Io non riesco a festeggiare

Cristina dice che sono un bastian contrario.

Certo il tramonto del berlusconismo fa piacere, ma non riesco a vedere un futuro luminoso per il paese. Giuliano Pisapia è educato, corretto, tranquillo, ma non credo proprio sia veramente capace di fare il sindaco. Certo, farà meglio della Moratti ed anche di Albertini, ma rimane in me la sgradevole senzazione che non abbia la minima idea di cosa stia succedendo in Italia. E vedere Vendola che impazza e straparla, bene ma a vuoto, dal palco da cui festeggia la vittoria, non aiuta a immaginare futuri successi.

Certo, la classe dirigente che si affaccia al governo del paese è sicuramente più onesta di quella che sta lasciando, ed è comunque un bel risultato. Ma rimane una classe dirigente che appoggia un quesito referendario, il cosidetto 2′ quesito sull’acqua, che intende espungere dal testo della legge il riconoscimento che il capitale investito in una impresa, in questo caso il servizio idrico, debba essere remunerato. E lo ritiene un atto di libertà.

Questo è il testo attuale del 1′ comma dell’art. 154 del Dlgs n. 152 del 2006 (qui il testo integrale del decreto):
1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed e’ determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell’entità dei costi di gestione delle opere, dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonche’ di una quota parte dei costi di funzionamento dell’Autorità d’ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga”. Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo.

In grassetto le parole che si vogliono cancellare col referendum. Ma veramente Pisapia e soci pensano che si possa non remunerare uno dei due fattori della produzione, il capitale? Otterranno solo che il capitale non ci sarà. Ma probabilmente è quello che vogliono. E del resto lo dice il 1′ referendum: i privati non possono gestire l’acqua. Meglio lasciarla gestire al pubblico. Di nuovo? Non ne abbiamo viste abbastanza.

E così la strategia è: più pubblico, niente capitale e, non lo dicono ma non può essere diversamente, più debito. Ma non hanno capito che non si possono fare altri debiti ed anzi che dobbiamo restituire quelli che abbiamo? Ma non hanno sentito parlare degli impegni che la Comunità Europea sta chiedendo a tutti?

Ma, soprattutto, non sanno che il debito frena lo sviluppo? Non mi stupisce, come non mi stupisce che il libro di Rheinart e Rogoff, “This time is differentad oltre un anno dalla sua pubblicazione non sia ancora stato tradotto in italiano. Sembra che nessuno in Italia abbia voglia di mettere il debito al centro del dibattito. Meglio dire che non si deve remunerare il capitale e che i privati non debbono gestire beni pubblici. Politicamente paga molto di più. Ma non fa i nostri interessi e, soprattutto, quelli dei nostri figli

Per questo oggi non riesco a festeggiare e per questo sono d’accordo con Phastidio: “non è l’alba di una nuova era, per il paese resta notte fonda“. Comunque non disperiamo: repetita iuvant e poi i numeri, alla fine, si impongono sempre.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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2 risposte a Io non riesco a festeggiare

  1. Mattia Landoni ha detto:

    Gentile Sig. Ferrari,

    se mi trova un editore interessato, ci parlo io con Reinhart o Rogoff (ho due gradi di separazione accademica da ciascuno dei due). Lo sto leggendo or ora il libro.

  2. Giuseppe Ferrari ha detto:

    E’ proprio questo il problema. Nessun editore pubblica Reinhart e Rogoff in Italia perché nessuno in Italia trova interessante quello che dicono.
    Nessuno vuole affrontare il problema

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