I consumatori e l’organizzazione degli interessi

Molto interessante la recensione-commento che Michele Salvati fa, sul Corriere di oggi, del libro di Salvatore Biasco “Per una sinistra pensante“.

Il libro critica chi sostiene che il liberismo è di sinistra e  chi sostiene che il Partito Democratico debba spendersi per quella rivoluzione liberale la cui mancanza in Italia, da Gramsci in giù, viene indicata cone la causa di tutti i mali del paese. Crtica il llberismo non tanto per i suoi eccessi, resi evidenti dalla crisi attuale, ma per la sua visione di una società aperta, dove vanno esaltate e tutelate le libertà individuali, Il libro, mi sembra di capire affronta il peso ed il ruolo dell’associazionismo e dei suoi rapporti con il potere politico. E’ frutto della esperienza parlamentare e politica dell’autore, fatta da continue trattative con gli interessi economici, con i dirigenti delle cento e più associazioni di rappresentanza di questi.
Alcune domande cruciali, che, a detta di Salvati, emergono dal libro:
“Può mai la sinistrra rapportarsi alla società ed alla economia del nostro paese come se questi interessi economici e professionali non esistessero, e dunque riferendosi esclusivamente ai singoli individui intesi come utenti e consumatori, che si avvantagerebbero dall’abbattimento di barriere corporative, da una ventata concorrenziale che ridurrebbe i costi e lascerebbe sopravvivere soli i produttori più efficenti?”
“Può mai la politica italiana disinteressarsi dei modi in cui la società si auto-organizza, in cui gli interessi si associano e si difendono?”
“Può mai calare dall’alto regole e prescrizioniche non tengano conto di questa domanda associativa, riferendosi in modo esclusivo alle esigenze di massimo benessere dei singoli consumatori e dimenticando che costoro sono anche, in larga misura, produttori organizzati?”
Come sempre trovo negli altri una capacità di sintesi che riese a dare espressione a quelle riflessioni intorno alle quali mi arrovello quandio cerca di dare sostanza alla ipotesi di base delle mie riflessioni: l’aumento della importanza del momento del consumo rispetto a quello della produzione. Probabilmente il fatto che il reddito disponibile influenza iinevitabilmente la disponibilità per il consumo viene rafforzato che nel momento della produzione è più facile, più naturale, storicamente fondato, associarsi ed agire in comune che non in quello del consumo.

E l’azione collettiva ha evidentemente maggior peso in politica, da sempre e per forza di cose: 100 voti organizzati e visibili sono più pesanti di 100 voti singoli.

Annunci

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
Questa voce è stata pubblicata in Consumo, Politica interna, Potere, Produzione. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...