Le mie previsioni erano giuste: Opel è finita a Magna, a quella che, non ho capito bene perché, i giornali hanno definito la cordata austro-canadese.
Mi sembra che sia preponderante il peso dei russi, finanza e partner industriale, ma soprattutto, per l’appoggio politico, leggi i socialdemocratici, di cui hanno goduto nella contesa, il che secondo me non depone a favore della sostenibilità economica della soluziona adottata. Ma forse sono prevenuto.
Adesso vediamo come va a finire. E la mia seconda previsione è che l’operazione Opel si trasformerà in un bagno di sangue per il contribuente tedesco. Se esiste una sovrabbondanza di capacità produttiva nel settore automobilistico, non saranno certo i miliardi di euro profusi dal governo tedesco nel sostenere una azienda industriale a creare la domanda capace di coprire quel divario: serviranno solo a nascondere e rimandare per un poco il problema.
Che si ripresenterà.
La logica è sempre quella, ed è difficile da smontare. I produttori, in questo caso i dipendenti di Opel e dell’indotto, sono concentrati, visibili, attivi, capaci di rhchiamare ed ottenere l’appoggio della classe politica. La loro controparte, i consumatori, i “responsabili” della crisi Opel, perchè non comperano le Opel, sono dispersi, invisibili, da un certo punto incomprensibili, (“perché noncomperano più automobili?”) e quindi dimenticati e penalizzati.
Tenere in considerazione le loro esigenze è difficile (“cosa vogliono invece della automobili?” è una domanda a cui ciascun consumatore penso darebbe una risposta diversa) se non impossibile, e richiede una capacità di scommessa sul lungo periodo che è al di là degli orizzonti temporali della classe politica, specie se in anno elettorale come quella tedesca.
Sarebbe necessaria una rivoluzione copernicana, di cui non vedo nè i barlumi, nè le basi, le gambe su cui potrebbe camminare.