Il bilancio dello stato: siamo messi così. Molto male

I dati li ho recuperati dalla tavola IV.1 “Cont della PA a legislazione vigente, scostamento delle previsioni rispetto al DPEF (in milioni di euro)” della RELAZIONE PREVISIONALE e PROGRAMMATICA per il 2010.

Mi sono limitato a riportare i dati del 2008 (consuntivi) e quelli previsionali per il 2009 della RPP, tralasciando quelli del DPEF e quelli degli anni successivi al 2009, pur presenti nella tabella del ministero, per non appesantire l’analisi, di per sé già abbastanza eloquente.

2008 2009
SPESE variazione %
Redditi da lavoro dipendente 171.160 175.225 4.065 2,37%
Consumi intermedi 128.442 133.173 4.731 3,68%
Prestazioni sociali 278.008 291.280 13.272 4,77%
di cui: Pensioni 223.396 232.730 9.334 4,18%
Altre prestazioni sociali 54.612 58.550 3.938 7,21%
Altre spese correnti 57.396 59.415 2.019 3,52%
Totale spese correnti 635.006 659.093 24.087 3,79%
(in % del PIL) 40,39% 43,05% 2,66% 6,60%
Interessi passivi 80.891 74.013 -6.878 -8,50%
(in % del PIL) 5,14% 4,83% -0,31% -6,03%
Totale spese correnti 715.896 733.197 17.301 2,42%
di cui: spese sanitarie 108.747 112.996 4.249 3,91%
Totale spese in conto capitale 59.027 69.446 10.419 17,65%
di cui: Investimenti fissi lordi 34.973 40.635 5.662 16,19%
Contributi in conto capitale 23.077 26.988 3.911 16,95%
Altri trasferimenti 977 1.823 846 86,59%
Totale spese finali al netto di interessi 694.033 728.539 34.506 4,97%
Totale spese finali 774.924 802.552 27.628 3,57%
ENTRATE
Totale entrate tributarie 457.424 444.065 -13.359 -2,92%
di cui: Imposte dirette 241.427 237.715 -3.712 -1,54%
Imposte indirette 215.519 205.872 -9.647 -4,48%
Imposte in c/capitale 478 478 0 0,00%
Contribuito sociali 214.718 213.910 -808 -0,38%
di cui: Contributi effettivi 210.867 210.000 -867 -0,41%
Contributi figurativi 3.851 3.910 59 1,53%
Altre entrate correnti 56.719 57.417 698 1,23%
Totale entrate correnti 728.861 715.392 -13.469 -1,85%
Entrate in c/capitale non tributarie 3.083 6.216 3.133 101,62%
Totale entrate finali 731.944 721.608 -10.336 -1,41%
p.m. Pressione fiscale 42,51% 42,72% 0,22% 0,51%
SALDI
Saldo primario 37.911 -6.931 -44.842 -118,28%
(in % del PIL) 2,41% -0,45% -2,86% -118,78%
Saldo di parte corrente 12.487 -18.283 -30.770 -246,42%
(in % del PIL) 0,79% -1,19% -1,99% -250,37%
Indebitamento netto -42.980 -80.944 -37.964 88,33%
(in % del PIL) -2,73% -5,29% -2,55% 93,41%
PIL nominale 1.572.243 1.530.905 -41.338 -2,63%

Per i commenti, non si sa bene da che parte cominciare, tante sono le considerazione che questi pochi dati riepilogativi della nostra situazione suggeriscono.

Comunque cominciamo dai saldi, la sintesi di un bilancio. La tabellina ne riporta tre, il saldo primario, quello di parte corrente e l’indebitamento netto.

Il più importante è, indubbiamente, l’ultimo: l’indebitamento netto, che sintetizza la differenza fra il Totale delle entrate ed il Totale delle spese. La differenza tra il consuntivo del 2009 e la previsione per il 2009 vede un aumento dell’indebitamento netto di 38 miliardi di euro, un ‘aumento percentuale di quasi il 90%. Ancora più preoccupante la crescita degli altri due saldi: il saldo primario, che non considera nelle uscite le spese per interessi, aumenta di quasi 45 miliardi, con un aumento percentuale di oltre il 100%, il che vuol dire che è più che raddoppiato, mentre il saldo di parte corrente, che esclude entrate ed uscite in conto capitale, di fatto gli investimenti dello Stato, aumenta in un anno in pratica del 250%.
La mia interpretazione: nonostante la consistente riduzione del servizio del debito, gli interessi passivi pagati dallo Stato sul debito progresso, frutto della particolarissima situazione dei mercati finanziari, con la riduzione praticamente a zero dei tassi da parte delle banche centrali per facilitare l’uscita dalla crisi economica, non siamo riusciti ad approffittarne più di tanto. Gli interessi passivi sono diminuiti di quasi 7 miliardi, in percentuale l’8,50%, ma la loro diminuzione è stata più che compensata dalla crescita delle altre spese correnti, salite di 24 miliardi, il 3,8%. Più positivo il fatto che le spese in conto capitale siano cresciute in maniera piuttosto consistente, oltre il 17%, più di 10miliardi, distribuiti fra aumento degli investimenti fissi ei contributi in conto capitale. Probabilmente gli effetti delle poche azioni anticicliche compiute da Tremonti, il rilancio delle opera pubbliche, anche se temo che sotto la voce Contributi in conti capitale possano nascondersi trasferimenti a fondo perduto alle azienda pubbliche, a cominciare dalle FS.

Ma se gli interessi passivi scendono che cosa ha comportato l’aumento del debito? E’ la risposta a questa domanda che preoccupa per il nostro futuro: tutta le voci di spesa sono in crescita, e tutta le voci di entrata sono in diminuzione.

E’ vero che in una situazione di crisi economica dovuta a carenza della domanda, come è quella in cui ci troviamo, l’aumento del debito pubblico svolge una funzione anticiclica, stabilizzando appunto la domanda. Ma preoccupa il fatto che, a dispetto di tutti i proclami di contenimento della spesa pubblica e della necessità di una sua razionalizzazione, a conti fatti di questi sforzi non si vedono i risultati. Passi per la crescita dei redditi da lavoro dipendente, i compensi dei dipendenti pubblici, cresciuti del 2,4%; passi per la crescita delle prestazioni sociali, che salgono del 4,8%, dove al forte incremento delle Altre prestazioni sociali (7,21%), i meccanismi automatici a cominciare dalla CIG che scattano in caso di crisi economiche, continua ad accompagnarsi una troppo vivace crescita delle pensioni (4,2% ma questo è un discorso lungo); ma come fanno a crescere del 3,7% i Consumi intermedi, praticamente tutte le altre spese della PA, quando i giornali sono piene delle lamentele di ogni settore della PA, che lamenta i tagli insostenibili cui è soggetto?

L’impressione è che la spesa pubblica sia un rubinetto che perde e che nessuno riesce a chiudere. Ed acquistano maggior peso le proposte di chi, come Mario Baldassarri, vede proprio in una drastica riduzione di queste spese la via maestra per risanare il nostro bilancio pubblico e la nostra situazione economica. E non per niente tale proposta passa sotto silenzio.

E non è più consolante il quadro se si passa ad analizzare l’altro versante del nostro bilancio, quello delle entrate. Anche qui se sembra logico, in un periodo di crisi, scontare una diminuzione delle entrate, perché viene contabilizzata una riduzione delle imposte indirette maggiore della riduzione prevista del PIL? La logica vorrebbe che gli incassi per l’Iva seguissero l’andamento del fatturato complessivo del paese. Ed invece il Ministero dell’Economia prevede una diminuzione del Pil nominale, dal 2008 al 2008, del 2,63%, ed una riduzione dell’Incasso da imposte indirette del 4,48%. Ha forse ragione chi vede in questi dati il segnale di una forte ripresa dell’evasione fiscale?

In sostanza a me il quadro sembra questo: deficit in aumento pesante, spesa incomprimibili e, forse, fuori controllo, entrate in calo maggiore di quanto farebbero pensare i dati dell’economia.

C”è di che preoccuparsi, soprattutto se si pensa che il debito complessivo è salito e l’unica riduzione di spesa visibile, quella per gli interessi passivi,  subisce la minaccia di una maggior mole di debito e del probabile aumento dei tassi, non appena la crisi economica accennerà a passare.

Eppure l’agenda della nostra classe politica è piena di altri interessi. Eppure dai numeri bisogna partire, ed ai numeri saremo costretti, presto o tardi, a ritornare.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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2 risposte a Il bilancio dello stato: siamo messi così. Molto male

  1. LUIGI DI IANNI ha detto:

    Ho letto il Suo articolo relativo alla situazione del bilancio dell’ “azienda Italia” e mi sento confortato perchè da anni predico le stesse cose.
    Mi vorrei presentare: ho 60 anni, ragioniere, da 40 svolgo attività nel commercio (sono stato agente di commercio per le principali aziende italiane del settore alimentare) ed da 15 anni sono artigiano. Ho 12 dipendenti pagati regolarmente tutti i mesi. La mia piccola azienda di panificazione e pasticceria è in equilibrio finanziario ed economico grazie anche ai sacrifici personali e familiari. Premesso questo, da parecchio tempo, ogni giorno informo le persone a me vicine, gli amici che hanno attività commerciali ed anche qualche amico pubblico dipendente, del fatto che ogni giorno la nostra “azienda Italia” perde 500 miliardi di euro che moltiplicati per 365 giorni fanno 182.500 miliardi a fine anno. Anche un modesto ragioniere come me ritiene che prima o poi questa azienda fallisca.
    La mia meraviglia è che le persone in questione non si rendono conto di questo
    e seguitano a credere che i problemi prima o poi si risolveranno da soli.
    Io credo che tra breve non verranno pagati più gli stipendi dei dipendenti pubblici, le pensioni a meno che non si voglia ridurre drasticamente le spese.
    Ai voglia a fare scudi fiscali che, se va bene, danno ossigeno per 10 giorni.

    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

  2. Giuseppe Ferrari ha detto:

    Sono contento che anche Lei condivida la mia preoccupazione per lo stato dei conti della nostra azienda Italia.
    Ho però l’impressione che Lei esageri un poco con i numeri e che, come capita anche a me, confonda un poco euro e lire.
    Se riprendiamo i dati del nostro ministro che ho commentato, quello che più si avvicina al risultato di esercizio, l’utile o la perdita, dei bilanci civilistici che Lei ed io siamo abituati a chiudere al 31 dicembre di ciascun anno, è il disavanzo finanziario che è previsto da Tremonti per il 2009 in quasi 81 miliardi di euro, il che fa una perdita, per ogni giorno che il buon Dio ci ha concesso nell’anno che si sta chiudendo, pari a poco più di 220 milioni di euro, più di 400 miliardi delle vecchie lire.
    Non le cifre da Lei indicate, ma comunque un bel debito che qualcuno deve oggi finanziare e domani pagare. Per ora c’è chi ci finanzia ma io sono convinto che sarà sempre più difficile trovarlo e mi vergogno molto di lasciare un simile debito alle mie figlie da pagare.

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