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Articoli taggati ‘immigrazione’

Fatti e parole: extracomunitari e classe dirigente

18 Maggio 2008 Lascia un commento

Come sempre tra il dire ed il fare c’è di mezzo in mare.

La destra si è installata al governo e subito grandi parole sulla sicurezza, sul pericolo rappresentato dagli extracomunitari, accuse ai rom, rischio di litigio con la Spagna, che ci critica, e,soprattutto, con la Romania, che evidentemente non gradisce e che, imparo sul Corriere di oggi, ospita una gran numero di ns. imprenditori e rappresenta uno dei partner più proficui (bilancia commerciale attiva per noi) del ns. commercio estero , e proposte di inasprimento delle norme, con espulsione immediata di tutti i clandestini.

E qui le parole si scontrano con i fatti.

Conosciamo l’indirizzo di almeno 500.000 extracomunitari, e dei loro sponsor che si erano dichiarati disposti ad assicurare loro un regolare lavoro. Visto che il numero di permessi di soggiorno disponibili per il 2008 è molto più basso, gli extracomunitari in eccesso debbono, a termini di legge, essere espulsi ed i loro sponsor sono passibili, se non ho capito malo di pene che variano da 3 mesi ad 1 anno di galera.

Perché la ns. destra, inflessibile, legalitaria e garante della ns. sicurezza, non li espelle subito e non punisce, comeprescrive la legge, i ns. concittadini che hanno violato la legge?.

L’avv.to Ghedini, sul Corriere di oggi, afferma infatti che non è certo un problema esplellere quelli che non sono in regola (lui parla di 700.000 mila persone.  Ma altre campane cominciano a suonare un pò diverse. Si comincia dalle badanti, che non possono essere espulse perché non fanno male a nessuno e perché ci aiutano ad accudire ai ns. vecchi che oramai non muoiono più. Ma poi, dico io, si continuerà con i muratori, se no case e strade non vengono costruite, e poi con gli operai, se no piccole fabbriche e artigiani si fermano, e così via.

Io forse sono un poco maniaco dei conti, ma ragioniamo sui numeri, da cui bisognerebbe sempre partire.

Per stare sul sicuro stiamo bassi: diciamo che ci sono 350mila ns. concittadini disposti a dare un lavoro ad extracomunitari. Supponiamo che diano a loro un compenso mensile di 800 euro. Credo che si un reddito esente da IRPEF, ma su di esso bisogna pagare i contributi che, al 30%, fanno 240 euro al mese che per 12 mesi (lasciamo perdere la 13′ e arrotondiamo per facilitare i conti ma anche perché a qualcuno probabilmente si dà di più) fanno 3.000 euro all’anno.

Ora 3.000 x 350.000 se non sbaglio fa 1.050.000.000 che credo si legga un miliardo di euro e che penso farebbero bene alle ns. casse pubbliche, magari per ridurre il debito pubblico, per il bene dei ns. figli. E non credo di aver esagerato.

Sono proprio curioso di vedere come va a finire

Delocalizzazione, produzione ed immigrazione

3 Maggio 2008 Lascia un commento

Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, la delocalizzazione delle imprese e l’arrivo di immigrazione sono un segno di forza di un distretto industriale.

E’ la teoria sostenuta da Giuseppe Bertola nell’articolo ”Offshoring and immigrant employment: Signs of strength

Sarebbe da studiare la bibliografia allegata.

Per incominciare collego un articolo di Alan S. Blinder, apparso nel numero di marzo/abrile 2006 di Foreign Affairs con il titolo “Offshoring: The Next Industrial Revolution?” e poi incollo qui il sommario di un paper predisposto da un certo Richard Baldwin, Institute of International Stude di Ginevra, per il governo finlandese che afferma la necessità di una revisione della politica del lavoro e dell’isturzione della CEE, dovuta al fatto che si possono delocalizzare anche i lavori intellettualmente ricchi.

Three eminent economists from Princeton University have recently argued that globalisation has entered a new phase that requires a new paradigmunderstand. This paper examines what is new in the new paradigm and considers the policy implications for Europe. Roughly speaking new-paradigm globalisation differs from the old in that it is occurring at a much finer level of disaggregation. Due to radical reductions in international communication and coordination costs, EU firms can offshore many tasks that were previously
considered non-traded. This means that international competition – which used to be primarily between firms and sectors in different nations – now occurs between individual workers performing similar tasks in different nations. The really new feature is that deeper new-paradigm globalisation will seem quite
unpredictable from the perspective of firms and sectors. Since individual tasks can be offshored, globalisation may help some workers in a given firm while harming others. Moreover, old-globalisation’s correlation between skill groups and winners and losers breaks down. Certain highly skilled tasks may turn out to be offshorable, while other highly skilled tasks are not. Increased offshoring will therefore not systematically help or hurt skilled workers in the EU. In particular, many “Information Society” jobs are prone to offshoring so EU policies aimed at moving workers into Information Society jobs may be wasted since those jobs are only ‘good jobs’ because they do not yet face direct international competition. The paper argues that this has important implications for the EU’s competitiveness strategy, education strategy, welfare states, and industrial policy. The underlying theme is that the increased unpredictability should make EU leaders more cautious about moving workers or skills in a particular direction. Flexibility is, as always, the key to allowing Europe to seize the opportunities of globalisation while minimizing the adjustment costs.

Il parroco nero di Roccamalatina

25 Marzo 2008 Lascia un commento

Sabato 22 ero a Rocca per la festa dei 90 anni della Zia Angela.

A tavola è rimasto a lungo libero il posto per il parroco, che tardava ad arrivare.

E quando è arrivato non solo mi sono accorto che mi ero perso qualche pezzo della vita di Rocca ma anche che il mondo corre molto più veloce di quanto creda.

Il parroco era nero, parlava meglio l’inglese dell’italiano e veniva dalla Nigeria, dove mi sono sempre immaginato andassero i missionari ad evangelizzare i poveri negretti. Ed invece ecco che sono loro che vengono da noi, a reintegrare la scarsità di vocazioni. O forse la scarsità di voglia di lavorare, come fanno i marocchini.
E così a Rocca, dove non più di quarant’anni fa i mezzadri passavano la domenica ad omaggiare la nonna oggi abbiamo i marocchini fuori dal bar che chiacchierano e che hanno riempito le case di antenne paraboliche e che non ho mai capito se lavorino la terra o semplicemente abitano case a più buon mercato che quelle della pianura dove poi lavorano, le badanti polacche per le vecchie zie un poco rincitrullite e, adesso, anche i preti di colore.

E questo succede a Porto Recanati

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