Crisi economica, consumi e classe media

Merril Linch ha pubblicato lo scorso agosto un rapporto “The Myth of the Overlevered Consumer” che analizza la situazione attuale dei consumatori Usa ed in particolare il loro grado di indebitamento e ne trae la conclusione che saranno i consumi della upper class, il 10% più ricco degli americani, a trainare la ripresa e pertanto sconsiglia una ridefinizione delle aliquote sul reddito perché una penalizzazione dei consumatori ricchi ne metterebbe a rischio l’incentivo a consumare.

Non sono riuscito a trovare il rapporto originale (probabilmente è a pagamento), ma da una seria di articoli (Robert Reich, MercatoLibero, Tom Petruno) è possibile farsene una idea e trarne qualche indicazione.

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Il ragionamento di Merril Linchy parte da una premessa metodologica: definisce la classe a basso reddito quella composta da coloro i cui guadagni si collocano nel primo 40% dei percentili di reddito, la classe media quella composta da quelli che si collocano fra il 40 ed il 90% e la classe ricca quella del 10& più alto.  Merrill Lynch stima che la classe bassa pesi per il 12% dei consumi americani, quella media per il 46% e quella alta per il residuo 42%.
Il problema nasce dal fatto che la classe media è quella pià gravata dai debiti: come si vede anche dal grafico sopra riportato mentre la classe basso ha in carico debiti pari al 133% del reddito e quella alta al 1116%, i debiti della classe media arrivano ad oltre il doppio del reddito disponibile, ben il 205%.
Nè va trascurato che la classe media è quella in cui le attività immobiliari, le più gravate dalla crisi, pesano di più, circa un quarto rispetto al 15% di quella bassa ed al 7,5% di quella alta, il che vuol dire che la ripresa delle attività finanziarie verificatosi nella prima metà del 2009 ha beneficiato meno la classe media di quanto non abbia fatto con quella alta.

Da qui la conclusione di Merril Lynch cha vede una possibilità di traino della ripresa solo nei consumi della classe alta e sconsiglia pertanto ogni azione fiscale tesa a redistribuire il reddito, che finirebbe per scoraggiare e penalizare il segmento sociale meglio posizionato per un aumento dei consumi.

Commenta giustamente Reich; “se abbiamo imparato qualcosa dalla Grande Recessione-Mini Depressione degli ultimi 18 mesi, è che reddito e ricchezza dirottati verso il vertice della piramide hanno reso la nostra economia molto meno stabile. Quando la maggioranza della classe media e degli americani poveri stanno perdendo il loro lavoro o hanno paura di perderlo, o quelli che hanno ancora un posto di lavoro hanno salari piatti o in diminuzione, non c’è modo di rimettere in carreggiata l’economia. E’ la strada sulla quale eravamo — caratterizzata da salari medi stagnanti, allargamento della disuguaglianza, precarietà del lavoro — ad averci messo in questi guai prima di ogni altra cosa.”

In effetti una diversa lettura dei dati di Merril Lynch lascia trasparire la profonda decadenza in cui anni di bassa crescita del reddito disponibile, insieme ad una fortissima crescita della diseguaglianza incentivata da meccanismi endogeni al modello di sviluppo e dalla riforma fiscale voluta da Bush, hanno sprofondato la classe media americana, costretta e/o invogliata ad indebitarsi fino al doppi del proprio redditto per mantenere un tenero di vita a cui si era abituata ma per il quale non aveva più il reddito per procurarselo, in una profonda depressione da cui ora cerca di uscire riprendendo a risparmiare.

Solo una vigorosa ripresa dei redditi della classe media, negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, che consenta una riduzione del fardello dei debiti potrà assicurare una domanda adeguata a rilanciare la produzione.

 

Per dati più aggiornati sulle conseguenze della crisi economica sui redditi e sulla loro distribuzione negli Stati Uniti, questo articolo analizza i dati relativi al 2008 già disponibili sottolineando che l’unica via d’uscita sta in una efficace politica contro la disoccupazione. Parecchi rinvii.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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