Sulle cause della crisi economica e sui possibili rimedi. Polemiche in rete

La mia la dirò solo se e quando riuscirò a leggere tutto. Ma intanto, se volete divertirvi, questi sono i fatti.

Un centinaio di economisti italiani ha aperto un sito Internet per pubblicare una lettera aperta a tutto il mondo e criticare la gestione della politica economica mondiale, ottenendo una vasta eco sulla stampa (questa la rassegna stampa contenuta nel sito). (nFA ricorda che sono le stesse persone che nel 2006 pubblicarono un sito simile, era allora un “Appello agli economisti“, dal contenuto simile: il rapporto debito pubblico / pil, va stabilizzato, non  ridotto)

nFA la ha subito stroncata con adeguato invito al duello, in singolare tenzone.

Staremo a vedere, soprattutto se avrò tempo e voglia di approfondire.

La prima lettura affrettata mi ha deluso: sembra una guerra di religione, più che una discussione, e le guerre di religione non mi interessano più. Soprattutto il post di nFA mi sembra inutilmente polemico e, con le troppe battute e i troppi epiteti, neppure troppo mascherati, non mi sembra un invito alla discussione, ma solo la richiesta di una abiura al credo mezzo keynesiano e mezzo marxiano degli economisti e di una provvida e completa conversione alla vera fede, il liberismo. Non mi è sembrato un buon inizio per una discussione proficua.

Nel merito faccio fatica a sintetizzare. La battuta più facile è che ogni medaglia ha il suo rovescio. Scrive nFA, su di un tema che a me sta molto a cuore, “Nonostante questa povertà teorica i nostri ripetono, con una faccia tosta davvero incredibile, che la crescita viene dall’aumento del consumo via un qualche meccanismo del tipo moltiplicatore. Ed anche qui l’evidenza storica e statistica è schiacciante e li schiaccia. Nel lungo periodo crescono di più i paesi che risparmiano ed investono di più, fine! Basta guardare a casa propria per rendersene conto: l’Italia cresceva quando il tasso di risparmio era alto, ora che è basso non cresce. Il Giappone dal 1993, quando ha smesso di crescere, ad oggi ha visto il proprio tasso di risparmio diminuire dal 16% all’attuale 3% circa. Cina, India e Turchia, che crescono come scheggie, hanno tassi di risparmio impresionanti (superiore al 30% le prime due, quasi 20% la terza). E così andando, sino agli USA che dopo una decada e mezza di sollazzi consumistici si son trovati nella soluzione che tutti conosciamo. Ora, finalmente, anche le famiglie americane stan provando a risparmiare un pelino di più … ” (il grassetto è mio).

Ma risparmiano ed investono perchè qualcuno consuma!
E’ una banale regola di ragioneria: il dare e l’avere si compensano, ed il bilancio deve sempre quadrare a zero. Dimenticarlo, e vedere la verità da una sola parte (banalizzando i due articoli, il consumo per gli economisti, il risparmio per nFA) non porta da nessuna parte e non aiuta a capire la complessità della situazione attuale.

Ed il buffo, ed insieme il tragico della situazione attuale, e che è chi produce che finanzia chi consuma. E poi c’è il problema, semplice semplice da capire, almeno per me, che il consumo consuma.

Beati coloro che hanno certezze. Li invidio molto

In attesa dei miei approfondimenti, alcuni rinvii ad un dibattito che mi appassiona.
Su nfA un articolo finalmente degno di loro, con dei dati e non con degli insulti “Gli economisti e i fatti“. Molto interessanti i concetti di labor sharecapital sharegovernment share, con la ovvia conclusione che in Italia il cattivo è lo Stato, questa malefica entità astratta chi nessuno si perita di dare nome e cognome. Comunque da non dimenticare.
Da un commento a questo articolo sono risalito alla rivista degli economisti, “Economia e politica“, dove non mancano gli articoli interessanti, a cominciare da chi cita un economista intervistato nel 1932 per condannare le politiche di riduzione del debito pubblico. Per la verità non credo che i bilanci statali del 1932 partissero da livelli di indebitamente come gli attuali e, se è vero che il debito pubblico alimenta la domanda, è anche vero che uccide, o deprime le prospettive di crescita domani. Nessuno cita Reinhart e Rogoff ma io non riesco a dimenticarli: il debito non genera sviluppo a lungo termine.

Annunci

Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
Questa voce è stata pubblicata in Economia internazionale. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...