Da non perdere

Se volete davvero capire come siamo messi, leggete questo articolo di Bordin “Due o tre cose di politica economica“. Siamo messi male, ed in Italia peggio che altrove.

Debbo dire che, a differenza di altre cose che ho letto su nFA, questa mi sembra in perfetta sintonia con la mia ipotesi che, al fondo, il problema è la domanda, ovverossia il consumo. E che alla insufficenza della domanda non si possa rispondere, se non per un breve, brevissimo periodo, con il suo finanziamento a debito, che sia pubblico o privato, come invece è accaduto.

Alcune rapide osservazioni.

Non credo che la soluzione sia solo in una politica che miri ad incentivare la produzione, nei nuovi termini che Boldrin delinea: a creare occupazione non è solo il settore industriale e, soprattutto, proprio perchè più soggetto alla concorrenza, qui lo sviluppo può avvenire solo con aumenti della produttività che tendono a ridurre l’occupazione. E la domanda, i bisogni che emergono, soprattutto in una società avanzata ed invecchiata come la nostra, sono soprattutto bisogni di servizi alla persona. E’ vero che non si diventa infermieri da muratori in sei mesi, ma la strada non può che essere quella.

Mi ha molto colpito, e da quel che ho visto non solo me, una delle affermazioni di Boldrin “le imprese USA hanno, oggi come oggi, dei livelli di redditività altissimi. I margini di profitto sono ai massimi storici, letteralmente: 36,4%, il massimo dal 1947! ” Non è che, come a volte ricorda Robert Reich, stiano tagliando il ramo su cui siedono? Ovvero non è forse vero che la crescente diseguaglianza sociale, negli Stati Uniti ma non solo lì, sia veramente una delle cause, e non fra le minori, della crisi?

A proposito di diseguaglianza, una annotazione. Mi sembra che la crisi stia, finalmente, rendendo un poco di giustizia al Sud del mondo. Non solo perché li è meno violenta, ma anche perché le loro prospettive sono migliori: producono, a costi più bassi ed a qualità uguale, le stesse cose che facciamo, o facevamo, noi, e soprattutto, le consumano. Banalmente, tutti noi abbiamo l’automobile, i cinesi no. E quindi non solo i produttori di automobili mettono le fabbriche da loro, perché costa meno produrre, ma poi le vendono anche a loro.
Credo che per il nostro mondo sia l’inizio di una grossa cura dimagrante. Che non ci farà male. Anzi, siamo tutti troppo grassi.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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