Una osservazione di Michele Salvati sull’articolo di fondo del Corriere della Sera di oggi, 9 marzo, porta nuova acqua al mulino della mia tesi della preponderanza del momento del consumo su quello della produzione.
Salvati osserva come “le diagnosi sulle origini della crisi stiano convergendo” e le identifica negli squilibri macro economici che si sono venuti a creare a livello globale negli ultimi 20/25 anni, “tra una paese egemone – consumatore e debitore – e paesi produttori - risparmiatori e creditori“.
Come si vede il termine egemonia è collegato al momento del consumo e non a quello della produzione.
Certo nel determinare l’egemonia degli Stati Uniti, che per la verità non data da soli venti anni, hanno giocato anche altri fattori, militari, politici ed economico/finanziari, ma è significativo che sia sul primo aspetto che l’articolista richiami la nostra attenzione.
Mi si potrebbe obiettare che proprio la crisi attuale sta a dimostrare il fallimento di quel modello di egemonia. Ma il fallimento non colpisce la constatazione della preponderanza del momento del consumo, anzi ne ribadisce la preminenza.
La crisi, a mio giudizio, è stata determinata dal modo in cui quei consumi sono stati finanziati ed alimentati e, se vogliamo entrare in un terreno ancora più largo e profondo, la crisi è stata determinata dal tipo di consumo, non dal consumo in sè.
Il dibattito sulla ambivalenza del termine “consumo” porta molto lontano. Proprio l’altro giorno avevo fermato la mia attenzione sul contenuto negativo insito nel verbo “consumare”. Consumare vuol dire terminare, finire, far sparire una cosa, mentre il termine “produrre” ha una connotazione positiva: induce a pensare al fare, al costruire, al realizzare un’opera od un prodotto. Il produrre contiene la realizzazione di qualche cosa, mentre il consumare sembra indicare la fine di qualche cosa.
Ma è il consumo a condurre, nel bene o nel male, la danza. Oggi tutti parlano della necessità di “far ripartire” i consumi. Ma proprio per l’ambivalenza di questo termine è necessario fare attenzione a cosa si nasconde dietro di lui.
Ecco perchè la crisi deve essere utilizzata per rilanciare non il consumo generico, ma determinati tipi di consumo.