Ma è una strada che porta da qualche parte?

Oltre all’evidente sollievo con cui l’informazione compassata accoglie l’incarico a Conte per la costituzione del nuovo governo, una ventata di ottimismo giunge anche dalle notizie sull’andamento dei tassi di interesse sul nostro debito pubblico.
Lo spread scende e con lui scende il costo del debito, il che non è certo un male per un paese indebitato come il nostro. E anche di questo pare che il merito sia da attribuire a Conte che sempre più sembra rivestire i panni del salvatore della patria. Una metamorfosi inattesa per un personaggio incolore e subalterno come Conte mi è apparso nei suoi primi quattordici mesi di governo. Un altro miracolo del genio di Salvini.

Ma al di là delle beghe di casa nostra, piccole per quello che sta succedendo nel mondo, i tassi scendono dovunque, un pò per le mosse delle banche centrali, un pò per le aspettative che tali mosse suscitano. Ma a me  pare che stia crescendo una irrazionalità complessivo nel sistema finanziario mondiale di cui assolutamente non capisco le conseguenze. E le temo, proprio perchè a me paiono irrazionali.

Oggi ho trovato sul Sole 24 Ore un articolo che mi ha molto impressionato: “Ecco i 5 grafici che spiegano l’agosto più pazzo di sempre sui tassi globali“.
A parte che non spiegano proprio niente, ma si limitano ad illustrare, sono impressionanti.

  1. I bond con rendimento negativi raggiungono l’importo complessivo di 17mila miliardi di dollari (un terzo delle obbligazioni in circolazione nei mercati finanziari di tutto il mondo)
  2. Le aziende con rating A si indebitano gratis
  3. L’indice dei mutui a tasso zero scivola sottozero
  4. L’Euribor sarà negativo anche per i prossimi cinque anni
  5. I nostri BTP a 10 anni scendono sotto l’1% (e mi pare che oggi siano scesi ancora mentre anche quelli di Spagna e Portogallo sono sotto lo zero)

Per chi vuole fare debito, e credo che il nuovo governo Conte si arruolerà sicuramente fra questi, sembra il mondo ideale.
Ma è anche un mondo razionale?
E sostenibile?

Perché qualcuno deve pagare per investire i suoi soldi? e che senso ha pagare per investire? E l’inevitabile spasmodica caccia ai rendimenti che a questo punto non può non scatenarsi fra chi di mestiere deve far guadagnare i clienti che affidano loro i risparmi, non li spinge inevitabilmente a correre maggiori rischi?

La moneta è un concetto che a me sfugge.

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Per favore, no

La mia classe dirigente non mi dà molte soddisfazioni.

Ma un piccolo favore potrebbe farmelo.

Non faccia il governo giallo-rosso. Ci porti al voto. Per una volta dia retta a me. E faccia contento Salvini. E’ l’unico modo per liberarcene.

Le vicende di questo agosto ne hanno rivelato, con una brutalità sconvolgente, la pochezza.
Le parole di Conte, il suo comportamento al suo fianco, la replica penosa, la dedica finale del paese alla beata Vergine, sono il degno epilogo di un comportamento che non si riesce non dico a capire, ma neppure a definire.

Inutile chiedergli perché ha aperto la crisi. Non lo sa. Probabilmente perché la mattina è sceso dal letto col piede sinistro e gli è venuto da comportarsi così. In giro immagino ci siano tante belle analisi sul perché e sul percome. Qualcuna l’ho letta anch’io.

Ma non servono a niente. Neppure Salvini sa che cosa vuole Salvini. L’unica cosa sicura è che piace a gran parte dei nostri concittadini, E allora facciamolo governare. Subito. Più aspettiamo e più lunga sarà la ns. agonia.

Quanto potrebbe durare un governo giallo-rosso? Giusto il tempo di intestarsi una finanziaria difficilissima, magari riuscire a far ripartire lentamente qualche cosa (ma che cosa si può far ripartire con i grillini?) e godersi le sparate di Salvini che, liberato da quei pochi vincoli che l’attività di governo gli hanno imposto, correrebbe beato in giro per l’Italia a riempirsi la bocca di inutili promesse.

Elezioni al più presto. Lui presidente del consiglio.
E che gestisca lui l’aumento dell’Iva che ha deliberato lui.
Allora, forse, non potrà continuare a scappare dalla realtà (non si presenterà ai veri G7, G8, G20 e via seguitando come ha fatto con le riunioni dei ministri degli interni europei in questi 14 mesi?) e vediamo come se la caverà.

Date retta a me. E’ l’unico modo per sperare di toglierselo dai piedi. Non per ripartire, putroppo, Ma, come dice il proverbio, chi vive sperando, muore cantando.

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Due mesi persi. Perchè?

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Un futuro da ubriachi?

Rapida incursione perché due articoli degli ultimi giorni non me li voglio perdere. Il senso è quello che sostengo da tempo: la finanza segue regole che, giorno dopo giorno, diventano sempre più evidenti, inevitabili ed assurde. Onado parla di banche centrali sbronze: il futuro che ci attende è quindi quello di vivere ubriachi e, di conseguenza, di non sapere bene dove andare?

Appunto Marco Onado, su laVoce.info, analizza “La sbornia che mina le banche centrali“, di fatto segnalando che la politica monetaria, nello specifico quella della Fed, non riesce a perseguire i propri fini, ma è costretta a venire a patti con i gestori dei mercati finanziari, o, forse meglio, a seguirne le imposizioni.

Molto simile il ragionamento di Mario Seminerio in “Il QE infinito, i tassi negativi e la trappola di debito” che commenta il nuovo piano prospettato da Draghi e ne mette in luce, di fatto, la profonda inutilità, o meglio, la progressiva irrilevanza degli strumenti finanziari e cerca di analizzare i rischi che la crescita dell’area dei tassi di interessi negativi ha, a cominciare dalla progressiva attenuazione della percezione del rischio.

Un futuro forse non da ubriachi, ma certo pieno di incognite e di problemi nuovi ed inattesi.

Aggiunta del 4 agosto 2019
Nuovo rinvio sul tema, questa volta da sinistra.E’ la volta del Fatto quotidiano a parlare di banche centrali che drogano i mercati e non sanno come riportarli in equilibrio “Banche centrali, la droga del denaro facile aumenta le disuguaglianze e il rischio di bolle. “Per uscirne i governi facciano la loro parte” . Ma a che serve l’allarme se nessuno, di fatto, sa come sottrarsi al ricatto dei mercati finanziari?

E allora è possibile continuare stampando moneta solo per impedire che i mercati finanziari scendano? Forse a questo punto è molto meglio ipotizzare l’operazione elicottero, distribuendo le stesse somme di denaro a pioggia su tutti i cittadini. Con quali effetti non ho idea, ma sempre meglio che continuare a pompare denaro nei forzieri degli speculatori finanziari

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Via il dente via il dolore

Oppure si potrebbe intitolare il post “fuori uno”.

A volte ho l’impressione di riuscire spesso ad indovinare quel che succede, ma la memoria non aiuta e allora proviamo a scrivere, per ricordare.

Le elezioni europee dell’altro giorno hanno detto, come sempre, tante cose, su di noi e sull’Europa. Comincio da noi.

Dei due autisti che un anno fa hanno preso la guida dell’autobus Italia per portarla a sbattere, come da tempo prevedo, contro il muro, uno, Di Maio, è stato sbalzato fuori. Ha dato il suo valido contributo ad accelerare la velocità dell’impatto ma, come è bene che succeda, ogni autobus che si rispetti deve avere una sola guida.

E allora, per favore, crisi di governo subito, elezioni politiche ai primi d settembre, maggioranza Lega con la piccola stampella della simpatica ragazzina e Salvini finalmente premier anche di diritto oltre che di fatto come è stato in quest’anno, pronto,  magari con Borghi al Tesoro, per una finanziaria che così sarà veramente epocale.

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Finanza e debito pubblico

Sto leggendo il libro della Mazzuccato Il valore di tutto (un regalo molto gradito e di cui sono molto grato) e sono arrivato al punto in cui critica a spada tratta l’aumento incontenibile del ruolo della finanza negli ultimi anni. E, con un vago tenore complottista, sembra imputarne la crescita a forze oscure ed ad animi malvagi.

Ma io ho i miei pallini e mi sono chiesto: e se anche in questo caso fossimo di fronte al solito fenomeno, per me evidente ma che non mi pare altrettanto lampante agli altri, della domanda che crea la propria offerta?
Traduzione: non è che la crescente domanda di debito, ed in particolare di debito pubblico, non sia alla base della crescita, inevitabile, della corrispondente offerta?
E allora non è che il primo passo per ridurre lo strapotere della finanza che, e su questo sono perfettamente d’accordo con la Mazzuccato, è il problema cruciale del nostro tempo, sia proprio quello di ridurre la domanda dei loro servizi, a partire da quella di credito?

Eppure tutti, soprattutto a sinistra, criticano aspramente i finanzieri, e poi tutti bussano da loro a quattrini.

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Numero chiuso

Al di là degli aspetti tecnici, su cui non sono minimamente in grado di entrare e la cui complessità, di cui uno scorcio si può cogliere da questo intervento sul lavoce.info, mi sconcerta ed induce al silenzio, quello che mi colpisce del dibattito sulla abolizione della legge Fornero è l’insistenza con cui i proponenti, e Salvini in primo luogo, battono sul tasto che il mandare in pensione gli anziani sia un modo, a volte pare l’unico modo, per dare lavoro ai giovani.

L’affermazione è falsa in punto di analisi della realtà ma sottintendo, ed è il punto che mi interessa, che il mercato del lavoro sia a numero chiuso e che un posto si libera solo se qualcuno se ne esce. Una concezione che trovo terribilmente pessimistica, che nega alla base la capacità della società di espandersi di creare ricchezza.
E che, per un vecchietto come me, ha molto il senso di una campana che batta i rintocchi della buona morte.
E’ arrivata la Lodovica ed è tempo che tu vada per lasciarle il posto.
Lo so, è così. E’ sempre stato così. Ma almeno lasciateci la speranza che ci sia spazio, nel lavoro come nella vita, per un pò più di persone di quelle che ci sono.
E agite perchè questo sia possibile.

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Trovato il colpevole

Ho trovato molto interessante questo post di Economia e politica, sul nostro debito pubblico.

Per due ragioni.
La prima posso definirla intellettuale: la spiegazioni che dà della nascita e della esplosione del ns. debito pubblico è, almeno per me, originale. La spiegazione che l’autore dà della sua crescita, concentrata negli anni fra il 1982 ed il 1994, parte dalla constatazione che

la spesa per interessi in rapporto al Pil è sempre notevolmente al di sopra della media dei Paesi dell’area euro e della Ue e in crescita sostenuta tra 1982 e 1993 … L’aumento dell’incidenza della spesa per gli interessi sul debito è dovuta alla crescita vertiginosa dei tassi di interessi sui titoli di stato a partire proprio dal 1982.

E questa ne è la ragione:

… sta nel cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, a seguito dell’invio da parte del ministro Andreatta al governatore Ciampi di una lettera con la quale si esentava la Banca centrale dall’obbligo di acquistare i titoli di debito emessi dal ministero e non assorbiti dal mercato.

E questo il commento politico:

L’errore dei governi italiani degli anni ’80, se si può parlare di errore e non piuttosto di scelte politiche neoliberiste, sta nel fatto di aver eliminato il compratore di ultima istanza del debito pubblico proprio nel momento in cui se ne aveva più bisogno.

L’interpretazione è interessante e chissà che non abbia il tempo di metterla a confronto con altre. (dovrei averne anche qui nel blog).

Ma mi interessa di più, in questo momento, sottolineare la seconda ragione di interesse dell’articolo.
E’ una tipica espressione della idea, secondo me assolutamente preponderante oggi in Italia, a destra come a sinistra, che la creazione di debito pubblico, ed in particolare la sua monetizzazione, sia la panacea di tutti i mali.
Lo si vede nelle accuse continue all’Europa e, di conseguenza, all’euro ed alla perdita di sovranità sulla moneta che ne è derivata, di essere all’origine della ns. mancanza di crescita. Confesso che la politica monetaria e le sue ripercussioni sull’economia sono per me un argomento ostico, ma a me pare che l’evidenza della realtà non suffraghi una tale interpretazione: oggi in Europa cresce chi ha meno debito, in alto come in basso.

E ho paura che i prossimi sei mesi, proprio i sei mesi che secondo Di Maio dovrebbero spazzare via l’Europa, ci mostreranno, e ad un costo molto pesante che appoggiarsi sul debito e sulla creazione di moneta per sostenere lo sviluppo sociale, ha conseguenze devastanti.
Spero di avere torto, ma non credo.

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La dura lotta contro la realtà. Seconda puntata

Ero stato facile profeta quando, una decina di giorni fa, avevo previsto che, dopo Salvini sulla DIciotti sarebbe stato Di Maio a scontrarsi sulla realtà dell’Ilva e a rimangiarsi, di fatto, la campagna elettorale giocata, se non ho capito male (io non la ho seguita), sulla chiusura dell’acciaieria a sull’avvio a Taranto di un nuovo modello di sviluppo basato su nulla. e tre mesi di governo passati a minacciare una revoca dell’assegnazione della gara agli indiani.

Non sono così addentro al problema per capire se era solo una tattica negoziale, e se poi ha pagato, o se forse sperava effettivamente che qualcuno, l’Avvocatura o il Ministero dell’Ambiente, gli offrissero il destro per l’annullamento della gara. Di certo è che molti dei suoi supporter ci sono rimasti male, ma che la decisione è stata, tutto sommato, saggia.

E adesso passiamo alla terza puntata della nostra viaggio attraverso le promesse del populismo. Per la verità debbo confessare che sono incerto su cosa puntare. Propenderei per Toninelli e le sue reiterate affermazioni che Autostrade non ricostruirà il Ponte Morandi, ma mi sfuggono i tempi tecnici della decisione. Per la verità c’è anche Alitalia: spunta il cavaliere giallo?
Ma forse arriva prima il Def con relativa Finanziaria e l’addio ai proclami di spezzare le reni all’Europa.
Staremo a vedere

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La dura lotta contro la realtà. Prima puntata

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel suo discorso programmatico di fronte al Parlamento, ha orgogliosamente rivendicato per il suo governo il termine di populista. Ha specificato che essere populista vuol dire essere vicino al popolo, essere dalla sua parte, non far parte della elite e di questo ha tratto vanto.

Io ho la mia idea di cosa voglia dire essere populista: secondo me vuol dire sostenere, sempre e comunque, che esistono soluzioni semplici e facili ai problemi del nostro tempo che sono invece, purtroppo per tutti noi, complessi ed ingarbugliati. Proporre soluzioni semplici ed accattivanti, comprensibilmente, paga, e molto, sul piano elettorale e facilita grandemente il lavoro delle opposizioni. Ma, a mio giudizio, la musica cambia quando si passa dall’opposizione al governo. A quel punto non basta più dire che cosa si debba fare, ma bisogna dimostrare di essere in grado di farlo e tutti sappiamo che cosa ci sia di mezzo tra il dire ed il fare.

Questi tre mesi del nostro nuovo governo mi paiono esemplari:  un continuo parlare di come la realtà non è quella che è, ma quella, che a suo giudizio, deve essere, in uno sforzo, immane e disperato, di riuscire a costringerla lall’interno di schemi ideologici, oltretutto portato avanti con una pochezza di argomenti e con una insipienza che a me, francamente, spaventa.
Il problema è che la realtà non si lascia ingabbiare e che, prima o poi, a non tenerne conto, si va a sbattere.

Il primo a farne le spese è stato Salvini.
Il caso Diciotti è stato una sceneggiata vergognosa e pietosa da cui ha ricavato il bel risultato di una indagine per un reato, quello previsto dall’art. 289 ter del codice penale (“Sequestro di persona a scopo di coazione“) che prevede una pena che va dai 25 ai 30 anni di galera.
Buon per lui, se posso esprimere un parere rapido da profano, che il procuratore vi ha aggiunto anche i reati di arresto illegale e di abuso di ufficio, di molto minore gravità, e che i suoi uffici hanno dichiarato che i migranti erano trattenuti sulla nave perché il porto di Catania non era considerato porto sicuro. Una scusa risibile, ma comunque una scusa che può essere usata in Tribunale, ove vi si arrivasse.

E tutto questo perché?
Per evitare di accogliere 177 persone quando in questo mese di agosto ne sono sbarcati, se non sbaglio, quasi 300.
Che differenza avrebbe fatto averne 500?
Chiedere a Salvini.
(Non ho trovato, e non ho, per la verità, molta voglia di cercare una conferma a questo dato che ho letto in questi giorni. In compenso ho trovato questi dati aggiornati a giugno e che, forse fra qualche tempo, verranno aggiornati anche ad agosto)

Non è che la prima puntata del triste racconto della lotta del nostro governo contro la realtà. Pronto a scommettere che la seconda puntata riguarderà l’altro vice premier, il buon Luigi Di Maio, ed avrà per argomento l’Ilva.

E sullo sfondo il problema del finanziamento del ns. debito pubblico.
Ma diamo tempo al tempo. Come mi hanno insegnato tanti anni fa, le bugie hanno le gambe corte.

 

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