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Articoli taggati ‘classe dirigente’

Senza parole e senza fiato

24 Ottobre 2009 2 commenti

Il caso Marrazzo

Cosa può interessarmi dei gusti sessuali di un governatore di una regione? Proprio niente. Sono problemi suoi ed al massimo di sua moglie, povera donna.

Ma che il governatore di una regione, di fronte ad un ricatto, squallido ed infamante quanto si voglia, non senta il dovere morale di andare dritto dritto dai carabinieri a denunciare il fatto ed invece preferisca tentare di far finta di niente e continuare a governare come se niente fosse, mi interessa molto.

Forse troppo.

E’ solo un altro, squallido, segno della tempra morale della nostra classe dirigente.
Pur di rimanere seduti nulla importa del modo o dei motivi per cui si resta seduti. Anche i bambini sanno che se si cede una volta, ci si trova in balia dei ricattatori. E farsi ricattare facendo i governatori del Lazio si rischia di rimetterci non solo i propri soldi, dei quali tutto sommato potrebbe anche interessarmi poco,  ma anche le decisioni politiche, di cui invece molto mi preme.

E meno male che, da quanto leggo adesso, dopo aver strillato anche lui che era tutto un complotto (Berlusconi fa scuola) Marrazzo pare aver imboccato la strada delle dimissioni.
Forse a questo punto è Berlusconi a dover imparare.

Un soprassalto di dignità e serietà che non riesce comunque a restituirmi parole e fiato: in che mani siamo!!!

Gli interessi degli italiani e quelli di Berlusconi

21 Ottobre 2009 Lascia un commento

Il misterioso viaggio in Russia di Berlusconi, che i suoi si ostinano a definire strettamente privato come se una primo ministro non avesse comunque il preciso dovere di informare il suo paese, o almeno il suo governo, su atti che, volenti o nolenti hanno ripercussioni pubblici, a parte di confermare quanto ho già sottolineato (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei) rafforza ulteriormente un’altra mia idea:

Berlusconi fa i suoi interessi, apertamente e pubblicamente.
E cerca di convincere l’opinione pubblica italiana che si tratti di interessi condivisi.

Ho molto apprezzato una battuta che ho letto in questi giorni, per Internet non ricordo dove e l’autore mi scuserà se non lo cito: il conflitto di interessi è un problema oramai superato per l’Italia. Esistono solo gli interessi di Berlusconi.

Soprattutto dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano è diventato evidente che la libertà che Berlusconi vuole tutelare, qed a cui ha intitolato il suo partito, sia la sua libertà, e non la nostra. Sfido, e mi ripeto,  chiunque a trovare un elettore italiano che sia convinto che una eventuale ascesa al governo della sinistra, metta a rischio la sua libertà, come se Baffone fosse ancora in agguato alle spalle di Trieste.

Ed invece il programma di azione che Berlusconi si prefigge è, adesso, quello di una riforma costituzionale che modifiche profondamente l’assetto del nostro siswtema giudiziario. Tradotto in soldoni vuole dire che per più di due anni, fra le due approvazioni delle due camere necessarie per l’approvazione di una loegge di riforma costituzionale, e forse più vista la quasi certezza di un successive referendum abrogativo che certamente qualcuno si preoccuperà di richiedere, il nostro sistema politico si avviterà su di una riforma la cui unica origine sono i guai giudiziari di una persona.

E i problemi degli altri? E soprattutto il futuro dei nostri figli su cui tranquilli tranquilli scarichiamo giorno dopo giorno montagne di debito pubblico? Ma forse a loro ci penserà Tremonti, visto che sarà certamente in grado di trovare il modo di assicurare loro quel posto fisso che è la migliore garanzia di una vita tranquilla e serena.

Beato chi crede ancora alle favole.

Ma questo paese non si sveglierà mai?

Deve perire una nazione per salvare un uomo?

8 Ottobre 2009 Lascia un commento

I ricordi dei tempi di scuola sono oramai labili. Ma ai miei tempi si additavano ad esempio da imitare persone che avevano sacrificato se stessi, o persone a loro care, o i loro beni, per il bene della collettività, del gruppo, della nazione, della patria.

Ai ricordi di tanti anni fa si è affiancata l’immagine di Silvio Berlusconi che fuori dalla grazie di Dio sbraitava in televisione “meno male che Silvio c’è”. E mi sono domandato: e se non ci fosse?

Tutta una nazione, oramai da anni, si sta dilaniando sugli interessi di un unico uomo.
I suoi interessi economici, i suoi interessi privati, i suoi interessi giudiziari.
Leggi fatta in pratica solo per lui; tempo, soldi, intelligenza, rabbia, da una parte e dall’altra, impiegati e sprecati solo per discutere dei suoi interessi.

Il lodo Alfano, le roventi polemiche suscitate, le conseguenze sconosciute ma minacciose della sua bocciatura da parte della Consulta non ne sono che l’ultimo e più eclatante esempio.
Quanti presidenti del Consiglio abbiamo avuto in più di sessant’anni di vita repubblicana? E come mai solo ora la classe politica ha sentito l’esigenza di una simile legge? E’ nell’interesse del paese una simile legge? Soprattutto sono nell’interesse del paese le roventi e dirompenti polemiche che lo hanno accompagnato

Certo, a sentire Berlusconi, se non ci fosse lui  la sinistra dilagherebbe.

Ma è così sicuro che la destra italiana non saprebbe ugualmente esprimere un leader in grado di ottenere il consenso della maggioranza degli italiani?
E poi, anche se così fosse, veramente i suoi elettori riescono a vedere dietro alla faccia da ragazzino di Franceschini o al sorriso pacioso di Bersani, i baffi di Stalin e le fosse di Katlin o le foibe slovene? Nei quindici anni dell’era Berlusconi abbiamo avuto, se non sbaglio, sette anni di governo del centro-sinistra e non mi sembra che la nostra libertà ne abbia risentito. Anzi, da quel che si legge, sembra Berlusconi, e sempre per i suoi interessi privati di non far pubblicare conversazioni a luci rosse sui suoi comportamenti privati, a voler porre limiti alla libertà di stampa e di cronaca.

Non voglio fare polemiche.
Voglio solo, pacatamente, chiedere a chi vota per Berlusconi: ma veramente i suoi risultati di governo sono tali da giustificare tutto questo? E’ veramente così bravo, ha veramente in mano le chiavi capaci di assicurare ai nostri figli un futuro migliore? E’ questa la ragione per cui si è candidato?

I dati, anche quei pochi che riesco a trovare, non sembrano accreditare Berlusconi di grosse qualità come capo del governo. Gli ultimi, li ho scoperti la settimana scorsa, ci dicono che i nostri figli hanno una alta probabilità di vivere meno ricchi di sloveni e greci.

E’ questo il luminoso futuro verso cui ci sta guidando Berlusconi? Ma a noi cosa interessa se lui ha o non ha problemi sessuali? A noi cosa interessa se ha o non ha  corrotto i giudici? A noi cosa interessa se ha o non ha violato leggi fiscali e tributarie? Sono problemi suoi, non nostri.

Noi abbiamo bisogno di un capo del governo capace di darci una visione del futuro, di indicarci una strada per uscire da anni di inerzia e lassismo.

Siamo noi che dobbiamo dire al capo del governo quali sono gli interessi che deve tutelare e coltivare, non rimanere succubi e proni ad accettare che siano gli interessi privati, neppure tanto limpidi, a dettare l’agendadi governo.

Certo, voi elettori di Berlusconi avete il diritto di chiedere che lui sia lasciato libero a governare, diritto che nessuno gli contesta, all’interno delle leggi che nel nostro paese regolano l’esercizio del potere (e fra queste regole vi è anche quella che la Corte Costituzionale ha il diritto/dovere di verificare la corrispondenza delle leggi alle regole prime e che le sue decisioni vanno rispettate).

Ma siete sicuri che lui governi nei vostri interessi? Cosa direte fra quindici o vent’anni ai vostri figli o nipoti che vi chiederanno: “come mai avete sostenuto un capo del governo che ci ha reso più poveri di greci e sloveni? Una volta l’Italia non era così in basso nelle classifiche mondiali!”
Pensate di potervela cavare rispondendo: “E sì, purtroppo è vero. Ma Berlusconi ci ha salvato da Stalin”

Per favore, dite a Berlusconi che vada a godersi i suoi soldi nelle sue ville ai Caraibi e ci lasci nelle mani di qualcuno meno preoccupato delle nostre libertà e di più del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

Ma allora si può parlare male di Marchionne!

3 Ottobre 2009 Lascia un commento

L’uscita di Marchionne di qualche giorno fa (“se non si continua con gli incentivi, la domanda scenderà, perdiamo volumi, non vendiamo vetture, chiudiamo gli stabilimenti”) mi aveva lasciato allibito.

Il grande risanatore, l’imprenditore capace di portare la Fiat fuori dai pasticci e di rilanciarla a livello mondiale, di trattare con presidenti e  primi ministri, di avviare l’ambizioso piano di risanamento di Chrysler batte spudoratamente cassa e, sostanzialmente, ricatta (scusate la parola ma mi sembra la più adatta) lo Stato, e con lo Stato tutti noi?

L’unica risposta che sa dare ad un mercato che non riesce ad assorbire la sua produzione è quella di chiedere allo Stato di mettere mano alla borsa per aiutarlo a ridurre, di fatto, il prezzo dei suoi prodotti, senza toccare i suoi introiti?

Non è capace di ridurre i suoi costi? Non è capace di convincere i suoi clienti che i suoi prodotti valgono i soldi che costano? Eppure è quello che tanti imprenditori, grandi, medi, piccoli e piccolissimi (e mi metto anch’io fra questi) abbiamo fatto da sempre e stiamo facendo in questo momento difficile per tutti.

Ma noi siamo piccoli. Noi ed i nostri dipendenti sappiamo da sempre che viviamo senza rete e che il nostro futuro dipende solo da noi. Lor Signori, come avrebbe detto Fortebraccio, hanno invece reti di protezione e paracaduti più o meno dorati. E Marchionne, purtroppo, non è una eccezione, ma la conferma della regola.

Naturalmente per trovare qualcuno che protesta bisogna rivolgersi ad Internet, su Lavoce.info, da dove  collego questo e questo articolo che finalmente criticano la politica della Fiat e dei governi europei. La grande stampa non può certo permettersi di perdere la pubblicità della Fiat, dopo che quella di Berlusconi è messa a rischio dal suo, e nostro, vivere nel “paese che gode della più ampia libertà di informazione del mondo“.

Per dare a Cesare ciò che è di Cesare, per la verità l’altro giorno sul Corriere c’era una lettera di un piccolo imprenditore veneto, mi pare di ricordare, che diceva, molto meglio, sostanzialmente queste stesse cose, anche se, evidentemente, non citava esplicitamente gli aiuti di Stato alla Fiat.

Il futuro dell’Italia e dei nostri figli

2 Ottobre 2009 Lascia un commento

Il sito da cui riprendo questo grafico riesce a scherzarci sopra.

Io mi limito a riportarlo e a spiegarlo, lasciando commenti e meditazioni a chi continua a sostenere che Berlusconi, di fatto al potere da oramai quindicj anni, è l’unico che in Italia ha fatto qualche cosa di concreto.

Sarei grato se mi spiegassero, anche alla luce di questi dati, che cosa ha fatto per i nostri figli.

IlSorpasso

Comunque il grafico, basato sulle previsioni in dollari fatte da Fondo Monetario Internazionale, confronta l’andamento storico dal 2007 al 2009 e le previsioni fino al 2014 del reddito pro-capite italiano, la riga verde scuro, con quello di Grecia e Slovenia, nostri vicini una volta poveri. Fra cinque anni avranno a  disposizione un reddito pro capite superiore al nostro di circa il 10%.

Se preferite avere la stessa notizia, ma da un quotidiano autorevole e dalla fonte di prima mano, leggete quest’articolo del Corriere con una breve sintesi sulle nostre prospettive secondo il vice direttore del Dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale, Ajai Chopra, in occasione della presentazione del Rapporto regionale sull’Europa per il 2009.

Conflitto di interessi – 2

28 Settembre 2009 Lascia un commento

Se volessi, penso che di post con questo titolo, seguendo le vicende politiche ed economiche in Italia, è possibile arrivare a numerazioni alte.

Qualche giorno fa avevo riportato notizie sul tema che riguardavano il ministro del Welfare, Sacconi.

Oggi passiamo della politica all’economia. Unicredit deve rafforzare il patrimonio e per farlo cede una parte degli immobili siti in Piemonte e Liguria ad una SGR di cui inizialmente deterrà una quota destinata a diluirsi nel tempo. Operazione classica e molto usata ai piano alti della nostra economia, anche se mi lascia sempre molto perplesso.

E chi sono i soci della SGR in questione, la Ream Sgr, con sede a Torino? Si viene a sapere  che i più grossi sono la Fondazione CRT e la Fondazione CR Alessandria, ambedue sotto la diretta influenza di Fabrizio Palenzona, uno dei vicepresidenti di Unicredit.

Non mi sembrano premesse che garantiscano la massima trasparenza per l’operazione, anche se sono certo che ci saranno tutte le perizie corrette e tutte le dovute astensioni nelle votazioni degli organi che delibereranno l’operazione,

 

Ministro Gelmini, cerca di occuparti di cose serie

24 Settembre 2009 Lascia un commento

Piccola statistica di Eurostat sullo studio delle lingue straniere nei paesi CEE, tre paginette con due tabelle.

La curiosità di vedere come siamo messi. A tutti piacciono le classifiche

Tutto sommato in linea sulla impressione di conoscere le lingue straniere: rispetto ad uma media europea di 28,1 adulti (dai 25 ai 64 anni) che ritengono di conoscere almeno due lingue straniere, l’Italia ha una media del 27,6%.

Sconfortante invece il responso riguardo agli studenti della scuola secondaria che nel 2007 studiavano due o più lingue straniere. In Europa le studiano il 60,1% degli studenti, in Italia solo il 24,6%.  Se si escludono Irlanda e Gran Bretagna che, fortunati loro, non hanno bisogno di imparare l’inglese, peggio di noi fa solo la Grecia, con il 6,9%.
Forse la Gelmini, invece di grembiuli e voti, dovrebbe preoccuparsi di questi dati.

Morire per Kabul?

19 Settembre 2009 Lascia un commento

Di solito non leggo romanzi, ma “Il cacciatore di aquiloni” mi è capitato di è sta una fortuna eccezione. Era in casa, capitato non so come mai, il giorno che dovevo passare una giornata interna in ospedale per accompagnare Cristina per un piccolo intervento di day-ospital, e allora lo ho preso su e sono riuscito a finirlo di un fiato.

E a quel libro ripenso ogni volta che il tema dell’Afghanistan ritorna sulle prime pagine dei giornali. Non so se e quanto quel libro rappresentasse l’effettiva realtà della vita in Afghanistan al tempo del primo dominio dei talebani: è un romanzo scritto da un afghano fuggito negli Stati Uniti, ma non penso che quanto descritto sia molto lontano dalla vita allora vissuta. Ma allora come ha fatto l’intervento della Nato a non riuscire ad assicurarsi, o a perdere, l’appoggio della popolazione?

Non sono certo in grado di dare una risposta o di capire cosa succede in quel ginepraio di contraddizioni, rivalità razziali, tribali e religiose, odi, corruzzioni che è l’Afghanistan. L’impressione è che all’origine vi sia l’errore di fondo di aver visto, e di continuare a vedere, l’intervento militare come un prolungamento della lotta al terrorismo, scatenata dagli Stati Uniti di Bush dopo l’attentato alle torri gemelle. In realtà, ed a capirlo mi ha aiutato l’intervento di Frattini sul Corriere di ieri, forse sarebbe necessario capovolgere la missione: l’obiettivo non è combattere il terrorismo, ma aiutare l’Afghanistan ad uscire dalla cronica situazione di povertà, aggravata dalla crecente insicurezza dovuta alla guerra in corso. Ridato un minimo di prosperità, si prosciugherà anche l’acqua in cui nuotano i pesci del terrorismo.

Ma allora vale la pena di morire per Kabul?

Leggo che la maggioranza degli italiani risponde di no, che Bossi, fedele alla sua strategia di erigere un muro intorno alla sua Padania felice e di fregarsene di quello che succede fuori (e chi gli compererà poi i suoi prodotti?), risponde che i nostri ragazzi debbono tornare a casa per Natale, che Berlusconi, cui interessa solo mantenere il controllo del paese per evitare i propri guai giudiziari e consentire alle sue aziende di guadagnare senza troppa fatica, guarda i sondaggi e, incapace di altra strategia, medita di come uscire dall’Afghanistan senza litigare troppo con gli Stati Uniti.

A ricordare al paese che esistono impegni, doveri e visioni di più lungo periodo rimane, come sempre, Napolitano e, per fortuna, questa volta anche Frattini. Certo per me è facile rispondere che sì, vale la pena di morire per Kabul. Sono solo parole. Ma è anche vero che una classe dirigente merita il proprio ruiolo ed i propri privilegi solo se è capace di indicare al paese un’orizzonte che vada al di là dei propri meri ed immediati interessi.

Proprio quello che manca all’Italia

 

Conflitto di interessi

4 Settembre 2009 Lascia un commento

Anche questo a futura memoria e a dimostrazione di quale sia il livello di libertà di informazione oggi da noi.

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che dovrà decidere se, quando e quanto acquistare il vaccino per l’influenza A/H1N1 è sposato con Enrica Giorgetti, che ricopre la carica di direttore generale di Farmindustria, l’associazione che rappresenta gli industriali farmaceutici, che quel vaccino producono e vendono.

All’estero la coincidenza suscita perplessità, anche su riviste non propriamente politiche come Nature. Da noi solo per caso lo vieni a sapere da Internet.

Ma del resto il nostro presidente ce lo dice sempre: non dobbiamo fidarci di come ci giudicano gli altri, sono tutti manipolati dalla sinistra, anche gli scienziati

Non fatelo scrivere

24 Agosto 2009 Lascia un commento

Mi piacerebbe sapere quanto danno a Panebianco per ogni suo fondo che appare sul Corriere. Immagino tanti soldi.

Buttati.

Oggi disquisisce di moralismo ed etica pubblica, rimproverando al PD di essere eterodiretto (da Repubblica, tanto per non cambiare) e così affianca all’uomo nero che turba i sonno del PD quello che turba i suoi, anche se non capisco se sia Scalfari, nonostante i suoi anni, o De Benedetti o Mauro. Chissà se non ce lo spiegherà la prossima volta che avrà bisogno di integrare il suo magro stipendio di professore universitario. Torniamo al fondo di oggi. Sarò un inguaribile ingenuo, che non ha capito cosa è successo e cosa succede in Italia dai tempi di Mani pulite ad oggi, ma rimango della idea che una buona iniezione di etica pubblica od anche di moralismo sia indispensabile a questo paese e sia la dote che più manca alla nostra classe politica. Debbo dire che non vedo una così grande differenze fra i due termini, che non me la sento di buttare nel cestino l’insegnamento di Berlinguer, che mi si rizzano i capelli sulla testa alla affermazione che neppure una Madre Teresa di Calcutta riuscirebbe a gestire in maniera corretta un assessorato alla Sanità in una regione del Sud. L’impressione è che la polemica politica, od il pregiudizio, offuschino lo sguardo di Panebianco: pur di sparare addosso al PD, certo non immune di peccati, arriva ad affermazioni tragiche per il nostro futuro: non facciamo i moralisti, (mia traduzione: non indigniamoci se i politici rubano), torniamo a parlare di etica pubblica, (senza definirla, di modo che rimanga una scatola vuota), e facciamo le riforme, che consistono nell’accordo sulla legge sulle intercettazioni telefoniche, fatta probabilmente in modo da impedire ai magistrati di indagare sui politici. Ribadisco la richiesta al direttore del Corriere: cambi editorialista, questo non vale i soldi che gli date

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