Fiat e governo: la polvere che affiora da sotto il tappeto

E’ particolarmente interessante la virulenta polemica che oppone in questi giorni il governo e la Fiat a proposito della progettata chiusura dello stabilimento di Termini Imerese.

Non tanto e non solo per l’astioso rimpallo dei benefici che, da sempre, il governo nazionale riserva alla maggiore impresa nazionale. Ma perché ho l’impressione che il fastidio con cui le massime autorità governative rinfacciano alla Fiat la sua ingratitudine sia dovuta al semplice fatto che la chiusra dello stabilimento siciliano, per le sue ripercussioni mediatiche inevitabili, rischia di portare alla attenzione dei media e della opinione pubblica quello che il governo ha ostinatamente cercato di negare: la crisi colpisce anche l’Italia e, con ogni probabilità, la colpirà in maniera più virulenta proprio per l’ostinazione con cui Berlusconi e Tremonti, l’uno e l’altro concordi per quanto per ragioni diverse, ne hanno fino ad oggi negato la gravità.

I segnali di insofferenza verso chi rileva le nostre difficoltà erano fino ad oggi emersi solo su aspetti troppo specialistici per coinvolgere l’opinione pubblica, a cominciare dalla polemica sui dati statistcii su occupazione e disoccupazione, ma episodi come quelli di Termini o della Alcoa, per la loro rilevanza mediatica, rischiano di fare emergere alla luce del sole i problemi che il governo ha stupidamente cercato di nascondere sotto il tappeto.

Penso che ci divertiremo.

A proposito, un’ultima osservazione sui dati e sul comportamento di una classe dirigente che si muove solo se le notizie appaiono in televisione.
Se non ricordo male a Termini Imerese sono in gioco 1.350 posti di lavoro diretti. Ieri in stabilimento ho dato una scorsa ad uno dei tanti giornalini a basso costo (solo 20 cent.) distribuiti nell’hinterland milanese,  “Cronaca Qui“. Il numero di giovedì 4 febbraio ha due pagine dedicate agli effetti della crisi economica sul settore metalmeccanico in provincia di Milano e di Monza.
Questi i numeri, tutti riferiti agli ultimi sei mesi del 2009: 20.644 i metalmeccanici in cassa integrazione o in mobilità, 17.274 gli operai in cassa integrazione ordinaria, 1.816 i metalmeccanici messi in mobilità, 931 le aziende in difficoltà.
Non sono in grado di verificare l’attendibilità di tali informazioni, ma una cosa è certa: sono numeri che non finiscono sul TG1 o sul TG5 delle 20,00 e pertanto non interessano a chi ci governa.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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