Il bilancio dello stato prossimo venturo si deciderà a Bruxelles

Alla chetichella, sotto traccia, senza che nessuno se ne preoccupi almeno pubblicamente, sono cominciate le manovre per la definizione del nostro bilancio statale per il 2011. Tremonti ostenta sicurezza. Ma è tutto tranquillo?

La mia impressione è che Tremonti faccia finta, o se crede a quel che dice, ha fatto i conti senza l’oste. Ed in questo caso si tratta di un oste ingombrante: la Commissione Europea.

Ma andiamo con ordine.

Puntuale e gradita, è arrivata via mail giovedì 30 settembre, come da disposizione di legge, la “Decisione di Finanza Pubblica 2011-2013“, corredata dala Relazione e dalla Nota Metodologica.

Mi stavo domandando quando avrei trovato il tempo di analizzarla con calma, ma  mi sono fermato subito dopo aver letto le due paginette della premessa. Berlusconi e Tremonti, o meglio solo il secondo visto che dubito molto che Berlusconi abbia anche solo scorso il documento che ha firmato, affermano esplicitamente (punto 4, lett. b)) che “questo documento (“Decisione di finanza pubblica”) è dunque sostanzialmente e politicamente superato“.

E perché una affermazione così drastica?

Innanzitutto, e Tremonti non potrebbe scrivere altrimenti, perché lui ha già risolto tutto a luglio con la manovra economica sfociata nel DL n. 78 convertito con la Legge n. 178/2010. E questo lo sapevamo bene, anche se non mi tranquillizza per niente. Ma, e qui sta il bello, “Soprattutto perché i nuovi documenti politico-contabili europei (“Stability Program”; “National Reform Program”), documenti che dovranno essere scritti e presentati da ciascun Paese prima della fine dell’anno in corso, avranno (hanno) da subito una loro propria centralità politica, assoluta ed assorbente.”

Il che tradotto da un dilettante come me, significa che il nostro bilancio lo decideranno a Bruxelles. E penso che ci divertiremo.

Alcuni rinvii, tanto per dare una idea di che cosa vuol dire quel piccolo inciso di Tremonti e che cosa ci aspetta.

Due articoli da ilSole24Ore, paludati e rassicuranti, ma non troppo, come si conviene alla testata: “Tremonti spiega che l’Italia non teme le nuove regole europee. Alcuni rischi ci sono, ecco quali” e “Se il diavolo si nasconde nei dettagli ecco i veri rischi che corre il debito italiano in Europa“.

E due, chiaramente molto più critici, ma anche più documentati, da Giornalettismo: “Debito pubblico: le nuove sanzioni UE che fanno tremare l’Italia” e “Conti pubblici in rosso: all’estero i bond italiani non piacciono più“.
Soprattutto il primo é molto documentato circa le proposte di nuovi regolamenti europei che la Commissione si prepara a discutere. Peccato che non sono riuscito a trovare i testi delle proposte.

L’articolo ne cita addirittura sei: la prima su quelle che vengono definiti le politiche di bilancio prudenti, la seconda per accelerare le procedure di sanzione per i deficit eccessivi, la terza riguarda il tentativo di tenere sotto controllo gli squilibri macroeconomici delle varie economie, la quarta si occupa delle sanzioni per i disavanzi eccessivi, la quinta cerca di controllare invece gli squilibri eccessivi, l’ultima vuole fissare precisi requisiti quadro per i bilanci statali ed anche imporre previsioni realistiche per la crescita.

Non invidio Tremonti: riuscità ad uscirne indenne ripetendo lo slogano del debito pubblico e della ricchezza privata? Staremo a vedere

Revisione 10 ott 2010

Solo per aggiungere due rinvii, Padoa Schioppa sul Corriere e Lavoce.info, che, a differenza di me, ha avuto voglia e tempo per leggere e riassumere. Ma, come nota sinteticamente un commento al post, sono tutti numeri campati in aria. I soliti numeri e le solite parole in libertà di Tremonti che dal 1995 esercita la sua creatività sul nostro bilancio, con i risultati che vederemo presto.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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