Ridurre il debito o solo spostarlo su altri?

I nodi vengono al pettine. E sarà tanto più difficile scioglierli quanto più ci si ostina non voler vedere le vere cause dei problemi.

La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti coi mutui suprime sta investendo in pieno l’Europa, si dice a causa del debito sovrano greco.

Ed io non capisco come invece non si riesca a capire che la causa di tutto risiede in uno sviluppo economico, quello dei paesi occidentali degli ultimo venti/trenta anni che ha basato gran parte della sua spinta propulsiva su di una crescita abnorme del debito, pubblico e privato. Crescita che si è intrecciata, in un circolo vizioso di reciproco sostegno, con lo sviluppo di un sistema finanziario sempre più lontano dalle concrete esigenze del sistema economico.

Ed è stata questa crescita del debito che ha sostenuto la domanda dei consumi che ha spinto la crescita economica.

Ma sembra che tutti si siano dimenticati che che fa debiti è chi vive al disopra delle proprie possibilità. E che, prima o poi, i debiti avrebbero dovuto essere pagati e che i creditori avrebbero potuto decidere di non voler più correre il rischio di finanziare il debitore.

E quando questo ha cominciato ad accadere, alla fine del 2008, con il ritiro della fiducia del mercato ai debitori privati prima statunitensi e poi europei, la risposta è stata quella di uno spostamento del debito dai privati agli Stati. Questo è quanto di fatto accaduto con i piani di sostegno pubblico all’economia privata negli Stati Uniti ed in Europa, che a poco più di un anno dal loro lancio, stanno lasciando segni pesanti sui bilanci statali. Ed il crescente indebitamento di tutti gli Stati sovrani non poteva non avere conseguenza sulle capacitò di finanziamento degli Stati più deboli, perché già gravati da precedenti fardelli o da evidente incapacità di gestione, come è stato il caso della Grecia.

E adesso che il mercato comincia a dare segni di non voler più finanziare Stati sovrani che non riescono a dare sufficienti garanzie, la risposta comune, collettiva, ed unanime è ancora una volta quella di uno spostamento del debito, dagli Stati sovrani deboli agli Stati sovrani forti, sotto la foglia di fico dei finanziamenti della Banca Centrale Europea.

Nessuno dice la verità. C’è uno solo modo di rispondere alla crisi attuale: imboccare una serie e credibile strategia di rientro del debito, non quella di un suo spostamento.

Non c’è un attacco speculativo all’euro, come sta predicando il TG2. Semplicmente quelli che una volta erano i paesi poveri e che ora sono, almeno a livello di Stato, i nostri finanziatori, ci stanno dicendo che non sono più disposti a finanziare senza limiti il nostro tenore di vita, basato non sul nostro reddito, ma sul nostro debito.

Prima lo si capisce, prima se ne esce. Se non lo si capisce, la Grecia è il nostro futuro

ADDENDUM

Due rinvii a nFA. Se Boldrin ha sonno io ho poco tempo, ma mi sembra che rappresentino bene la mia posizione sul problema. anche se non sono d’accordo su tutto. Ma adesso non mi ricordo su cosa non ero d’accordo, soprattutto sul post del 7 maggio

7 maggio – Crisi finanziaria, versione 2.1
10 maggio – Crisi finanziaria, versione 750 miliardi di euro

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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