GM, Opel ed il lavoro del futuro (o il futuro del lavoro?)

Tre post (uno, due e tre) di Robert Reich sul salvataggio di GM che, letti di seguito, diventano un piccolo saggio sul futuro che ci attende.

In estrema sintesi, questi i punti basi del suo ragionamento:

  1. Non ha senso economico difendere a spada tratta i posti di lavoro nel settore manifatturiero: la tecnologia spinge inesorabilmente alla loro riduzione. In tutto il mondo: dagli Stati Uniti, il 11% dei posti di lavoro persi nel settore dal 1995 al 2002, ma il Giappone il 16%, il Brasile il 20% ed anche la Cina il 15%. Succede all’industria quello che è successo all’agricoltura nel secolo passato. 
  2. Ciò non vuol dire che non c’è più lavoro: vuol solo dire che il lavoro è cambiato. Un quarto dei lavori oggi censiti nelle statistiche Usa non esisteva 25 anni fa. E crescono due tipi di lavoro: quelli che Reich definisce “symbolic analytic” e quelli nei servizi alle persone a basso reddito.
  3. Lo sviluppo e la crescita dei lavori “symbolic analytic” richiedono un maggiore ed aggiornato livello di istruzione di massa per il quale gli Stati Uniti non sono attrezzati.
  4. Cinquant’anni fa il maggior datore di lavoro era la GM, con un costo orario per gli impiegati di 60$ all’ora, oggi è WalMart, ed il costo medio orario è sceso a 10$.
  5. A cosa servono i 60 miliardi di dollari investiti dal governo Usa nel salvataggio di GM?. Probabilmente solo a guadagnare tempo, per consentire un passaggio morbido da un modello all’altro. Ma la classe politica non lo sa o, se lo sa, non può dirlo, stretta fra coloro che deplorano l’intervento pubblico e coloro chevorrebbero il mantenimento sic et simplicter dello status quo.

Quanti insegnamenti, del tutto inascoltati, per noi.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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