Consumo e riforma del sistema finanziario

Peccato che il caldo faccia aumentare la mia congenita pigriza, perché di argomenti da non lasciarsi sfuggire è pieno il mondo.

L’argomento di oggi sono le proposte di riforma del sistema finanziario, al cui errato funzionamento viene attribuita dai più la responsabilità della pesante crisi economica mondiale. Io non sono del tutto d’accordo, ma è un discorso che mi porterebbe troppo lontano, e per ora preferisco accantonarlo.

Tornando alla riforma del sistema finanziario da più parti si punta il dito sulle dimensioni delle imprese finanziarie e sulla necessità di riuscire ad evitare il ricatto del “too big to fail” . Oggi ne parla il FT, prendendo lo spunto dalle proposte di riforma presentate dal partito conservatore, in “Squeeze the leviathans of finance“. Si parla di ritorno allo Glass-Steagall Act ma si fa giustamente notare che non è un passo che possa avere un’unico sistema finanziario: l’interconnessione mondiale del mondo finanziario rischierebbe di penalizzare le aziende più regolate e provocare una fuga delle domiciliazioni. La mia impressione è che l’imposizione di nuove barriere fra i vari settori del mercato finanziario, per quanto personalmente la ritenga corretta ed indispensabile, sia di fatto bloccata dal enorme potere di veto della lobby finanziaria, soprattutto di quella americana.

Negli Stati Uniti al dibattito sul TBTF  si è aggiunto quello, che mi stava sfuggendo, sulla CFPA, la nuova agenzia federale proposta a tutela del consumatore. La Consumer Financial Product Agency dovrebbe raccorpare poteri sparsi ed in particolare dovrebbe subentrare alla FED nella tutale dei clienti dei colossi bancari e finanziari. Le ragioni a favore della agenzia sono ben riassunte in questi due articoli, uno dal NYT (Why Banks Should Support a Consumer Financial Protection Agency) e l’altro dal mio solito blog USA Three Myths about the Consumer Financial Product Agency particolarmente interessante.

I tre miti da sfatare sono:

  1. La CFPA finirebbe per limitare la scelta dei consumatori e bloccare l’innovazione: no, al contratio, come è successo p’er esempio nel settore dei farmacia, il controllo pubblico sui prodotti proposti aumenta le possibilità e le capacità di scelta dei consumatori, in particolare favorendone le comprensione e l’informazione, e spinge una maggior competizine fra le aziende produttrici;
  2. La CFPA aggiungerebbe un altro livello di controllo, aumentandone i costi: no, perché li riaccorperebbe e semplificherebbe. Si dovrebbe riuscire ad arrivare a prodotti innovativi e di facile comprensione;
  3. Non bisognerebbe separare la vigilanza sul sistema da quella sui prodotti: ma ad oggi la vigilanza esistente non ha avitato la crisi.

Dal mio punto di vista, e credo di averlo già scritto in unpost che debbo cercare, è indubbio che nel settore finanziario manca un effettivo controllo del consumatore sul prodotto che gli viene offerto, perchè questo molto spesso non è di chiara comprensione ed esiste una evidente disparità di informazione e di cultura fra venditore ed acquirente.

Ben venga quindi una maggior tutela pubblica su quello che viene venduto, ma questa tutela pubblica deve necessariamente accompagnarsi ad interventi che spezzino il potere di controll sul mercato delle grandi aziende, ed il loro potere di ricatto verso i cittadini e lo stato insito nel concetto delle aziende troppo grandi per poter essere lasciate fallire. Un tale genere di azienda non deve esistere.

E sul tema della CFPA sarà da tenere sotto controllo lareazione della FED, per nulla propensa a lasciarsi sfuggire uno dei suoi poteri.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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