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Articoli taggati ‘debito pubblico’

Spesa pubblica e debiti pregressi

3 Novembre 2009 1 commento

Solo per non perdere questa annotazione tratta da un articolo di Vincenzo Visco per il Sole24Ore di oggi.

in un bilancio in cui 20 punti del PIL di spesa pubblica dipendono da debiti assunti in passato (interessi passivi e pensioni)  i margini di manovra sono molto più ristretti di quanti molti ritengono

Non avevo mai vissuto le pensioni come debito assunto nel passato, ma è perfettamente corretto equipararle a debito. Ed aumenta il peso della ingiustizia generazionale di cui la nostra generazione si è assunta la responsabilità e di cui nessuno sembra accorgersi o sembra voglia farsene carico.

Il debito pubblico: quanta confusione

30 Ottobre 2009 Lascia un commento

L’uscita di Berlusconi sull’Irap ha scatenato un putiferio di reazioni e, soprattutto, ha portato alla ribalta lo scontro sotterraneo in corso nel Pdl fra Tremonti ed i suoi avversari. Tante le chiacchiere inutili e le ovvietà

E la cosa buffa è che l’analisi pià interessante su cosa fare visto lo stato penoso del nostro bilancio comune era già uscita un mese fa. L’ho scoperta anch’io solo in questi giorni, e proprio per questo non voglio lasciarmela sfuggire.

E’ opera del centro studi Economia Reale, che ha un sito bruttissimo di difficile utilizzo e che fa capo a Mario Baldassarri, economista di provenienza AN ed attualmente presidente della Commissione Finanze del Senato.

Si tratta di un vero e proprio manifesto di politica economica alternativo alla strategia di Tremonti e che trovate qui.

Il debito pubblico americano e le cause della crisi economica

5 Settembre 2009 Lascia un commento

Le dimensioni astronomiche che sta raggiungendo il debito pubblico americano, previsto per il 2009 al di sopra del 10% del Pil,  sotto il duplice effetto della crisi finanziaria e di quella economica, non potevano non suscitare un vasto, profondo ed anche aspro dibattito sul come, sul perchè e per colpa di chi si sia arrivati fin qui.

Una sintetica descrizione dell’andamento del bilancio americano negli ultimi dieci anni, che lo hanno visto passare dal surplus, allora giudicato stabile, lasciato da Clinton nel 2002, al deficit abissale previsto dal primo bilancio di Obama, è possibile trovarla in questo breve saggio di tre studiosi dell Economic Policy Institute “The 2009 Budget Deficit: How did we get here?“, ricco di esaurienti grafici, sia sul progressivo deterioramento del deficit durante gli 8 anni della gestione Bush, sia sulle componenti che oggi contribuiscono a determinare i 1.667 miliardi di dollari di debito oggi previsti.

ComposizioneDebitoPubblicoUsa

Come si vede dal grafico, il peso sul deficit dei due ultimi grandi interventi di Bush e di Obama, la TARP - Troubled Asset Relief Program che interviene sui problemi della crisi finanziaria e l’ARRA - American Recovery and Reinvestment Act varato da Obama per rodirre gli effetti della crisi economica, hanno complessivamente una incidenza elativamente bassa sull’ammontare complessivo del debito.

Politicamente molto più controverse, e ricche di spunti critici anche verso le teorie economiche dominanti nell’ambiente economico statunistense nel primo decennio del secolo, le analisi che tendono ad imputare proprio alla politica di bilancio adottata da Bush fin dal suo primo mandato le cause profonde della crisi economica e finanziaria che ha travolto il mondo nel 2008. E’ la tesi di Menzie Chinn, sinteticamente riportata in questo grafico tratto da un articolo “The Cyclically Adjusted Budget Balance” pubblicato sul sito www.econbrowser.com  di cui è coautore (per il concetto di cyclically adjusted deficit or surplus si veda questa pubblicazione del CBO).

UsaDeficitSuPIL20090905(gli anni della presidenza Bush sono quelli evidenziati in giallo).

Dietro al grafico una attenta analisi della politica economica e finanziaria che hanno portato gli Stati Uniti alla crisi e che è sinteticamente descritta in un denso articolo scritto con Jefrry Frieden, “Reflections on the Causes and Consequences of the Debt Crisis of 2008” i cui punti salienti cercherò di riassumere qui.

Per i due autori, la crisi del 2008 non è altro che una ripetizione di “crisi di debito già viste, dovuta a dissennate politiche fiscali, ma resa ancora più virulenta da una combinazione di alti rapporti di indebitamento, di innovazione fiscale e di controlli inesistenti. In una cosiffatta situazione, speculazione e autentiche attività criminali hanno prosperato; ma si è trattato di fattori aggravanti, non delle cause ultime“. Gli americani si sono indebitati e l’eccesso di domanda così creatosi ha determinato la crescita speculativa di quella parte di beni, segnatamente gli immobili, che gli autori definiscono “non commerciabili (nontradable)”.
Il disastro è “semplicemente il più recente esempio di un ‘ciclo di movimento di capitale’ in cui il capitale estero fluisce in un paese, stimola un boom economico, incoraggia l’indebitamente finanziario e l’assunzione di rischio, e poi finisce con un crollo”.
La recessione del 2001, cui si è aggiunta la drastica riduzione delle imposte subito decisa da Bush e, subito dopo. la crescia delle spese per la sicurezza nazionale dovuta all’ 11 settembre, hanno rapidamente rovesciato il saldo attivo lasciato in eredità da Clinton. E il finanziamento del debito fu facilitato dalla possibilità praticamente illimitate di finanziamento sull’estero: “questo rapido accesso al mercato dei capitali fu la nuova realtà dei mercati finanziari integrati globalmente” . Il risultato fu il crescente deficit della bilancia dei pagamenti statunitense che raggiunse nel 2006 il livello record del 6% del PIL.

Ad aggravare la situazione si sono aggiunti due importanti facilitatori:
1) l’abbondanza del risparmio accumulato dai paesi  asiatici, segnatamente dalla Cina, e dai paesi esportatori di petrolio (il cosidetto saving glut);
2) una politica monetaria eccessivamente lassista, con un lungo periodo di tassi di interesse reali di fatto negativi.

Ed infine, cigliegina sulla torta, “l’esistenza di un settore finanziario largamento non controllato – da qualcuno definito ’sistema finanziario ombra’ -“.
Sostanzialmente lo sviluppo di un settore finanziario non regolamentato ha reso inoperante l’intera struttura di controllo bancaria costruita durante la Grande Depressione. Ciò ha reso il sistema vulenrabile al tradizionale ‘panico bancario’  . . .  . La rinuncia ai controllo (in particolare con l’accettazione di alte leve finanziarie) in presenza di troppo istituzioni ‘troppo grandi per fallire’ ha comportato l’implicita assunzione di passività finanziarie da parte del Tesoro sotto l’amministrazione Bush … .
L’innovazione finanziariae la mancanza di controllo hanno giocato un ruolo anche  nella formazione di questi debiti statali sommersi anche da parte della imprese troppo interconnesse per fallire.”
 
 A livello dell’economia americana il flusso di capitali dall’estero ha provocato aumento delle importazioni, crescita dei valori immobiliari, esplosione del settore finanziario: tutti e tre effetti di un boom da indebitamento tipici di tali cicli da debito estero.
Le prospettive non sono rosee: privati ed imprese stanno adesso affannosamente cercando di ridurre il livello del debito, ma questo significa che la crescita economica futura non potrà contare su quello che è stato il suo motore negli ultimi anni, il consumo degli Stati Uniti: il mondo non può più fare affidamento sui consumi statunitensi.
E nessuno per ora sa che cosa li sostituirà.

Il bilancio dello stato italiano per il 2008: il giudizio della Corte dei Conti

29 Giugno 2009 Lascia un commento

Il 25 giugno us la Corte dei Conti ha presentato la propria decisione nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2008. E’ l’atto formale con cui la magistratura contabile, organo costituzionale di controllo sull’operato del governo e degli enti pubblici di poca rilevanza mediatica ma di estrema importanza sostanziale.

Questo è il rinvio sul sito della Corte alla sintesi sostanziazle degli interventi. A lato vi sono i rinvii ai testi completi degli interventi dei relatori, orali e scritti, ed il rinvio al tresto completo del rendiconto.

Sono intervenuti il presidente Lazzaro che. nella sua breve introduzione ha, con forza, rivendicato l’indipendenza della Corte dal potere esecutivo rimproverando al governo che ”l’indipendenza che deve comprendere anche l’indipendenza finanziaria: così come è esplicitamente richiesto dall’ordinamento internazionale a cui l’Italia aderisce ma a cui non ha, sul punto, finora ottemperato.” Ha avuto invece accenni d plauso alla recente legge 15/2009: “La novella della legge n. 15 del 2009, garantendo maggiore efficacia al controllo della Corte si muove chiaramente verso un obiettivo di maggiore utilità complessiva del controllo stesso: utilità per i cittadini, che vedono accresciute le garanzie di sana e corretta gestione della spesa pubblica; utilità per il Parlamento che può disporre di uno strumento in più per il suo controllo politico sul Governo; utilità per il Ministro competente che può disporre di un ulteriore e tempestivo strumento per il governo della spesa e per la migliore allocazione delle risorse.   ..  e che, alle condizioni e con le procedure da essa previste, per gestioni finanziarie che si rivelino, in corso d’opera, come possibili fonti di sprechi e di inefficienze dà alla Corte la possibilità di far sì che il competente Ministro possa sospendere la prosecuzione della gestione ed anche destinare i fondi ad altro scopo”

Più specifici e concreti gli altri interventi, anch’essi piuttosto critici in merito alla sostanza del bilancio ed, in particolare, alla sua rigidità. Tutti interventi e documenti da esaminare con una calma ed un tempo che non ho.

L’evasione fiscale in Italia

25 Giugno 2009 Lascia un commento

Avrei bisogno che qualcuno più esperto di me potesse commentare ed eventualmente confutare il ragionamento che da tempo il sito nens.it (Bersani e Visco per chi non lo conoscesse) porta avanti per sostenere che l’avvento del governo Berlusconi ha rilanciato alla grande l’evasione fiscale a cui i due anni di governo Prodi avevano messo un poco la mordacchia.

Incollo qui sotto un grafico tratto dal 6′ rapporto Nens, appena pubblicato con il titolo Andamenti e prospettive della finanza pubblica“.

 

E’ un grafico significativo?

Se ne può trarre la conclusione che, con Berlusconi al governo, dal 2000 al 2005 e poi dal 2007 ad oggi, si incassa percentualmente meno Iva in relazione al reddito prodotto? E questo vuol dire che l’evasione fiscale aumenta?

E poi: è credibile un mutamento così marcato dei comportamenti dei contribuenti per il semplice fatto del cambio di governo e della modifica di alcune norme, che per la verità a me paiono abbastanza marginali, della normativa fiscale?

Grazie se qualcuno mi aiuta a capire.

Il bilancio dello Stato italiano per il 2009 – Uno sguardo generale

2 Giugno 2009 Lascia un commento

Una analisi, anche rapida e superficiale quale quella di possibile in qualche giorno di vacanza su di un documenti di oltre 500 pagine, il Budget definitivo per il 2009 pubblicato pochi giorni fa dalla Ragioneria Generale dello Stato, offre una montagna di spunti interessanti.

Cominciamo dalla prima tabella, il riepilogo per natura dei costi che lo stato italiano prevede di dover sostenere nel corso del presente anno.

Riepilogo dei costi per natura

Riepilogo dei costi per natura

La prima cosa che colpisce è la netta sensazione di trovarsi di fronte ad una macchina non dico immobile, ma dotata di una formidabile forza diinerzia, che tende, anno dopo anno, a correre sempre allo stesso modo.

Lo stato italiano prevede di spendere nel 2009 quasi 500 miliardi di euro, ma di questi solo una piccola parte possono essere gestiti dinamicamente, basta analizzare le poche sintetiche voci della nostra tabella. Quasi il 60% dei soldi disponibili, circa 286 miliardi di euro, sono costi dislocati, è cioè somme che lo Stato è tenuto per legge a trasferire ad altri enti erogatori di spesa, soprattutto enti locali ed enti previdenziali; un’altro 17%, oltre 80 miliardi di euro, è costituito dagli oneri del debito pubblico, ed è quindi intoccabile.

Restano circa 91 miliardi di euro, poco meno del 20% dei costi pubblici e su di essi infatti la ragioneria generale approfondisce la analisi. Ma neppure questo 20% è suscettibile di molti margini di manovra. 89 miliardi su 91, quasi il 90% di questa fascia di spesa pubblica, è rappresentato dai costi delle retribuzioni, evidentemente prefissati ed immobilizzati per definizione.

Ben poco quindi il margine di manovra a disposizione del governo, di qualunque colore sso sia. Ed essenziale lo sforzo di riqualificazione di questa spesa pubblica, enorme ma congelata balena.

La crisi economica italiana viene da lontano

23 Maggio 2009 1 commento
 

 daveri.1242994973

La crisi economica in Italia è meno forte che all’estero e ne usciremo meglio, dice il governo, anche perché ci siamo noi che facciamo tutto il possibile ed anche di più.

No, non è vero, replica l’opposizione, è molto peggio e voi non fate niente per alleviarla.

E poi tutti concordi a dare la colpa allo Stato, al fisco rapace, quando le solite classifiche internazionali ci relegano agli ultimi posti per il livello dei nostri stipendi e salari. Come se lo Stato fosse altro da noi.

E poi guardi i dati e ti imbatti in grafici espliciti come quello sopra indicato (recuperato da Lavoce.info qui ) : dal 1995 ad oggi sono passati 14 anni, si sono succeduti, finalmente in alternanza direbbe qualcuno, governi di centro-destra e di centro-sinistra, è finita la prima repubblica, la seconda è cominciata o forse no, è sceso in campo il nostro salvatore SB.

Sembra che tutto sia cambiato, ed invece non è cambiato niente: la richezza da noi prodotta anno per anno è stata sistematicamente inferiore a quella dei paesi europei a noi paragonabili per storia, tradizione, cultura, capacità industriale ed intellettuale.

Da noiseFromAmerica altri dati sconsolanti, in parte sulla occupazione e rivolti al futuro, ed in parte sulla crescita del PIL. Il grafico qui sotto ben si accoppia a quello sopra.

Questo il grafico:

 Trend del PIL reale pro-capite, scala logaritmica

Trend del PIL reale pro-capite, scala logaritmica

Non sono economista e non so cosa sia una scala logaritmica. Ma comunque riesco a vedere che la nostra linea, quella viola, si sta lentamente adagiando sullo zero: zero sviluppo, zero crescita. Ma tanti pettegolezzi

Siamo un paese che declina ed invecchia lentamente: se mi permettete balliamo tranquilli, e spesso litighiamo, su un Titanic che sta affondando, molto lentamente ma mi sembra inesorabilmente.

Tutti parlano di riformare questo e quello, ma sono solo parole: vivere facendo debiti è più bello e più facile che vivere lavorando.

Credo che questo da Voeu.org  ”Italy, before and after Lehman Brothers” sia, di fatto la traduzione in inglese dello stesso articolo da cui ho tratto il grafico all’inizio. Riporta lo stesso grafico, con qualche altro dato sul tema. parla di necessità di riforme, ma quali?

I trucchi di Tremonti non pagano

7 Maggio 2009 Lascia un commento

Sono sempre stato convinto che Tremonti sia più bravo come commercialista che come minsitro del Tesoro. E come tutti i bravi commercialisti ha una capacità particolare per suggerire trucchi ed inghippi per abbellire i bilanci.

Poco male se lo si fa con i bilanci aziendali: a rimetterci al massimo sono i creditori e peggio per loro. Un po’ peggio se lo si fa col bilancio dello Stato. Ma anche qui è difficile che il trucco esca dalla cerchia degli iniziati e poi il bilancio dello Stato è grande e anche se si apre qualche falla, per quanto grossa, rimane sempre piccola. E poi di falle il nostro bilancio pubblico è pieno: una più, una meno, che differenza fa?

Ecco da Lavoce.info, un breve resoconto dei risultati della cartolarizzazione degli immobili pubblici, voluta da Tremonti all’inizio del secolo, per contabilizzare subito l’incasso. Come sempre la politica era: chiudiamo il buco e se poi ne apriamo un’altro chi vivrà vedrà.

Siamo sopravvissuti abbastanza e abbiamo visto.

L’articolista de Lavoce.info è un signore e parla della necessità di conti più precisi, ma mi sembra che il senso dell’articolo sia chiaro: noi tutti ci abbiamo rimesso e qualcuno con qualche santo in paradiso ci ha guadagnato.

Per chi ha tempo e voglia di approfondire questo è il rinvio corretto al paper del FMI “Should Italy Sell Its Nonfinancial Assets to Reduce the Debt? ” di Stefania Fabrizio, citato in nota ma con un rinvio alla home page dell’IMF che non è il massimo della praticità

Il dollaro, gli Stati Uniti e la Cina

25 Marzo 2009 Lascia un commento

Avvisaglie della vera posta in gioco che si agita dietro la impenetrabile cortina della bufera della crisi economica e finanziaria mondaile: la competizione di potere fra Stati Uniti e Cina.

La banca centrale cinese rilancia il superamento del dollaro come moneta di riferimento del sistema economico mondiale e la sua sostituzione con qualeche forma di paniere fra le valute più importanti, fra le quali evidentemente deve rientrare anche la loro.

Qui, “China’s pursuit of galactic finance“, una dura risposta da un sito che credo rappresenti la destra moderata negli Stati Uniti. Significativo del clima. E del dibattito che in America si è aperto sulle prospettive del loro bilancio, sotto la guida di Obama. FP prevede che il debito salga dal 41% del PIL nel 2008 al 82% nel 2019. E l’aumento del debito pubblico statunitense rischia di portare all’indebolimento del dollaro, con pesanti conseguenze sui crediti che la Cina vanta nei confronti degli Stati Uniti.

Da meditare perché pieno di spunti molto importanti, questo “Should We Be Grateful to China for Buying U.S. Treasuries?” di un sito progressista. Spiega come il debito pubblico americano ed il passivo della loro bilanca dei pagamenti non siano correlati, ma soprattutto tenta di analizzare la gestione che la Cina fa del proprio attivo commerciale, e del conseguente enorme ammontare delle proprie riserve in dollari. Tiene i dollari, perchè non vuole che il dollaro si valuti, investe in titoli di Stato e, sopratutto, non utilizza appieno le proprie riserve per aumentare il reddito medio pro-capite, che è ancora al livello di Congo o Albania. Ed in questo giocano ragioni di politica interna. Probabilmente l’oligarchia in Cina sa molto bene che la classe media è si sinonimo di ampio mercato, ma anche sinonimo di democrazia. Staremo a vedere (2 apr 2009).

Un bel rompicapo per tutti.

Ancora sul costo del nostro debito pubblico

7 Dicembre 2008 Lascia un commento

Mi piacerebbe poter avere ogni giorno questi simpatici, od antipatici, grafici sul costo del nostro debito pubblico, ma ha l’impressione che siano nascosti in siti riservati ed a pagamento dove, per principio, non voglio andare. Internet mi piace libero e gratuito.

Spread dei rendimenti dei titoli del debito pubblico italiano

Spread dei rendimenti dei titoli del debito pubblico italiano.

Se tanto mi da tanto e se capisco bene questi grafici, che non sono il mio pane, nè quotidiano nè mensile, in una settimana siamo riusciti a passare da una differenza di 140 ad una di 170, a spanne un aumento del 20%. Non male.