Debito e sviluppo: una correlazione inversa

Crescita del PIL al variare del livello del debito pubblico
Alcune economie avanzate, 1790-2009
(percentuale annua di variazione)

Paese periodo Sotto il 30% Tra il 30% ed il 60% Tra il 60% ed il 90% Oltre il 90%
Australia 1902-2009 3,1 4,1 2,3 4,6
Austria 1880 -2009 4,3 3,0 2,3 n.a.
Belgio 1835-2009 3,0 2,6 2,1 3,3
Canada 1925-2009 2,0 4,5 3,0 2,2
Danimarca 1880-2009 3,1 1,7 2,4 n.a.
Finlandia 1913-2009 3,2 3,0 4,3 1,9
Francia 1880-2009 4,9 2,7 2,8 2,3
Germania 1880-2009 3,6 0,9 n.a n.a.
Giappone 1885-2009 4,9 3,7 3,9 0,7
Gran Bretagna 1830-2009 2,5 2,2 2,1 1,8
Grecia 1884-2009 4,0 0,3 4,8 2,5
Irlanda 1949-2009 4,4 4,5 4,0 2,4
Italia 1880-2009 5,4 4,9 1,9 0,7
Norvegia 1880-2009 2,9 4,4 n.a. n.a.
Nuova Zelanda 1932-2009 2,5 2,9 3,9 n.a.
Olanda 1880-2009 4,0 2,8 3,9 3,6
Portogallo 1851-2009 4,8 2,5 1,4 n.a.
Spagna 1850-2009 1,6 3,3 1,3 0,1
Stati Uniti 1790-2009 4,0 3,4 3,3 -1,8
Svezia 1880-2009 2,9 2,9 2,7 n.a.
Media
3,7 3,0 3,4 1,7
Mediana
3,9 3,1 2,8 1,9
Numerosità 2.317 866 654 645 352

Questa tabella la ho recuperata in un articolo di Reinhart e Rogoff, “Growth in a Time of Debt” che riassume i risultati un uno studio, che sembrerebbe ponderoso, compiuto dagli autori sulle correlazioni fra il debito pubblico e i risultati in termini di sviluppo economico..

Ed è uno studio che, come giustamente osserva il WSJ, aggiunge ulteriori munizioni a chi teme che la crescita del debito pubblico, impetuosa in questi tempi di crisi economica e di continue esortazioni ai governi di tutto il mondo affinchè intervengano a sostegno dei declinanti redditi dei loro cittadini, in realtà alla fine si riveli più dannosa che benefica.

I due autori hanno predisposto un database che comprende oltre 3.700 osservazioni annualisul rapporto fra sviluppo economico, inflazione ed i differenti livelli di debito pubblico ed estero; i dati riguardano 44 paesi per un periodo che varia da paese a paaese ma che per quasi tutti supera i duecento anni (per gli Stati Uniti come si vede dalla tabella i dati partono dal 1790).

Tre le conclusioni principali che ne traggono gli autori:

  1. La correlazione fra debito pubblico e crescita del PIL è debole al disotto della soglia di un rapporto debito/pil inferiore al 90%, ma al disopra di tale soglia i tassi mediani di crescita scendono di 1 punto e quelli medi ancor più marcatamente;
  2. I paesi emergenti debbono affrontare soglie di allarme molto più basse per il debito estero (pubblico e privato);
  3. Non esiste apparentemente una correlazione fra l’inflazione ed i livelli di debito pubblico.

La prima osservazione, se riferita all’Italia, sembra particolarmente cogente: il nostro tasso di crescita è stato  i più alti fra tutti i venti paesi sviluppati oggetto dell’analisi quando il nostro debito è stato al disotto della soglia del 60% del PIL ed ha drammaticamente rallentato quando il debito è salito. Ed oggi il nostro debito veleggia verso quota 120% del PIL annuo. Il che fa pensare che lo sviluppo sarà lento e difficile.

I dati del rapporto recuperato in rete non sono dettagliati e non consentono di approfondire l’analisi. Sarebbero da analizzare bene le definizioni di debito pubblico utilizzate e le periodizzazioni, ed in effetti mi sono affrettatto a spendere 20 euro per farmi mandare il libro completo dagli USA. Chissà se riuscirò mai a venire a capo.

Ma da quel poco che emerge da questa analisi, esce fortemente rafforzata la mia ipotesi che il nostro problema sia il debito e che una classe politica che non lo capisce sta rendendo un cattivo servizio al paese.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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