I debiti della Germania

Finché la polemica sui debiti di guerra della Germania mi era arrivata da messaggi in libertà su WhatsApp non me ne sono occupato, e preoccupato, molto. Girano tante sciocchezza.

Ma stamattina l’ho trovato autorevolmente ripresa sul giornale da politici illustri, tra cui il sindaco di Milano, e allora mi sono detto che valeva la pena di occuparsene.

Poi, per fortuna, non ne ho avuto tempo perché è arrivato del lavoro, merce rara di questi tempi, e così, per oggi, mi limito a linkare alcuni riferimenti utili per il ragionamento che voglio sviluppare, cosa da fare con calma

Questa la pagina di Wikipedia che ne parla, questo un articolo scritto, sul tema, al tempo della crisi finanziaria greca e, questo, ultimo ma certamente non il meno importante, il testo completo dell’accordo, che debbo ai nostri vicine svizzeri.

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Dati sul Covid 19

Dati sull’andamento della diffusione dell’infezione si trovano da varie parti, dall’OMS alla John Hopkins University, ed un sito molto simpatico che si chiama Worldometers.

A me è piaciuto molto questo, che riassume in grafici chiari quello che sta succedendo. Anche se non ho ancora travato quello che mi interessa di più: qualcuno che ti permetta di confrontare con facilità l’andamento fra i vari stati, per cercare di capire quale è il metodo migliore per contenere l’epidemia.

Io rimango dell’idea, visto anche quanto pubblicato oggi sul Corriere della Sera, che la strada da seguire sia quella della Corea del Sud, soprattutto per quando l’epidemia calerà: mi pare che sia quella che meglio concilia le due esigenze essenziali che debbono guidare la nostra azione in questi momenti terribili: la tutela della salute e quella del sistema economico, dietro al quale, come sta drammaticamente emergendo, si staglia sempre più cupa l’ombra della tenuta della nostra convivenza civile.
Ma mi sembra che sia una strada che fa fatica ad emergere.

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Cicale e formiche

Durante l’estate, una cicala cantava posata su un filo d’erba mentre sotto di lei, una formica faticava per trasportare al sicuro nel suo formicaio i chicchi di grano.
Ogni tanto, la cicala, chiedeva alle formiche: “Perché mai lavorate tutto il giorno? Venite qui con me, all’ombra dell’erba: starete al fresco e potremo cantare insieme”.
Ma la formica, continuavano a lavorare: “Devo preparare le provviste per l’inverno; quando la neve avrà ricoperto la terra, non resterà più nulla da mangiare.”
La cicala non riusciva proprio a capire la formica. Del resto, l’estate era ancora lunga e di tempo per mettere da parte le provviste ce ne sarebbe stato fin troppo. Così continuò a cantare e l’estate finì.
Venne l’autunno: non c’erano più frutti in giro e la cicala vagava di qua e di là, sgranocchiando gli steli ingialliti dell’erba e qualche foglia ormai essiccata. Ma anche l’autunno finì: arrivò l’inverno e la neve coprì la terra. Non era rimasto più nulla da mettere sotto i denti.
La cicala batteva i denti dal freddo e aveva una gran fame. Un giorno, sotto la neve, raggiunse una casetta piccina; guardò dentro, passando accanto alla finestra e vide la formica che stava al calduccio riparata dalla neve, sgranocchiando i chicchi di grano che aveva messo da parte.
Infreddolita, la cicala bussò alla porta.
“Chi bussa?”
“Sono la cicala; sto morendo di freddo e non ho più niente da mangiare”.
“Mi ricordo di te: quest’estate, mentre io lavoravo duramente per prepararmi all’inverno, tu cosa facevi?”
“Ho cantato!”
“Hai cantato?” rispose la formica “E allora adesso balla!”
Poi, chiuse la porta e lasciò al freddo la cicala.

Il ritornello di La Fontaine imparato a scuola (La cigale ayant chanté toute l’eté …) mi ronzava nella testa da quando questa crisi è cominciata. Soprattutto la brutale risposta della formica: balla. E’ tornato d’attualità stamattina, complice il sabato tranquillo (???) e la lettura sul giornale della notizia che il ns. presidente del consiglio avrebbe detto ai colleghi europei che non dobbiamo dividerci fra cicale e formiche. Pia illusione, dicevo tra me, pensando al poeta francese: sono 400 anni che le formiche invitano a ballare le formiche.

Cercando in rete qualche appoggio per questo post, ho scoperto che la risposta in realtà eccheggia nel mondo da qualche millennio: la favola che ho ricopiato qui sopra (a proposito questo è il rinvio perché la mamma le faccia conoscere a Cioppolina) è di Esopo.

Mi spiace per Conte, e per noi con lui: le formiche ci risponderanno come fanno dalla notte dei tempi.
E allora prepariamoci a ballare. E a sentire gli strilli di quelli che continueranno ad accusare le formiche. Per tanto tempo e sempre più forte. Ma inutilmente. Non conoscono neanche l’articolo quinto (del buon senso, dico io):

chi ha in mano i soldi ha vinto

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Timeo Danaos et dona ferentes

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Perché è qui questa foto? Un oggetto molto comune, purtroppo, di questi tempi. Non vale la pena di farla vedere, direte voi. La conoscono tutti.

Ma questa è particolare, un segno dei tempi. Anzi il segno dei tempi, di un cambiamento epocale che il Covid 19 imprimerà alla nostra vita o, meglio, a quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.

La foto me la ha mandata stamattina mia figlia. Lei vive nella Chinatown di Milano, nella zona di Paolo Sarpi. Un chiarissimo segno dell’attenzione con cui il governo cinese sta monitorando la situazione mondiale e di quale conseguenze la pandemia provocherà a livello geopolitico.

Gli Stati Uniti, con il tipo di sistema sanitario che hanno e con la classe dirigente oggi al potere che, per loro sfortuna, si ritrovano, finiranno, e spero di sbagliarmi, nel caos e la Cina, ed il suo sistema politico autoritario e dispotico, si troveranno davanti praterie sconfinate. Su cui hanno già cominciato a galoppare, come dimostrano, in piccolo ma non tanto, la mascherina di mia figlia ed in grande i Boeing che atterrano a Malpensa.

Lungi da me il pensare di rifiutare aiuti, da qualunque parte provengano, in questo frangente, ma non posso fare a meno di ricordare a tutti noi il grido del vecchio Laocoonte. Sperando di non fare la stessa fine.

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Da un SuperMario all'altro?

Come era facile da aspettarsi, di fronte al palesarsi di una nuova crisi molto più economica che finanziaria, resa questa volta più preoccupante dalla drammatica crisi sanitaria che ne è stato il detonatore immediato (ma non quello di fondo, non dimentichiamolo), questo disgraziato paese incomincia ad agitarsi alla ricerca di un demiurgico salvatore.

(A questo proposito mi permetto un inciso. Ma è mai possibile che al sorgere di ogni problema lo si debba affrontare non rimboccando le maniche ma cercando nel cassetto degli attrezzi un salvatore? Ultimo esempio la vicenda del nuovo ospedale alla Fiera di Milano. Bisogna costruirlo? Ecco il demiurgo in grado di farlo. Bertolaso. E poi il destino, beffardo come sempre, lo mette fuori gioco. Credo sia inutile citare Brecht. Non abbiamo bisogno di eroi che facciano per noi. Facciamo)

E’ Verderami, sul Corriere di oggi, “Da destra a sinistra tutti evocano Draghi per guidare l’Italia finita l’emergenza” a farci sapere che è lui l’uomo a cui tutti guardano per tirarci fuori dalla merda.

Due piccole e semplici domande:
1) sanno cosa chiederà loro? (o meglio cosa chiederà a noi?)
2) si sono già dimenticati di come trattarono l’altro superMario a cui si rivolsero l’ultima volta che ci trovammo nei guai (ed erano guai molto meno seri di quelli attuali)?

Per favore, cari concittadini, smettiamola di pensare che qualche super eroe ci caverà dai guai in cui ci siamo cacciati. Riconosciamo i nostri errori e rimbocchiamoci le maniche. A me lo chiede una ragazzina di due anni che sorride sempre ed io mi vergogno pensando al futuro che le ho preparato . E quindi cerco di farlo.

Qualcuno sicuramente lo chiede anche a voi. Il futuro è nelle nostre mani e dobbiamo assumercene la responsabilità

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Contenere il Covid 19 col modello coreano

Come sempre il mondo è molto più grande di quello che tu riesci a vedere. Ieri ero molto agitato perchè mi sembrava impossibile che in questo paese non si riuscisse a vedere nulla al di là della segregazione per affrontare l’emergenza del Covid 19.

Avevo torto. Molti si muovevano e si muovono e per sincerarsene basta digitare le parole giuste in qualunque motore di ricerca (non Google, per favore).

Solo un rinvio, se voglio, o volete, seguire i tanti fili della rete.

Questo il grafico da non dimenticare

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L’ho recuperato qui, E’ di tre giorni fa e non so come fare ad aggiornarlo. Ma non credo che la situazione sia cambiata molto.
Sull’asse celle ascisse il tempo passato dall’insorgere dell’epidemia, su quella dell ordinate il numero di casi di infezioni.
La prima domanda da porsi è: perché la Corea del Sud ha un andamento così difforme dagli altri (e così favorevole)?
La seconda: perché non riusciamo a fare anche noi come la Corea?

In attesa di risposte.

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Contenere il Covid 19. Una alternativa è possibile

Mi considero fortunato.
Credo di essere uno dei pochi in Milano a cui l’emergenza per il Covid 19 non ha mutato praticamente in nulla la vita. Come sempre esco alle sette dal lunedì al sabato, vado in stabilimento coi mezzi e ritorno la sera verso le 19. La differenza è che l’autobus è diventato una specie di taxi gratuito (massimo due fermate fino ad Assago) ed in metropolitana non c’è che l’imbarazzo della scelta del posto (ieri sera ad Assago, poco prima delle 19, eravamo in tre su tutto il treno).

Però la mia preoccupazione aumenta di giorno in giorno, e non è tanto perché diventa evidente che l’intera economia mondiale va fermandosi (sono molto curioso di vedere cosa succede negli Stati Uniti, col sistema sanitario che hanno, ed in Gran Bretagna, con il genio che si sono scelti come capo del giverno).

Ma perché comincio a non reggere più non tanto i morti (sono un fatalista e da sempre sono convinto che nessuno può aggiungere un giorno al tempo che gli è stato fissato) ma il come i miei concittadini subiscono le decisioni di una classe dirigente di incapaci. E’ da stamattina che la coda al supermercato davanti alla mia finestra non accenna a diminuire e solo perché l’unica strategia di contenimento a cui sanno pensare (ma sanno pensare?) è quella di chiudere tutti in galera a tempo indeterminato.

Me lo ricordo ancora il pezzo grosso dello Spallanzani che, credo fosse a metà febbraio, ci assicurava che il virus da noi non circolava. Me lo ricordo ancora il ns. ministro degli Esteri che ci assicurava che noi eravamo al sicuro perché eravamo stati i primi e gli unici ad aver bloccato i voli con la Cina. Li ho sempre sentiti dire che la nostra sanità era la più bella del mondo. E poi ho scoperto che da noi i posti in terapia intensiva , in tempi normali, sono, mi pare di ricordare, circa 8.000/9.000 rispetto ai 28.000 della Germania. E sul blocco del virus da noi tanto vantato da Di Maio e soci, vediamo in questi giorni come fosse bloccato.

La mia mamma, oltre ad avermi insegnato a lavarmi le mani e ad utilizzare il fazzoletto se avevo da starnutire,  mi ha anche sempre detto che chi si loda si imbroda. Ed aveva ragione.

Eppure pare sia possibile contenere il virus meglio e più in fretta di come facciamo noi. Qualcuno me lo aveva già detto settimana scorsa, qualche segnale è apparso sulla stampa in questi giorni e ve lo avevo già segnalato, ma adesso, per favore, fate girare questo. Il grafico è eloquente, potete anche fare a meno di leggere tutto il resto. Ma fate girare il grafico.

Debbono applicare il modello coreano. Non possono chiuderci in galera, bloccare del tutto un’economia che già rallenta di suo, e riempire di debito i nostri nipoti solo perchè non sono capaci né di leggere né di scrivere. Forse, se si lavano le orecchie la mattina, sentiranno le nostre voci.

 

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Soldi alle persone, non agli Stati o alle banche

Nel panico generale che mi pare si stia diffondendo, qualcuno riesce ancora a ragionare.
E, per quel poco che posso, cerco di contribuire anch’io.

Innanzitutto vorrei che venissero diffuse queste due notizie, che hanno in comune la possibilità di tracciare la diffusione della malattia, una qui  e  una qui, che sono apparse in quel poco di mondo che vedo io e che a me sembrano molto importanti. Invece di chiudere tutti in galera e morire di fame, forse è meglio tracciare chi è malato e prevenire. In Corea pare aver funzionato.
Ma da noi non verranno applicate. Troppo intelligenti.

Poi una novità più interessante, che riguarda una mia vecchia idea (o almeno così mi pare, ma debbo trovare il tempo e la voglia di cercare) che vedo con piacere tornare a galla.
Negli Stati Uniti prende forza l’idea di far arrivare direttamente i soldi degli aiuti statali alle persone, senza intermediari. Il filo che ho tirato io è partito da questa intervista pubblicata sul The Atlantic con un certo Andrew Yang, che se non ho capito male è uno dei tanti miliardari americani che si era candidato e poi ritirato dalle primarie per la candidatura democratica. Fra i tanti anche lui era apparso e sparito e non mi era arrivata la proposta con cui aveva impostato la sua campagna: un “dividendo della libertà“, un assegno di mille dollari versato direttamente dallo Stato ad ogni cittadino per contrastare quella che lui definisce “la più grande economia in cui il vincitore prende tutto”. In campagna elettorale lui si riferiva ai rischi dovuti all’automazione, oggi aggiorna il pericolo alla diffusione della pandemia da Covid 19.

La sua proposta ha ricevuto l’appoggio di Mitt Romney, un senatore repubblicano di peso. Ma non è stato nè il primo nè, tanto meno, l’unico (vedi qui e qui). Ci sarebbe anche il parere favorevole dell’economista Nouriel Roubini, ma sul WSY per leggere bisogna pagare e io sono tirchio. E il Corriere lascia capire che anche l’amministrazione Trump sarebbe d’accordo.

Una soluzione sicuramente migliore che finanziare le banche, che tanto non girano i soldi alle aziende, o comperare titoli che vengono venduti o dal settore finanziario che ha così nuova liqudità per continuare le sue folli scommesse o dagli Stati che a me non paioni i migliori gestori del denaro.

Nessun intermediario: i soldi a chi ne ha bisogno, i cittadini

 

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La gloriosa via del dovere

Giovanni Giolitti concludeva così il discorso di presentazione della sua campagna elettorale nel primo dopoguerra, parlando a Dronero il 12 ottobre del 1919:

Se il Paese, lasciandosi addormentare da quella vuota retorica, che tanto danno ha già recato all’Italia, non si renderà conto delle vere sue condizioni, seguirà la facile via degli sperperi e dei debiti, non reagirà energicamente contro lo spirito imperialista, non inizierà una forte politica di lavoro e di sacrificio, andrà incontro al fallimento dello Stato, al discredito nel mondo, alla rovina economica e politica. Se, invece, seguendo la via del dovere, guarderà arditamente alla realtà, affronterà energicamente le gravi difficoltà della situazione e dimostrerà in pace quella magnifica resistenza, quel mirabile spirito di sacrificio che in guerra lo portarono alla vittoria, esso vincerà anche le difficoltà presenti, riprenderà la via del progresso e i nostri figli avranno una patria prospera, rispettata, glorioso.
Il forte popolo subalpino sceglierà certamente la gloriosa via del dovere”

Oltre a citare Churchill, qualcuno dei nostri saprà riprendere anche questa strada?

Eppure è, oggi come cent’anni fa, la sola da seguire.

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Perché certi consumi sì ed altri no?

Sto leggendo il libro di Bagnasco sul ceto medio. Sono alle prime pagine e, prendendola da lontano, parla dei gloriosi trent’anni. E, come tutti, si sofferma sulla crescita della produzione industriale, sull’affermazione della grande industria, sul bisogno di stabilità e programmazione. E dentro di me penso che proprio perché in quegli anni cresce progressivamente il commercio ed il mercato, le aziende trovano l’ambiente adatto per quel tipo di crescita.

Ma poi lui nota che si vendono saponi e dentifrici e non ospedali e trasporti. Ha ragione. Ma perché? La gente, con ogni probabilità, ha più bisogno di ospedali che di sapone. Eppure il sapone lo ha facilmente,mentre l’ospedale solo a fatica.

Basta la risposta che fare un ospedale è incomparabilmente più difficile che fare una saponetta?

Se fosse vera la mia teoria, il consumo guida lo sviluppo, certi bisogni dovrebbero essere soddisfatti prima di altri. Perché i cosiddetti consumi privati vengono soddisfatti prima e meglio di quelli pubblici?

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