Le aste dei nostri titoli pubblici

Più che una affermazione, questo post è ancora una volta una domanda.

Da qualche giorno, e mi sembra anche oggi ma non ho voglia di cercare, sul Corriere, e immagino anche sugli altri giornali che non leggo, appaiono articoli ottimistici sull’andamento delle aste dei nostri titoli di Stato. In particolare il Corriere sottolineava che le aste di questa settimana sui BOT a 3 mesi e a un anno sono andate benissimo, tanto che il Tesoro ha ritenuto di indire una asta non prevista per un ulteriore miliardo, mi pare a sei mesi. I tassi rimangono praticamente nulli, ma il fatto che quello dei Bot a 3 mesi, vado a memoria e spero mi perdonerete l’imprecisione, passi da 0,3% a 0,6% vuol dire che il costo del nostro debito pubblico rimane bassissimo o che tende a salire drasticamente?
(Si può guardare  il bicchiere mezzo pieno dello 0,6% su base annua o quello mezzo vuoto di un raddoppio del costo).

Poi il Ministero mi manda le sue segnalazioni su tutte le aste, che guardo distrattamente, e ancora una volta quella dei BTP a 30 anni (cita residua 27 anni) non mi pare sia andata molto bene: il Tesoro ha offerto 3 miliardi, il mercato ne ha chiesti 2,4 ed il Tesoro, probabilmente per una questione di costi, ne ha aggiudicati solo 1,261. Poco meglio quella dei BTP a 10 anni (vita residua 7 anni) dove ne ha offerti 3, ne sono stati richiesti 3,1 ma aggiudicati 1,738. Normale invece l’andamento dell’asta dei BTP a 5 anni: offerti 4, richiesti 5, aggiudicati 4.

L’impressione di un dilettante come me è che le cose non vadano tanto bene: si preferisce investire la liquidità a breve e a brevissimo, in attesa di un aumento dei tassi a lungo. E intanto si tenta, sui titoli a lungo, di fare qualche buon colpo, cercando rendimenti migliori. IL tutto si risolverà in un aumento del costo del debito e del nostro deficit.

Altri problemi per Tremonti, non certo di Berlusconi, troppo preso dall’incitare il toro contro le toghe rosse per accorgersi del baratro in cui ci farà sprofondare.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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