Debito pubblico. Perchè continua a salire

Ieri l’Istat ha pubblicato i dati sul debito consolidato delle amministrazioni pubbliche al 31 dicembre 2010 ed i giornali ne hanno ampiamente riportato..

Sul tema del debito pubblico ho trovato veramente istruttiva l’inchiesta pubblicata oggi dal Corriere della Sera su quello che l’articolista definisce “una mina vagante per i nostri conti pubblici”: la necessità che il nostro sistema paese ha di acquistare diritti di produzione di Co2 da altri per un ammontare di circa 850 milioni di euro, perchè non siamo riusciti a mantenerci all’interno dei livelli di produzione fissati a livello europeo.

Sostanzialmente siamo inadempienti rispetto ad un nostro obbligo:  abbiamo consumato più ambiente di quanto la comunità internazionale ritiene corretto al fine di assicurare un futuro decente alle generazioni che verranno e per questo dobbiamo pagare una multa.

L’articolista commenta “il buco di CO2 si è già trasformato in una mina vagante per i nostri conti pubblici o, forse ancora peggio, per le bollette della luce” . La sottolineatura è mia: la riduzione del consumo di CO2 è, sostanzialmente, un costo che il sistema paese non vuole, o non riesce (ma è lo stesso), ad assumersi. E’ un costo privato, di ciascuno di noi in relazione al consumo di energia, diretto ed indiretto, che facciamo.

Ebbene per l’articolista, e credo che in questo esprima bene il sentire comune, è un costo, certamente privato, che deve essere trasferito a livello pubblico o, ancora meglio, finanziato a debito. Con il nascosto, ma non troppo, convinciemento, che il costo, trasformato in debito, sparisce e nessuno deve più farsene carico.

Il solito, vecchio, abusato, ma sempre vincente trucco di rinviare al futuro costi del presente. E la soluzione prospettata dal governo è un esempio da manuale: per non portare questo nuovo debito nei conti pubblici, già disastrati, la Cassa Depositi e Prestiti, un ente pubblico, garantisce alle banche il debito delle aziende private che hanno sforato i consumi. Il debito rimane formalemnte privato, i produttori scaricano sulle bollette probabilmente solo il costo degli interessi, i consumatori non protestano e tutto continua come prima.

I gabbati sono solo quelli che sono appena arrivati o che non ci sono ancora: le generazioni future che si troveranno molta più anidride carbonica e molto più debito da pagare. Noi consumiamo, in questo caso l’ambiente, e loro pagano.

Una classe dirigente seria metterebbe il consumatore di oggi difronte alle sue responsabilità e cioè ai costi del suo tenore di vita e lo obbligherebbe a scegliere se ridurre il consumo o pagarne il costo, come del resto fanno gli altri paesi europei che sono addirittura in grado di venderci, guadagnandoci, i diritti di consumo di CO2.

Ma la nostra classe dirigente è troppo occupata a discutere dei massimi sistemi e a fare le grandi riforme per occuparsi di chi non vota o di chi non c’è ancora. Tanto anche loro potranno fare nuovi debiti.

O no?

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Debito pubblico. Perchè continua a salire

  1. Stefano ha detto:

    Ciao, bel blog! L’ho scoperto per caso, dai degli spunti interessanti, in post brevi e leggibili. Buon lavoro!

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