Il debito pubblico: quanta confusione ma il nostro problema è qui

L’uscita di Berlusconi sull’Irap ha scatenato un putiferio di reazioni e, soprattutto, ha portato alla ribalta lo scontro sotterraneo in corso nel Pdl fra Tremonti ed i suoi avversari. Tante le chiacchiere inutili e le ovvietà

E la cosa buffa è che l’analisi pià interessante su cosa fare visto lo stato penoso del nostro bilancio comune era già uscita un mese fa. L’ho scoperta anch’io solo in questi giorni, e proprio per questo non voglio lasciarmela sfuggire.

E’ opera del centro studi Economia Reale, che ha un sito bruttissimo di difficile utilizzo e che fa capo a Mario Baldassarri, economista di provenienza AN ed attualmente presidente della Commissione Finanze del Senato.

Si tratta di un vero e proprio manifesto di politica economica alternativo alla strategia di Tremonti e che trovate qui. Le sue probabilità di realizzazione sono praticamente nulle, e non solo perchè aggiorno il post a quasi un mese di distanza (21/11) ma perchè riforme incisive non sono nelle aspirazioni e nelle possibilità della nostra classe dirigente.

Ma l’originalità della proposta merita comunque un breve sunto ed una nota di merito.

Obiettivo del documento è una manovra che poggi “ su riforme strutturali e permanenti, che dovrebbero produrre effetti anche in termini di equità sociale con più concrete opportunità di libere scelte per le famiglie e le imprese” (p.2).

La manovra è semplicissima nella sua drasticità: si propone di ridurre la spesa pubblica di 35 milardi di euro, da recuperare in due capitoli “Acquisto di beni e servizi” e “Trasferimenti pubblici a fondo perduto” e di trasferire questi 35 miliardi, pari pari per 15 miliardi alle famiglie e per 12 alle imprese, atraverso riduzioni fiscali e di destinari i residui fondi risparmiati a investimenti pubblici in investimenti (6 miliardi) e a risorse per sicurezza e difesa (2 miliardi) e ricerca e innovazione (1 miliardo).

Le elaborazioni tabellari e grafiche che costituiscono la gran parte del rapporto, mostrano come una simile manovra sarebbe in grado di migliorare drasticamente sia l’andamento del debito pubblico che quello della crescita del Pil.

L’ipotesi politica forte che sottosta al rapporto, e che condivido in pieno, sta nel ritenere prioritario, un drastico taglio della spesa pubblica, rispetto agli sgravi fiscali.

Tutto da verificare che un simile taglio nella spesa pubblica sia realizzabile, non dico politicamente, terreno su cui la realtà si è già incaricato di dimostrarne l’irrealizzabilità, ma teoricamente, vista la strutturale rigidità del nostro bilancio statale dove, nota anche il rapporto, dei cinque principali aggregati di spese pubblica due, salari e stipendi e pensioni,  sono di fatto incontenibili, se non sul lungo periodo e a prezzo di grossi sforzi politici, uno,  interessi sul debito pubblico, sfugge al nostro controllo, per cui solamente gli ultimi due sono utilizzabili in una manovra di politica economica,  acqusiti di beni e servizi trasferimenti a fondo perduto.

Ed è su questi due che Economia Reale propone di intervenire pesantemente.

Per la prima voce utilizza i dati contenuti in uno studio del Senato del luglio scorso (Elementi di documentazione n. 18) che illustra come tale spesa sia cresciuta dal 2001 al 2008 da 96 a 128 miliardi, ad un tasso doppio di quello dell’inflazione. Ancora più rapida la crescita del secondo comparto che dal 2000 al 2007 è passato da 30 a 45 miliardi, per spese oltretutto la cui efficacia, si afferma, è giudicata “quanto meno dubbia, anche alla luce di studi teorici ed empirici” (p. 25).

Il progetto è interessante per la sua filosofia ed è molto dubbio per la sua realizzabilità: sostanzialmente Economia Reale propone un taglio di 35 miliardi du spese complessive di 173, pari a poco più del 20%. Una percentuale stratosferica di riduzione per un comparto di spesa pubblica.

Eppire dalla riduzione della spesa pubblica deve passare il rilancio dell’Italia.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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