Brutti segnali

Mi sembra si stiano moltiplicando, in Europa e negli Stati Uniti, i segnali di una mancanza di volontà, o di forza, da parte della classe politica per imporre al sistema finanziario regole e modalità operative capaci di frenare la corsa alla assunzione, senza responsabilità, di rischi abnormi alla ricerca di utili cospicui.

Il più critico è, come sempre, Robert Reich che, commentando l’approvazione da parte del Senato del piano di riforma del sistema finanziario americano, (piano che dovrà ora essere armonizzato con quello a suo tempo approvato dal Congresso, nota come, ancora una volta non si sia voluto, o potuto, affrontare i due punti essenziali:
il primo, le dimensioni delle banche. E’ la semplice conseguenza dell’evidente ragionamento che se si vuole evitare che azeinde diventino troppo grandi per fallire, il modo più semplice è quello di impedire che diventino troppo grandi;
il secondo, il ritorno alla separazione fra banche d’affari e banche commerciali, con la riproposizione di una qualche forma dello Glass-Steagall Act, non per niente uno dei capisaldi della fuoriuscia degli Usa dalla depressione degli anni trenta.

Reich osserva che esiste nel testo approvato dal Senato uno spiraglio positivo, grazie alla norma che obbliga le banche a creare entità separate dall’attività commerciale in cui concentrare le operazioni sui derivati. Ma si mostra scettico sulla probabilità che questa norma superire l’ostacolo della armonizzazione con il teso del Congresso. Troppo forte il fuoco di sbarramento dei potenti gruppi di interesse finanziari.

Meritevole di attenzione la riflessione che Reich fa sull’approccio di Obama alle riforme avviate nei due anni presidenza, sia questa del sistema finanziario che quella della assistenza sanitaria. Egli nota che Obama, invece di intervenire sui nodi strutturali, preferisce una opzione che Reich definise “di controllo e di regolazione” che lascia, per sua natura aperta la porta a mediazioni e contrattazioni spesso poco trasparenti.

Anche in Europa sono evidenti i segni del peso e della influenza del sistema finanziario sulle decisioni dei politici. Sono solo due pagine, ma sono piene di spunti di riflessione, queste che Nicolas Vernon dedica alla posizione del sistema bancario europeo ed ai suoi riflessi sulle reazioni alla crisi finanziaria greca. Ingolositi dalla ingente massa di denaro a costo pressoché nullo messa in circolazione dalla BCE, parecchi istituti hanno operato aggressivamente sul mercato dei titoli sovrani ad alto rendimento, come quelli greci, per lucrare sui relativamente ampi margini, gonfiando anch’essi in maniera abnorme il proprio attivo. Sarebbe stato il timore delle ripercussioni sui bilanci delle banche, a cominciare da quelle pubbliche tedesche, ad impedire la soluzione apparentemente più semplice di una ristrutturazione del debito pubblico greco, tutto sommato una frazione abbastanza limitata del debito pubblico europeo.

Ancora una volta, come con Lehman, finiremo molto probabilmente per pagare amaramente, non solo la nostra tendenza a vivere a debito, ma anche la spregiudicatezza del sistema finanziario ad approfittarne e l’incapacità del sistema politico di liberarsi della sua pesante ipoteca.

Possibile che non esista nessuno, nel mondo occidentale, che, richiamandosi al più liberale dei principi, quello della difesa della concorrenza e del libero mercato, proponga ed imponga lo spezzatino dei grandi conglomerati finanziari, come all’inizio del ‘900 fu fatto negli Stati Uniti con i baroni dell’acciaio, delle ferrovie, del petrolio?

COLLEGAMENTI UTILI
Se avete più tempo e/o più interesse di me a questo tema, non perdetevi questi tre rinvii, che possono tornare utili per un approfondimento autonomo, visto che solo il testo del Senato è composto da oltre 1.300 pagine:

  1. L’elenco ragionato delle modifiche apportate al disegno di legge presentato al Sentato degli Stati Uniti che hanno portato al testo approvato il 20 di maggio
  2. Il riassunto del testo approvato dal Congresso degli Stati Uniti il  11 dicembre del 2009
  3. Il riassunto del testo approvato dal Senato degli Stati Uniti il  22 maggio del 2010

E’ per questo che Internet mi fa impazzire. Peccato dover lavorare

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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