La società della sfiducia e la scommessa (nascosta?) della riforma francese delle pensioni.

Cette réforme peut briser un des ressorts du modèle corporatiste qui entretient la défiance. / Olivier Galland
— Leggi su www.telos-eu.com/fr/societe/la-face-cachee-de-la-reforme-des-retraites-la-fin-.html

La società della sfiducia e la scommessa (nascosta?) della riforma francese delle pensioni.

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Il grafico guardato e quello da guardare

Erano dieci anni che non cercavo di leggere il rapporto annuale del Censis. Una domenica tranquilla in casa mi ha fatto ritrovare il gusto della lettura, se non proprio dello studio. E così mi sono scorso rapidamente il rapporto del 2019.

Non mi ha convinto, in particolare per il tono: sembra, come sempre quando si analizza la situazione del nostro disastrato paese, di trovarsi in una situazione in cui noi poveri cittadini siamo le incolpevoli vittime di non si sa bene chi o che cosa, che sono i veri responsabili delle nostro difficoltà. Ma è un discorso troppo lungo per oggi.

Mi limito a riportare due grafici del rapporto, il primo molto ripreso sui giornali ed il secondo, per quel che mi risulta, passato del tutto inosservato.

Questo è il primo che, nella sua assoluta genericità, a fatto strillare tutto il paese, con infinite, e a mio giudizio, futili discussioni sul futuro della democrazia nel nostro paese: “gli italiani vogliono l’uomo forte“.

Un po’ poco per trarre conclusioni così allarmistiche. Forse uno dei tanti segnali che ci dicono che il paese in crisi cerca facili scorciatoie senza volersi interrogare sui suoi veri problemi.
Che sono invece molto bene illustrati dal secondo grafico, che nessuno ha commentato.

Eppure parla da solo. E dice una verità a cui forse vogliamo sfuggire.
Negli ultimi anni abbiamo lavorato di più per incassare di meno.
Abbiamo ragione ad essere arrabbiati. Ma prendersela con i falsi obbiettivi non aiuta certo a risolvere i problemi.

Ma nessuno lo dice.

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Un bel problema

Soffermatevi un attimo su questo grafico

L’ho trovato in questo articolo di Telos “L’insondable pessimisme francais (a proposito, se accettate un consiglio, seguite gli articoli di Telos: spesso sono molto interessanti) che riassume sinteticamente i risultati del rapporto 2019 dell’INSEE, Institut Nationale de la statistique e des etudes economiques, l’Istat francese.

Con ogni probabilità è lo specchio di una situazione oramai molto comune: la percezione dei fenomeni sociali è diversa della effettiva realtà degli stessi. Le conseguenze sono particolarmente rilevanti, in un sistema democratico.

E’ evidente che il politico, che guarda ai voti per le prossime elezioni, tende a seguire quello che i suoi potenziali elettori ritengono siano i loro problemi, anche se i dati della realtà indicherebbero situazioni differenti. Questo spiega perché ricette facili, e non praticabili (vedi Brexit, ma non solo) hanno tanto successo e perché il dibattito politico viene occupato da falsi problemi demagogicamente agitati dai leaders politici in cerca non di strategie per il futuro ma di facili consensi elettorali.

E probabilmente spiega il successo delle cosiddette democrazie illiberali o dei regimi autoritari come quello cinese, dove la classe dirigente non ha bisogno del consenso elettorale della popolazione e può quindi impostare la propria strategia su obiettivi di lungo periodo, fondati su di una corretta analisi della realtà.

C’è una soluzione?
Non lo so. La mia idea è che i suggeritori di facili soluzioni, i cosiddetti populisti, vengano messi in condizioni di gestire il potere e, di conseguenza, siano costretti a confrontarsi, loro ed i loro elettori, con la durezza dei fatti concreti. In Italia mi pare stia succedendo con il movimento 5 stelle che, alla prova del governo, si sta sfasciando. Un altro test sarà quello della Brexit di Johnson, che si dovrebbe realizzare a breve.
Ed è per questo che ad agosto ho, invano, auspicato che si andasse alle elezioni per costringere finalmente Salvini a fare, e non solo a dire.

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La finanza può salvare il mondo? Boh

Mentre metto in ordine le fatture di ottobre, per non annoiarmi troppo mi guardo intorno ed un titolo così non me lo posso certo perdere: “Bertrand Badré: vi spiego perché la finanza oggi può salvare il mondo“.

Bertrand Badré non lo avevo mai sentito nominare e l’articolo, scorso in fretta, non mi pare proprio sostenere quello che dice il titolo. Riportato più che altro per non perderlo. Vediamo se ci torno

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Qualcuno ragiona. Ma a che serve?

Molto bello l’intervento del presidente di Assolombarda ieri pubblicato per intero da il Foglio. Tutto condivisibile, ma a che cosa serve?

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Ma è una strada che porta da qualche parte?

Oltre all’evidente sollievo con cui l’informazione compassata accoglie l’incarico a Conte per la costituzione del nuovo governo, una ventata di ottimismo giunge anche dalle notizie sull’andamento dei tassi di interesse sul nostro debito pubblico.
Lo spread scende e con lui scende il costo del debito, il che non è certo un male per un paese indebitato come il nostro. E anche di questo pare che il merito sia da attribuire a Conte che sempre più sembra rivestire i panni del salvatore della patria. Una metamorfosi inattesa per un personaggio incolore e subalterno come Conte mi è apparso nei suoi primi quattordici mesi di governo. Un altro miracolo del genio di Salvini.

Ma al di là delle beghe di casa nostra, piccole per quello che sta succedendo nel mondo, i tassi scendono dovunque, un pò per le mosse delle banche centrali, un pò per le aspettative che tali mosse suscitano. Ma a me  pare che stia crescendo una irrazionalità complessivo nel sistema finanziario mondiale di cui assolutamente non capisco le conseguenze. E le temo, proprio perchè a me paiono irrazionali.

Oggi ho trovato sul Sole 24 Ore un articolo che mi ha molto impressionato: “Ecco i 5 grafici che spiegano l’agosto più pazzo di sempre sui tassi globali“.
A parte che non spiegano proprio niente, ma si limitano ad illustrare, sono impressionanti.

  1. I bond con rendimento negativi raggiungono l’importo complessivo di 17mila miliardi di dollari (un terzo delle obbligazioni in circolazione nei mercati finanziari di tutto il mondo)
  2. Le aziende con rating A si indebitano gratis
  3. L’indice dei mutui a tasso zero scivola sottozero
  4. L’Euribor sarà negativo anche per i prossimi cinque anni
  5. I nostri BTP a 10 anni scendono sotto l’1% (e mi pare che oggi siano scesi ancora mentre anche quelli di Spagna e Portogallo sono sotto lo zero)

Per chi vuole fare debito, e credo che il nuovo governo Conte si arruolerà sicuramente fra questi, sembra il mondo ideale.
Ma è anche un mondo razionale?
E sostenibile?

Perché qualcuno deve pagare per investire i suoi soldi? e che senso ha pagare per investire? E l’inevitabile spasmodica caccia ai rendimenti che a questo punto non può non scatenarsi fra chi di mestiere deve far guadagnare i clienti che affidano loro i risparmi, non li spinge inevitabilmente a correre maggiori rischi?

La moneta è un concetto che a me sfugge.

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Per favore, no

La mia classe dirigente non mi dà molte soddisfazioni.

Ma un piccolo favore potrebbe farmelo.

Non faccia il governo giallo-rosso. Ci porti al voto. Per una volta dia retta a me. E faccia contento Salvini. E’ l’unico modo per liberarcene.

Le vicende di questo agosto ne hanno rivelato, con una brutalità sconvolgente, la pochezza.
Le parole di Conte, il suo comportamento al suo fianco, la replica penosa, la dedica finale del paese alla beata Vergine, sono il degno epilogo di un comportamento che non si riesce non dico a capire, ma neppure a definire.

Inutile chiedergli perché ha aperto la crisi. Non lo sa. Probabilmente perché la mattina è sceso dal letto col piede sinistro e gli è venuto da comportarsi così. In giro immagino ci siano tante belle analisi sul perché e sul percome. Qualcuna l’ho letta anch’io.

Ma non servono a niente. Neppure Salvini sa che cosa vuole Salvini. L’unica cosa sicura è che piace a gran parte dei nostri concittadini, E allora facciamolo governare. Subito. Più aspettiamo e più lunga sarà la ns. agonia.

Quanto potrebbe durare un governo giallo-rosso? Giusto il tempo di intestarsi una finanziaria difficilissima, magari riuscire a far ripartire lentamente qualche cosa (ma che cosa si può far ripartire con i grillini?) e godersi le sparate di Salvini che, liberato da quei pochi vincoli che l’attività di governo gli hanno imposto, correrebbe beato in giro per l’Italia a riempirsi la bocca di inutili promesse.

Elezioni al più presto. Lui presidente del consiglio.
E che gestisca lui l’aumento dell’Iva che ha deliberato lui.
Allora, forse, non potrà continuare a scappare dalla realtà (non si presenterà ai veri G7, G8, G20 e via seguitando come ha fatto con le riunioni dei ministri degli interni europei in questi 14 mesi?) e vediamo come se la caverà.

Date retta a me. E’ l’unico modo per sperare di toglierselo dai piedi. Non per ripartire, putroppo, Ma, come dice il proverbio, chi vive sperando, muore cantando.

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Due mesi persi. Perchè?

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Un futuro da ubriachi?

Rapida incursione perché due articoli degli ultimi giorni non me li voglio perdere. Il senso è quello che sostengo da tempo: la finanza segue regole che, giorno dopo giorno, diventano sempre più evidenti, inevitabili ed assurde. Onado parla di banche centrali sbronze: il futuro che ci attende è quindi quello di vivere ubriachi e, di conseguenza, di non sapere bene dove andare?

Appunto Marco Onado, su laVoce.info, analizza “La sbornia che mina le banche centrali“, di fatto segnalando che la politica monetaria, nello specifico quella della Fed, non riesce a perseguire i propri fini, ma è costretta a venire a patti con i gestori dei mercati finanziari, o, forse meglio, a seguirne le imposizioni.

Molto simile il ragionamento di Mario Seminerio in “Il QE infinito, i tassi negativi e la trappola di debito” che commenta il nuovo piano prospettato da Draghi e ne mette in luce, di fatto, la profonda inutilità, o meglio, la progressiva irrilevanza degli strumenti finanziari e cerca di analizzare i rischi che la crescita dell’area dei tassi di interessi negativi ha, a cominciare dalla progressiva attenuazione della percezione del rischio.

Un futuro forse non da ubriachi, ma certo pieno di incognite e di problemi nuovi ed inattesi.

Aggiunta del 4 agosto 2019
Nuovo rinvio sul tema, questa volta da sinistra.E’ la volta del Fatto quotidiano a parlare di banche centrali che drogano i mercati e non sanno come riportarli in equilibrio “Banche centrali, la droga del denaro facile aumenta le disuguaglianze e il rischio di bolle. “Per uscirne i governi facciano la loro parte” . Ma a che serve l’allarme se nessuno, di fatto, sa come sottrarsi al ricatto dei mercati finanziari?

E allora è possibile continuare stampando moneta solo per impedire che i mercati finanziari scendano? Forse a questo punto è molto meglio ipotizzare l’operazione elicottero, distribuendo le stesse somme di denaro a pioggia su tutti i cittadini. Con quali effetti non ho idea, ma sempre meglio che continuare a pompare denaro nei forzieri degli speculatori finanziari

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Via il dente via il dolore

Oppure si potrebbe intitolare il post “fuori uno”.

A volte ho l’impressione di riuscire spesso ad indovinare quel che succede, ma la memoria non aiuta e allora proviamo a scrivere, per ricordare.

Le elezioni europee dell’altro giorno hanno detto, come sempre, tante cose, su di noi e sull’Europa. Comincio da noi.

Dei due autisti che un anno fa hanno preso la guida dell’autobus Italia per portarla a sbattere, come da tempo prevedo, contro il muro, uno, Di Maio, è stato sbalzato fuori. Ha dato il suo valido contributo ad accelerare la velocità dell’impatto ma, come è bene che succeda, ogni autobus che si rispetti deve avere una sola guida.

E allora, per favore, crisi di governo subito, elezioni politiche ai primi d settembre, maggioranza Lega con la piccola stampella della simpatica ragazzina e Salvini finalmente premier anche di diritto oltre che di fatto come è stato in quest’anno, pronto,  magari con Borghi al Tesoro, per una finanziaria che così sarà veramente epocale.

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