Tremonti uomo dell’anno. Quos Deus vult perdere, amentat

La citazione latina e l’idea di questo post mi erano già venute in mente ieri mattina, leggendo il peana che il Corriere della Sera aveva innalzato al rientro in Italia dei 95 miliardi dello scudo fiscale. Ma poi la solita pigrizia e la tranquillità delle vacanze avevano fatto sbollire l’arrabbiatura e l’idea era passata nel dimenticatoio.

A risvegliarla ci ha pensato il Sole 24 Ore, il cui gruppo di esperti (o di firme autorevli, non ho capito tanto bene, ma poco importa), chiamato a stilare una delle solite classifiche di fine anno, ha avuto la bella pensata di collocare al vertice di una classifica improbabile, che è da sola la conferma che, con questa classe dirigente, siamo spinti sul ciglio del burrone, proprio il nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Vediamo le motivazioni, tralasciando i panegirici sulle notte insonni per scrivere testi che rimarranno basilari nellacomprensione della nostra epoca (e già sarebe abbastanza).

Naturalmente si parte dai 95 miliardi recuperati con lo scudo fiscale. Ed in effetti, se fossero effettivamente 95 miliardi di incassi per lo stato, per la prima volta da tempi immemorabili il nostro bilancio comune presenterebbe un rielvante attivo finanziario., visto che, secondo le previsioni dello stesso Tremonti il 2009 dovrebbe chiudersi in rosso per noi di circa 81 miliardi.

Ma non è così, con buona pace del Sole 24 Ore e del Corriere. Nelle nostre tasche di miliardi non ne sono entrati neppure 5. Gli altri 90 sono rimasti a disposizione di anonimi personaggi che potranno reinvestirli in altre interessanti operazioi da cui potranno ricavare altri utili esentasse. E pensare che, mal contando,, su 100 miliardi di redditi regolarmentedenunciati, poco poco lo Stato italiano, cioè noi, dovrmmo ricavare una cifra che oscilla fra i 35 ed i 40 miliardi. Dal mio puntodi vista l’operazione scudo fiscale si è chiusa, per noi, con una perdita secca attorno ai 30/35 miliardi e con una perdita in prosettiva ancora più alta. E per fortuna che il Sole 24 Ore accomuna nell’elogio a Tremonti il direttore della Agenzia delle Entrate, che dovrebbe appunto vigilare sul corretto andamento delle nostre entrate fiscali. Complimenti a tutti e due.

E passiamo al seconddo dei titoli di merito che giustificano il prestigioso titolo al nostro ministro del Tesoro: la sua fermezza nel blindare i conti pubblici e nel tener testa alle richiesta dei colleghi. Ed in effetti di questa virtù di Tremonti sono piene le cronache.

Peccato che i suoi numeri cantino un’altra musica: secondo le prevision del ministero dell’economia, le spese correnti nel 2009 aumenteranno, rispetto al consuntivo del 2008 di oltre 17miliardi, quasi del 2,5%. E’ vero che si tratta di un confronto fra dati consuntivi per il 2008 e dati previsionali per il 2009, ma non mi sembrano indicare una attento controllo della spesa pubblica. E le conseguneze si vedono a livello di saldi finali. Le previsioni per l’indebitamento netto prevedono che il nostro deficit pubblico, sostanzialmente la perdita auunale dell’azienda Italia, passi dal 2008 al 2009 da  42 miliardi circa a 81 miliardi, praticamente si raddoppia.

Sono previsioni, ma sono le previsioni di Tremonti, non quelle di suoi avversari. Ed io, nel mio piccolo, sono convinto che si tratta di previsioni ottimistiche, basta guardare all’andamento del PIL, che Tremonti, nelle sue tabelle, stima in discesa dal 2008 al 2009 del 2.23%, mentre le indicazioni più accreditate si aggirano introno ad una diminuzione del 5%.

Certo potrei consolarmi dicendo che, se i giornalisti del maggior quotidiano economico del paese giudicano l’uomo che prevede di conseguire questi risultati quanto di meglio possa esprimere il paese, vuol solo dire che va bene così e che non i poteva fare di meglio.

Io invece mi ostino a ritenere che sia solo l’ennesimo segno di quanta in basso stia cadendo questo paese e di come la sua classe dirigente, scadente ed arrogante, proprio come Tremonti, lo guidi tranquilla verso il baratro. Ma almeno loro ne hanno un tornaconto, in termini economici e/o di potere. Ma noi? Purtroppo il debito pubblico è una droga, sottile e  suadente, che inquina tutti. Eppure e da qui che si deve parire se si vuole risollevare il paese.

Come tutte le cure disintossicanti non è nè facile nè gradevole. Ma è indispensabile.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Tremonti uomo dell’anno. Quos Deus vult perdere, amentat

  1. storr ha detto:

    gli evasori ringraziano e i contribuenti onesti vengono di nuovo presi in giro

    Lo scudo fiscale: il peggior condono di Tremonti

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