Lo sviluppo tra consumo, produzione, servizi e, forse, altro

Torno un attimo su di un appunto che avevo mosso all’articolo di Bordin del 31 agosto us sulla crisi economica, perché volevo fissare altri rinvii a sostegno della ipotesi di una sopravvalutazione della produzione rispetto ai servizi.

Scrive Bordin “Occorre, quindi, ritornare a crescere. Per crescere occorre: trovare cose da produrre che altri vogliano e produrle meglio della concorrenza. Poi occorre anche venderle, ovviamente … ” e più sotto aggiunge, dopo aver accennato all’interessante concetto di “vantaggio assoluto” (“in un mondo in cui i fattori si muovono tutti e le condizioni naturali contano ben poco nel determinare i vantaggi comparati, questi ultimi diventano endogeni e determinati dalle policies“), in tono sprezzante: “Se non arrivano rimani a produrre cacca, o pizze per i turisti“. Non posso che essere d’accordo sul fatto che produrre cacca non si ail massimo, ma le pizze per i turisti, secondo me, sono un altro paio di maniche, soprattutto se i servizi, per i turisti e per gli altri, non si limitano alle pizze.

E mi è venuto in soccorso un bellissimo articolo, pubblicato quasi in contemporanea a quello di Bordin, di Jagdish Bhagwati su Project Syndacate “The Manufacturing Fallacy“, ripreso anche dal Sole24ore, una rapida critica ai teorici della “deindustrializzazione” sapientemente banalizzata come “il dibattito su “produzione di semiconduttori contro produzione di patate”“. Chiosa Bhagwati “credo invece che si potrebbero produrre semiconduttori, scambiarli con patatine da sgranocchiare davanti alla tv diventando degli idioti. O al contrario, si potrebbero invece produrre patatine, scambiarle con semiconduttori per computer e diventare maghi del pc!” Metti pizze al posto di patatine e ridimensioni la polemica di Bordin, che del resto era probabilmente un poco sopra le righe, visto che l’articolo di Bhagwati si è meritato anche una citazione di nFA.

Ancora più interessante, per me e le mie ipotesi, quel che Bhagwati aggiunge subito dopo: “In breve, è ciò che si “consuma” non quello che si produce a influenzare il tipo di persona che si diventerà e il modo in cui il prodotto influirà sull’economia e la società.”

Rimane poi sullo sfondo, ma non tanto, cosa si debba intendere per crescita ed in particolare se si debba continuare ad identificare la crescita con l’aumento della produzione, e del suo alter-ego, il consumo. Anche qui, per non perderlo, un rinvio da PS “Growth in a Buddhist Economy

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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