Una classe dirigente (e un paese?) allo sbando

Non sono in grado di giudicare i risultati delle aste dei nostri titoli di Stato di questi giorni, forse qualcuno più addentro lo farà e ne riferirò. Per ora ho capito solo che non sono stati molti quelli disposti a prestarci i soldi a trent’anni: ne chiedevamo 1 miliardo e mezzo, ne sono stati richiesti poco meno di 1 miliardo e probabilmente i prezzi offerti non sono stati giudicati invitanti dal nostro ministro che si è limitato a venderne meno di mezzo mliardo (questo il comunicato del Ministero).

Ma altri segnali di un governo allo sbando riesco a coglierli anch’io.

Tremonti e Berlusconi presentano una manovra di grandi sacrifici (dicono ma se vai a guardare bene incide solo per l’ 1% per anno del nosro PIL)), ma la fanno dopo  che per due anni ci hanno raccontato che noi andavamo molto meglio degli altri, che grazie a loro la crisi ci aveva colpito di meno e che ne saremmo usciti meglio degli altri. Adesso danno la colpa all’Europa, agli speculatori e via dicendo. Nessun accenno di autocritica. E poi il gioco delle parti fra Berlusconi e Tremonti, con il primo che sembra dare la colpa al secondo. E nessuna assunzione di responsabilità.

E poi le risposte terrificanti dei gruppi sociali: i magistrati gridano che toccare i loro stipendi equivale a mettere a rischio l’indipendenza della magistratura; la CGIL, con un riflesso pavloviano, minaccia lo sciopero generale; Formigoni, presidente della regione più importante, grida che lui non taglierà nessuna spesa;  Bossi, solo perchè viene ventilata l’ipotesi di abolire alcune province (e l’abolizione di tutte credo fosse nel programma elettorale), minaccia la guerra civile.

Ascolti Berlusconi alla radio chiedere agli imprenditori di votare per la Marcegaglia ministro e, visto che nessuno sembra voler accettare la proposta, si sfoga commiserandosi perché lui ha ereditato dai governi precedenti una situazione di bilancio disastrosa e nessuno lo vuole aiutare. Si dimentica che oramai sono quindi anni che di fatto al governo c’è lui.

E la sua corte di nani e ballerini non smette di adularlo.

Dove sta andando questo paese? In attesa di una risposta, se intanto volete avere una piccola idea di come siamo governati, leggete qui: i nostri rappresentanti in parlamento non hanno la minima idea di come finanziare qualcunque tipo di spesa, anche le più necessarie.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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