta anch’io solo in questi giorni, e proprio per questo non voglio lasciarmela sfuggire.

E’ opera del centro studi Economia Reale, che ha un sito bruttissimo di difficile utilizzo e che fa capo a Mario Baldassarri, economista di provenienza AN ed attualmente presidente della Commissione Finanze del Senato.

Si tratta di un vero e proprio manifesto di politica economica alternativo alla strategia di Tremonti e che trovate qui.

Il bilancio dello Stato italiano per il 2009 – Uno sguardo generale

2 Giugno 2009 Lascia un commento

Una analisi, anche rapida e superficiale quale quella di possibile in qualche giorno di vacanza su di un documenti di oltre 500 pagine, il Budget definitivo per il 2009 pubblicato pochi giorni fa dalla Ragioneria Generale dello Stato, offre una montagna di spunti interessanti.

Cominciamo dalla prima tabella, il riepilogo per natura dei costi che lo stato italiano prevede di dover sostenere nel corso del presente anno.

Riepilogo dei costi per natura

Riepilogo dei costi per natura

La prima cosa che colpisce è la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una macchina non dico immobile, ma dotata di una formidabile forza diinerzia, che tende, anno dopo anno, a correre sempre allo stesso modo.

Lo stato italiano prevede di spendere nel 2009 quasi 500 miliardi di euro, ma di questi solo una piccola parte possono essere gestiti dinamicamente, basta analizzare le poche sintetiche voci della nostra tabella. Quasi il 60% dei soldi disponibili, circa 286 miliardi di euro, sono costi dislocati, è cioè somme che lo Stato è tenuto per legge a trasferire ad altri enti erogatori di spesa, soprattutto enti locali ed enti previdenziali; un’altro 17%, oltre 80 miliardi di euro, è costituito dagli oneri del debito pubblico, ed è quindi intoccabile.

Restano circa 91 miliardi di euro, poco meno del 20% dei costi pubblici e su di essi infatti la ragioneria generale approfondisce la analisi. Ma neppure questo 20% è suscettibile di molti margini di manovra. 89 miliardi su 91, quasi il 90% di questa fascia di spesa pubblica, è rappresentato dai costi delle retribuzioni, evidentemente prefissati ed immobilizzati per definizione.

Ben poco quindi il margine di manovra a disposizione del governo, di qualunque colore sso sia. Ed essenziale lo sforzo di riqualificazione di questa spesa pubblica, enorme ma congelata balena.

I trucchi di Tremonti non pagano

7 Maggio 2009 Lascia un commento

Sono sempre stato convinto che Tremonti sia più bravo come commercialista che come minsitro del Tesoro. E come tutti i bravi commercialisti ha una capacità particolare per suggerire trucchi ed inghippi per abbellire i bilanci.

Poco male se lo si fa con i bilanci aziendali: a rimetterci al massimo sono i creditori e peggio per loro. Un po’ peggio se lo si fa col bilancio dello Stato. Ma anche qui è difficile che il trucco esca dalla cerchia degli iniziati e poi il bilancio dello Stato è grande e anche se si apre qualche falla, per quanto grossa, rimane sempre piccola. E poi di falle il nostro bilancio pubblico è pieno: una più, una meno, che differenza fa?

Ecco da Lavoce.info, un breve resoconto dei risultati della cartolarizzazione degli immobili pubblici, voluta da Tremonti all’inizio del secolo, per contabilizzare subito l’incasso. Come sempre la politica era: chiudiamo il buco e se poi ne apriamo un’altro chi vivrà vedrà.

Siamo sopravvissuti abbastanza e abbiamo visto.

L’articolista de Lavoce.info è un signore e parla della necessità di conti più precisi, ma mi sembra che il senso dell’articolo sia chiaro: noi tutti ci abbiamo rimesso e qualcuno con qualche santo in paradiso ci ha guadagnato.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire questo è il rinvio corretto al paper del FMI “Should Italy Sell Its Nonfinancial Assets to Reduce the Debt? ” di Stefania Fabrizio, citato in nota ma con un rinvio alla home page dell’IMF che non è il massimo della praticità

L’andamento della spesa pubblica nel 2008

4 Ottobre 2008 Lascia un commento

l’Istat ha pubblicato i dati sull’andamento dei conti pubblici del 1′ semestre. Dal poco tempo che ho, mi sembra di capire che il pendolo stia tornando verso un aumento della spesa e del deficit.

Collego questo articolo del Sole 24 Ore, perchè analizza un poco e rinvia ai dati, se avrò tempo di studiare.

Governi e bilancio dello stato

24 Giugno 2008 Lascia un commento

Due motivazioni per questo post, che forse diventerà una serie di pagine di studio e approfondimento. L’aver recuperato il Dpef 2009-2013 appena predisposto dal Governo Berlusconi e le polemiche nate intorno alla tasso di inflazione programmata, fissato da Tremonti all’1,7%, ben al di sotto di ogni ragionevole attesa del reale andamento dei prezzi, da tutti prevista ampiamente sopra il 3%.

Il dato forzatamente irreale mi ha fatto venire in mente la previsione di Tremonti, nel governo Berlusconi che nel 2002 inaugurò i precedenti cinque anni di governo del centro destra. Non so se ricordo giusto, ma mi era rimasto impresso un tasso di sviluppo del PIL che so aggirava intorno al 3%, anch’esso del tutto irrealistico, ed intorno a quel dato di fantasia si era sviluppata tutta la politica di bilancio di quei governi, con il bel risultato di lasciarci al termine della legislatura con l’vvio della procedura di inflazione da parte della UE per lo sforamento del vincolo del 3%.

Per non dovermi affidare a ricordi labile, ho cominciato a raggruppare dati. Innanzitutto questa pagina del Ministero dell’Economia, con l’indicazione di tutti i documenti di programmazione economica e finanziaria via via prodotti. QUello di Tremonti che mi interessa dovrebbe essere quello per il periodo 2002-2006. Quando potrò, andrò a studiarlo.

Oggi 26 giugno aggiungo questo link al CNEL, che sembra interessante anche se quello che sono riuscito a vedere in fretta stamattina mi sembra si riferisse al bilancio del 2004.

Qui invece ho trovato, dalla Camera dei deputati, l’elenco delle leggi approvate, divise per argomento, con in bella vista anche le leggi di bilancio.

Quzlche cosa sicuramente si trova anche sul sito della Corte dei Conti, di cui mi sono oggi abbonato alla newsletter. Vediamo cosa arriva.

Un grazie a Tommaso Padoa Schioppa

8 Maggio 2008 Lascia un commento

Oggi Tommaso Padoa Schioppa è stato sostituito da Giulio Tremonti alla guida del Tesoro ed alla gestione del ns. debito.

Speriamo bene.

Ieri o l’altro ieri la CEE ha chiuso la procedura di infrazione nei ns. confronti per lo sforamento del limiti del 3% del debito rispetto al PIL che aveva avviato tre anni fa proprio a causa delle politica del precedente governo Berlusconi

La figura, e l’azione, di TPS mi paiono ben riassunti della prefazione al documento da poco pubblicato come sintesi dei suoi due anni di lavoro.

La incollo qui

L’attività di governo condotta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nei due anni del Secondo Governo Prodi è descritta e documentata in queste pagine, curate dal Gabinetto con il contributo dei quattro Dipartimenti. Per guidare il lettore è stata scelta la forma di un glossario: venticinque parolechiave,
che coprono i principali campi nei quali la nostra azione si è  dispiegata. Le voci sono redatte secondo uno schema uniforme: dall’indirizzo
politico, a una breve narrazione delle cose fatte, alle loro tracce documentali.
Un CD unito al volume contiene i documenti in extenso e permette di consultarli partendo dal testo narrativo.
Come scrisse Pierre Mendès France, gouverner c’est choisir. Non solo le venticinque voci sono un’antologia piuttosto che un censimento; ma, ancor
più, l’impegno del Ministro si è rivolto a coltivare intensivamente alcuni
campi del territorio vastissimo di competenza del Dicastero, mentre altri li ha
toccati appena: mi riferisco all’azione di governo vera e propria, quella che
nasce da un impulso politico, giacché l’attività strettamente amministrativa si
dedica, come deve, a curare in modo uniforme l’intera gamma delle
competenze assegnate. La scelta risultava dalla spinta di circostanze obiettive
dalla valutazione – propriamente politica – di quale interesse generale
chiamasse con maggior forza.
Per entrambi i motivi – le circostanze e la valutazione – la priorità
delle priorità è stata, nel biennio, il sistema dei conti pubblici, cui è
specificamente dedicato un terzo dell’intero glossario (Bilancio, Spesa, Tasse,
ecc.) e che viene indirettamente evocato in molte altre voci (Generazioni,
Previdenza, Sanità, Università, e via dicendo). In ciascuno dei tre assi lungo i
quali ci siamo mossi – sviluppo, risanamento, equità – si opera soprattutto per
mezzo dell’entrata e della spesa. E per trarre l’economia e la società italiana
fuori dalla condizione di stallo in cui si trovano da oltre un decennio, un
intervento in profondità è necessario lungo ciascuno di quegli assi.
Aratura, semina, maturazione, mietitura, macinazione, panificazione
formano un ciclo che non può essere in alcun modo compresso in poche
settimane; se esso viene tagliato da qualche evento estraneo, si ha un vero
scialo di lavoro, sementi, macchine, con ulteriore spreco nella forma di tempi
morti. A questo modo è stata tagliata l’opera di cui si dà conto in queste
pagine, che è perciò un’incompiuta. Non è per caso che la nostra Costituzione
assegna alla Legislatura e, implicitamente, all’Esecutivo una durata canonica
di cinque anni: un’azione di governo degna di questo nome – soprattutto nella
simbiosi tra esecutivo e camere legislative che caratterizza la nostra
democrazia parlamentare – ha bisogno di tempo.
Questo volumetto non intende analizzare le cause del taglio dei tempi,
certamente anomalo e inquietante se si considera che la XV legislatura è stata
tra le più brevi della nostra storia repubblicana. Neppure si propone di
interpretare o di valutare l’attività di cui dà conto; il suo proposito è di
descriverla e documentarla, anche a beneficio del Governo che si insedierà tra
pochi giorni. Mi limito qui a sottolineare come dai documenti risulti con
chiarezza quanto la politica economica di questi due anni abbia inciso su tutti
e tre gli obbiettivi dichiarati sin dal giugno 2006: il risanamento dei conti (con
un deficit passato dal 4,2 all’1,9 per cento, l’avanzo primario risalito dallo 0.3
al 3,1 per cento, il debito pubblico sceso dal 106,5 al 104 per cento, un
recupero di imposte evase dell’ordine di 20 miliardi), lo sviluppo (con
l’abbattimento dell’Irap e dell’Ires e con spese per investimento in
infrastrutture per quasi 40 miliardi), l’equità, con la ridistribuzione ai meno
abbienti (riduzione ICI, Irpef, bonus ai contribuenti incapienti e altre
agevolazioni per una cifra superiore ai 5 miliardi l’anno). E questo si è
ottenuto nel contesto di una temperie politica e mediatica infuocata, della
quale non ricordo l’eguale negli ultimi decenni.Nel lasciare l’ufficio, a molti debbo rivolgere un ringraziamento. In
primo luogo alla compagine del Ministero: Vice Ministri, Sottosegretari,
Gabinetto, Dipartimenti, Commissione Tecnica per la finanza pubblica, ISAE.
Ringrazio in particolare quelli tra i moltissimi dirigenti e funzionari che non
ho potuto incontrare di persona e che hanno lavorato con impegno cercando di
comprendere e tradurre in fatti gli indirizzi del loro Ministro; io non ho
conosciuto loro, ma loro hanno – almeno in parte – conosciuto me e spero
abbiano colto lo spirito che ha animato il mio lavoro.
A molti colleghi sono riconoscente per le condizioni in cui ho potuto
lavorare. Per i Ministri ‘con portafoglio’ il titolare dell’economia e delle
finanze è un ficcanaso e un bastian contrario istituzionale. Deve infatti dire la
sua ogniqualvolta le loro cose abbiano un riflesso nel bilancio e ‘la sua’ è,
troppo spesso, un ‘no, non si può fare’. Il luogo che egli presidia non è solo
quello dove la somma degli interessi particolari e settoriali si rivela
incompatibile con l’interesse generale: è anche quello dove la speranza stessa
di realizzare tutto l’interesse generale incontra il limite della scarsità delle
risorse. Senza la comprensione e il rispetto che tanti colleghi hanno avuto per
la necessità di quel presidio non si sarebbe realizzata la sintesi politica di
equità, stabilità efficienza di cui il Secondo Governo Prodi si è dimostrato
capace, e che il tempo saprà riconoscere. La stessa gratitudine esprimo a
quegli interlocutori delle istituzioni parlamentari, delle Regioni e degli Enti
territoriali, del mondo imprenditoriale e sindacale, della società civile che
hanno compreso e assecondato l’opera alla quale ci siamo dedicati.Infine, un grazie al Presidente Prodi. Considero priva di senso la
distinzione dei governanti in politici e tecnici; l’azione di governo è politica
sempre e per definizione, chiunque la eserciti. Ha invece molto significato, a
mio giudizio, un’altra distinzione, che attiene all’investitura del potere: quella
tra politico eletto e politico chiamato. Il primo è legittimato dal cadenzato
esprimersi della volontà degli elettori che (legge elettorale permettendo…)
l’hanno scelto; il secondo lo è dalla fiducia di chi, eletto dal popolo, lo ha
chiamato e può in ogni istante chiedergli di lasciare. La forza di una chiamata
si mette alla prova nei momenti difficili, quando l’incertezza rende ardue le
scelte, quando l’interesse generale impone decisioni scomode, quando il senno
di poi diventa tentatore: è allora che le radici della fiducia pescano negli strati
profondi dei principi e degli obiettivi condivisi, superando la superficiale
diversità di opinioni su punti specifici. Il tempo riconoscerà ancora una volta
al Presidente Prodi di avere regalato all’Italia, anche se solo per due anni, il
bene raro del buongoverno.