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Articoli taggati ‘Capitalismo’

I paradossi della crisi finanziaria: i capitalisti a lezione dai marxisti?

29 Giugno 2009 Lascia un commento

La mia attenzione per i problemi del sistema finanziario mondiale è alta, ma episodica: il tempo è quello che è e le informazioni che Internet ti mette a disposizione sono praticamente infinite. Molto spesso per me arrivare su certi temi è un caso, o un colpo di fortuna.

Ma questo articolo sul FT di oggi “Basic rules helped China sidestep bank crisis” è un vero colpo di fortuna: è il segno dei paradossi del mondo moderno: l’erede di Mao, il rappresentante del più grande stato comunista, a parole, del mondo, fa la predica al sistema capitalismo, gli rimprovera gli errori e si dice pronto a partecipare alle iniziative per riformarlo ed assicuragli un luminoso futuro.

E sono passati solo quarant’anni da quando scendevamo in piazza e inneggiavamo, fra l’ironico, il goliardico ed il serio a “Mao, Lin Piao ed Ho Ci Min” i nostri “tre piccoli porcellin“.

Lasciamo andare la nostalgia della giovinezza e le battute: debbo dire che la rapida analisi che Liu Mingkang, presidente della China Banking Regulatory Commission, fa delle cause della crisi finanziaria mi trova perfettamente d’accordo.

Cinque le cause:

  1. la separazion fra i mercati dei capitali ed il settore bancario è stata erosa da innovazione finanziarie avventurose
  2. la vigilanza ha dimenticato la prudenza
  3. le istituzioni finanziarie hanno abusato della leva finanziaria e si sono comportate in maniere non trasparente
  4. gli incentivi per i dirigenti erano tutti orientati sui risultati di breve periodo e non sulle conseguenze a lungo termine
  5. il salvataggio, come è stato realizzato, ha messo il carro davanti ai buoi, immettendo capitali e liquidità prima di bonificare i bilanci.

Tocca proprio agli ultimi marxisti del mondo salvare il capitalismo dai propri errori?

 

Much has been written about what triggered the global financial crisis, but in my view it can be attributed to five factors. First of all, the firewall between capital and banking markets was eroded by unsound financial innovations. Second, macro-prudential regulation was neglected. Third, financial institutions had too much leverage and were too opaque. Fourth, incentives for staff at financial institutions were driven by short-term gains, rather than long-term benefits. Fifth, the bail-out put the cart before the horse by pumping in capital and liquidity before cleaning up balance sheets.

Capitalismo, mercato e regole

22 Settembre 2008 Lascia un commento

La crisi finanziaria, ed il gigantesco salvataggio pubblico che gli Stati Uniti si apprestano a varare, sta suscitando i commenti più disparati.

Giavazzi, sul Corriere di oggi, difende il mercato e la finanza, ma l’articolo mi è sembrato più debole e meno brillante e convincente del solito.

Io ritengo che la causa principale risieda nel peso crescente della finanza rispetto alla produzione nella economia mondiale. Non perché sposo una visione manichea del mondo economico, per cui ciò che è finanza è male e ciò che è produzione è bene. Ma solo perché ritengo che molto spesso la finanza sembra dimenticarsi che scopo dell’attività economica dovrebbe essere quello di dare una risposta ai bisogni dei consumatori, dei clienti. A me pare che troppo spesso il suo obiettivo diventi, o sia diventato, soprattutto quello di assicurare congrui bonus agli operatori.

E da una serie di cose che leggo in questo periodo, mi sembra che ci troviamo di fronte all’ennesimo caso in cui al mercato non sono state date adeguate regole o, peggio, le regole esistenti sono state infrante.

Non ho modo, o forse non ho il tempo e la voglia, per verificare se quanto riportato in questo articolo sul comportamento della Sec negli Stati Uniti sia vero o meno, ma non vedo perché quanto detto dovrebbe essere inventato: la SEC aveva esonerato le cinque grandi banche d’affari dal sottostare alle sue regole sul rapporto fra debito e capitale. E di queste cinque Bear and Sears è stata salvata a marzo, Lehman Brothers è fallita, Merrill Lynch è stata venduto a Bank of America, mentre Goldman Sachs e Morgan Stanley sono state trasformate in banche ordinarie anche se non ho capito bene, la notizia è di oggi, se questo è stato fatto per consentire alla Fed di proteggerle meglio o per metterle al riparo di chi specula al ribasso.

E credo che questo sia dovuto ad un clima eccessivamente favorevole ai finanzieri di Wall Street da lungo tempo instauratosi negli Stati Uniti e che ha trovato, in questi anni, nell’amministrazione repubblicana il terreno ideale per prosperare. Da leggere, per comincire a conoscere il terreno di cultura della crisi attuale, questo durissimo attacco ai Repubblicani, ed in particolare a Mc Cain, che parte da molto lontano, dal vecchio precedente della crisi e del salvataggio delle S&L.

Ma sembrerebbe che il problema non sia solo americano, e che, anzi, noi in Europa, siamo messi peggio. In un articolo su Vox “L’inizio della fine del gioco…” , ripreso oggi anche dal WSJ, Daniel Gross, direttore del Centro Europeodi Studi Politici, e Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, puntano il ditto sul livello esasperato del grado di leverage delle grandi banche europee, che rischia di rendere impossibile un loro salvataggio da parte delle banche centrali. Mi ha colpito molto un passaggio: “But the AIG case shows the importance of another link across financial markets, namely massive circumvention of regulatory requirements.  The K-10 annex of AIG’s last annual report reveals that AIG had written coverage for over US$ 300 billion of credit insurance for European banks. The comment by AIG itself on these positions is: “…. for the purpose of providing them {European Banks} with regulatory capital relief rather than risk mitigation in exchange for a minimum guaranteed fee”.

Se non ho capito male (il mio inglese non è il massimo), per poter superare i rapporti stringenti fra crediti e mezzi propri, le banche si riassicuravano presso la AIG e questo potrebbe spiegare molto bene perché gli americani la abbiano salvata. ma non solo o non tanto per se stessi.

Anche in questo caso mi sembra che ci si trovi di fronte, se non ad una violazione delle regole, almeno ad una loro forzatura.

Se dobbiamo cercare un colpevole, non credo si debba guardare in direzione del mercato o del capitalismo, ma di chi, per interesse, o fa cattive regole o cerca di aggirarle, se non violarle.


Il capitalismo socializzato

24 Luglio 2008 Lascia un commento

Mi piace questa definizione, se il mio pessimo inglese non mi ha tradito, che ben sintetizza il dibattito in corso negli Stati Uniti sul salvataggio a spese del bilancio dello Stato delle grandi banche d’affari di Wall Street. E’ la solita filosofia delle imprese “troppo grandi per fallire”.

Probabilmente ci siamo tutti abituati a che questo sia il destino inevitabile, ma è certamente giusto cercare di trovare delle soluzioni, per quanto possano apparire velleitarie, per far pagare i costi delle crisi aziendali ai veri responsabili, i dirigenti esecutivi, che pure delle fortune delle loro aziende hanno ampiamente beneficiato e che lasciano poi alla collettività il pagamento dei danni che hanno provocato.