Prospettive per l’economia e la società italiana

Avevo già avuto modo di apprezzare Salvatore Rossi, oggi Direttore Centrale per l’Area Ricerca economica e relazioni internazionali della Banca d’Italia, per il suo libro “La politica economica italiana 1968-2007“.

E’ stato pubblicato in questi giorni sul sito della Banca d’Italia il suo intervento alla giornata di studi in onore di Guido Rey, dal titolo “Aspetti della politica economica italiana dalla crisi del 1992-93 a quella del 2008-2009“, dove sostanzialmente aggiorna la sua analisi.

Il paper non è molto lungo ed è corredato da una interessante serie di grafici. Due sono le osservazioni che non vorrei dimenticare.

La prima, alle pagg. 10 e 11, riguarda la spesa pubblica. Scrive Rossi: “La spesa pubblica primaria è dominata dalla spesa sociale. Questa non è fuori linea rispetto al resto dell’Europa.  Tuttavia, appare del tutto anomala la sua composizione. Quasi due tersi di essa sono assorbiti dalle esigenze di anziani e coniugi superstiti, contro una quota pari a meno della metà nel resto dì’Europa. E’ invece molto minore la spesa destinata alla disoccupazione e all’occupazione, alla famiglia, alla casa, ai poveri. La composizione della spesa è anomal anche sotto un altro profilo: è orientata, molto più che nella media europea, a favorire i lavoratori autonomi e gli appartenenti, attuali o passati, al mercato “regolare” del lavoro dipendente …
Nel complesso, una tale struttura della spesa è socialmente iniqua; è avversa alle esigenze di competitività e di sviluppo del sistema produttivo; è finanziariamente perniciosa, perché contrasta con le tendenze demografiche di una società che invecchia” (sottolineature mie)

Ancora una volta un severo richiamo all’egoismo della nostra generazione ed un ammonimento sul difficile sentiero che ci attende, quando la nostra classe politica deciderà finalmente di guardare alle cose importanti.

La seconda, alle pagg. 13 e 14, dopo aver sottolineato il basso tasso di occupazione che ci caratterizza, al di sotto del 60% della popolazione in età di lavoro, ferma la nostra attenzione sull altro nostro, enorme, punto di debolezza ” Ma la questione cruciale è quella della produttività. Negli Stati Uniti, il frutto di un’ora di lavoro si accresce in media del 3% l’anno dalla metà degli anni Novanta, grazie all’uso di nuovi strumenti …Il progresso della produttività nel nostro paese invece rallenta fino a fermarsi. QUali le cause? Esse risalgono indietro nel tempo e sono analizzabili sotto tra spetti: chi produce, che cosa si produce, come si produce.” (anche qui sottolineature mie).

Il che vuol dire, sostanzialmente: poca gente che lavora e  bassi fruttti di questo lavoro. La logica conseguenza è una situazione economica dove il tenore di vita è sostenuto del debito pubblico, con le ben note conseguenze ancora una volta sul nostro futuro. Ma credo che questo non interessi a nessuno.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Prospettive per l’economia e la società italiana

  1. Nicola Z. ha detto:

    Complimenti per questo e gli altri post! Cercavo informazioni generiche sull’economia italiana tanto per vedere che fonti ci sono oltre alle solite note tutte condizionate..

    Ci vorrebbe più informazione come la sua e meno giornali-televisioni spazzatura!

    Cordiali saluti!

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