Archivio

Articoli taggati ‘intervento statale’

Consumo e riforma del sistema finanziario

23 Luglio 2009 Lascia un commento

Peccato che il caldo faccia aumentare la mia congenita pigriza, perché di argomenti da non lasciarsi sfuggire è pieno il mondo.

L’argomento di oggi sono le proposte di riforma del sistema finanziario, al cui errato funzionamento viene attribuita dai più la responsabilità della pesante crisi economica mondiale. Io non sono del tutto d’accordo, ma è un discorso che mi porterebbe troppo lontano, e per ora preferisco accantonarlo.

Tornando alla riforma del sistema finanziario da più parti si punta il dito sulle dimensioni delle imprese finanziarie e sulla necessità di riuscire ad evitare il ricatto del “too big to fail” . Oggi ne parla il FT, prendendo lo spunto dalle proposte di riforma presentate dal partito conservatore, in “Squeeze the leviathans of finance“. Si parla di ritorno allo Glass-Steagall Act ma si fa giustamente notare che non è un passo che possa avere un’unico sistema finanziario: l’interconnessione mondiale del mondo finanziario rischierebbe di penalizzare le aziende più regolate e provocare una fuga delle domiciliazioni. La mia impressione è che l’imposizione di nuove barriere fra i vari settori del mercato finanziario, per quanto personalmente la ritenga corretta ed indispensabile, sia di fatto bloccata dal enorme potere di veto della lobby finanziaria, soprattutto di quella americana.

Negli Stati Uniti al dibattito sul TBTF  si è aggiunto quello, che mi stava sfuggendo, sulla CFPA, la nuova agenzia federale proposta a tutela del consumatore. La Consumer Financial Product Agency dovrebbe raccorpare poteri sparsi ed in particolare dovrebbe subentrare alla FED nella tutale dei clienti dei colossi bancari e finanziari. Le ragioni a favore della agenzia sono ben riassunte in questi due articoli, uno dal NYT (Why Banks Should Support a Consumer Financial Protection Agency) e l’altro dal mio solito blog USA Three Myths about the Consumer Financial Product Agency particolarmente interessante.

I tre miti da sfatare sono:

  1. La CFPA finirebbe per limitare la scelta dei consumatori e bloccare l’innovazione: no, al contratio, come è successo p’er esempio nel settore dei farmacia, il controllo pubblico sui prodotti proposti aumenta le possibilità e le capacità di scelta dei consumatori, in particolare favorendone le comprensione e l’informazione, e spinge una maggior competizine fra le aziende produttrici;
  2. La CFPA aggiungerebbe un altro livello di controllo, aumentandone i costi: no, perché li riaccorperebbe e semplificherebbe. Si dovrebbe riuscire ad arrivare a prodotti innovativi e di facile comprensione;
  3. Non bisognerebbe separare la vigilanza sul sistema da quella sui prodotti: ma ad oggi la vigilanza esistente non ha avitato la crisi.

Dal mio punto di vista, e credo di averlo già scritto in unpost che debbo cercare, è indubbio che nel settore finanziario manca un effettivo controllo del consumatore sul prodotto che gli viene offerto, perchè questo molto spesso non è di chiara comprensione ed esiste una evidente disparità di informazione e di cultura fra venditore ed acquirente.

Ben venga quindi una maggior tutela pubblica su quello che viene venduto, ma questa tutela pubblica deve necessariamente accompagnarsi ad interventi che spezzino il potere di controll sul mercato delle grandi aziende, ed il loro potere di ricatto verso i cittadini e lo stato insito nel concetto delle aziende troppo grandi per poter essere lasciate fallire. Un tale genere di azienda non deve esistere.

E sul tema della CFPA sarà da tenere sotto controllo lareazione della FED, per nulla propensa a lasciarsi sfuggire uno dei suoi poteri.

Abbiamo bisogno di nuove regole o di più concorrenza?

30 Giugno 2009 Lascia un commento

Non riesco a tenere dietro a tutte le novità sulla proposta di riforma del sistema finanziario in atto negli Stati Uniti.

Questa, “What Would Obama’s Planned Consumer Financial Protection Agency Do?“, è una breve traccia dei contenuti della proposta di legge presentata da Obama al Congresso per la istituaione della nuova agenzia federale di protezione del consumatore finanziario.

Ma è la strada giusta? Non sarebbe mglio incentivare la concorrenza, e dividere nuovamente banche commerciali e banche d’affari e ridurne le dimsnioni? E nello stesso tempo aumentare la capacità di conoscenza dei prodotti finanziari?

Il punto sulla crisi finanziaria: si riuscirà a controllare il sistema?

13 Giugno 2009 Lascia un commento

Due rapidi rinvii, per fissare una impressione, già affiorata: il sistema finanziario nel suo complesso, nonostante le perdite subite ed i costi sociali provocati, sembra non solo riprendersi ma, cosa ben più importante, ad evitare l’imposizione di controlli pubblici, non solo e non tanto sui compensi dei manager,ma soprattutto sulla operatività.

Qui, “Where are we now? Five point summary“, si rileva come

  • 1) i mercati finanziari sembrano stabilizzati;
  • 2) l’economia reale pare essere arrivata al fondo della crisi;
  • 3) al di là di provvedimenti di apparenza, non vi sono stata reali riforme del modo di funzionamento del sistema, nè si è ridotta la hubris con cui esso opera;
  • 4) per ora non sembra affiorare il pericolo dell’inflazione;
  • 5) i mercati emergenti operano meglio di Usa ed Europa.

E, a proposito della “superbia”  dei mercati finanziari, dagli Stati Uniti arrivano crescenti segnali della estrema difficoltà che il potere politico incontra nel fissare nuove norme di funzionamento del settore finanziario, a tutela del consumatore e dell’economia reale. Ai due concetti del”troppo grande per fallire” e del “troppo collegato per fallire” si sta affiancando quello del “troppo complesso per poter essere regolato“.

Da memorizzare la battuta finale di quest’articolo: se è troppo complesso per poter essere capito, vuol dire che è troppo complesso per poter garantire la stabilità.

Il pendolo va a sinistra. Speriamo non vada a sbattere

23 Marzo 2009 Lascia un commento

L’opinione pubblica negli Stati Uniti sembra appoggiare massicciamente gli ultimi interventi del governo Obama, ed in particolare ne condivide il pesante intervento sui bonus dei manager AIG, sul quale per la verità sono abbastanza d’accordo con chi ne vede i molti aspetti negativi.

Il Center for American Progress si rifà esplicitamente agli anni di Reagan e della Tatcher per prendersi quella che mi sembra una gratuita rivincita sui conservatori. Gratuita, perché tutti sappiamo che il pendolo si sposta sempre fra destra e sinistra e quindi non vale troppo gioire quando si sposta, perchè tanto tornerà dove era. E soprattutto bisogna sempre conservare una certa distanza dagli avvenimenti, per poterne meglio comprendere l’evoluzione.

Comunque le analisi del CAP sono parecchio interessanti, e l’uso dei grafici su Internet aggiunge loro una gradevolezza che lo studio non aveva ai tempi della mia università. I rinvii qui inseriti sono per quando sarò in pensione o per chi ha più tempo di me.

I consumi di Obama

30 Novembre 2008 Lascia un commento

Sembra che Keynes abbia la sua rivincita.

In tutto il mondo si parla di spesa pubblica in deficit, per rilanciare l’economia. La “supply-side economybatte in ritirata, a favore del “deficit spending“.

Ma, come sempre, le cose non si ripetono uguali.

La speranza è che prevalga la strategia che sembra adombrare la nuova amministrazione americana: va bene rilanciare i consumi, ma non tutti i consumi.

Tre i pilastri:  infrastrutture (utili), servizi sociali, tecnologie verdi.

L’andamento dell’economia

27 Maggio 2008 Lascia un commento

Più per me che per altro, allego questo articolo che mi pare sintetizzi bene gli aspetti della difficile situazione economica che direi il mondo intero sta attraversando. Debbo dire che mi sembra riprenda idee e concetti che ho letto da qualche altra parte, ma non saprei dire dove. Tant’è.

E poi, siccome il mondo è grande ma anche piccolo, potrebbe essere che l’analisi nasca da qui.

Inflazione che, per quel poco che capisco di economia, in pratica significa sopravvalutazione delle attività (sicuramente gli immobili con dietro l’enorme incognita di tutte le attività finanziarie derivate che sono di fatto estremamente opache), diminuzione della domanda (calo dei consumi), crescente pressione popolare ad una maggior protezione da parte dello Stato, con conseguente aumento dell’intervento statale, in varie forme, e ad una restrizione del commercio, con imposizione di vincoli e barriere di vario genere.

Uno scenario poco promettente.