Io non li capisco (o forse sì?)

Sono un po’ più tranquillo e mi rilasso riflettendo in pubblico.

Berlusconi, Bossi e Tremonti stanno finalmente varando la loro manovra economica. In realtà non è loro. E’ imposta dall’Europa e, purtroppo per noi, è solo la prima di tante altre. Questa serve per azzerare il deficit annuale del bilancio statale, come vuole l’Europa, entro il 2014. Ma poi l’Europa vuole che riduciamo il debito dall’attuale 120% del Pil al 60%, riducendolo del 5% ogni anno. Di questo nessuno parla e non ne parlo neppure io. Tanto tornerà fuori.

Comunque Tremonti e soci, a nome nostro, si sono impegnati ad azzerare il deficit entro il 2014. In soldoni si parlava di 40 miliardi, oggi sono 47, poi aumenteranno. Comunque dobbiamo tirare fuori 47 miliardi in 4 anni. E i nostri trovano la bella furbatao di dire: va bene 3 oggi, 4 l’anno prossimo e poi 20 per anno nel 2013 e nel 2014.

Una persona normale direbbe: se dobbiamo farlo, cominciamo subito, facciamo meno fatica. Ma loro sono geniali, anche se io non capisco. L’unica spiegazione è che abbiamo già deciso che perderanno le elezioni del 2013 e vogliono lasciare l’ingrato compito delle tasse, come al soliti, al governo di centro-sinistra che, se perdono, subentra nel 2013. Ma, penso io, chiunque sia al governo nel 2013 e qualunque cosa debba fare, dirà che non può fare altro, viste le decisioni che vengono prese in questi giorni.

Ma se vincono loro le elezioni, magari proprio perché la gente li premia per non aver tassato oggi, come faranno a tassare domani, come vanno dicendo oggi? Oppure pensano che non tagliare oggi fa vincere le elezioni del 2013  e poi loro saranno così bravi che convinceranno l’Europa a rinviare? Dei veri geni e dei veri indovini.

Comunque la si giri, io non capisco. O meglio riesco solo a trovare conferme che a Berlusconi, del Paese, non gli ne frega niente e che, probabillente, neppure capisce cosa sta succedendo. E del resto come si fa a dare credito a uno che, dovendo nominare il nuovo governatore della Banca d’Italia ed imponedogli la procedura di richiedere, sul nome del prescelto, il parere del Consiglio Superiore della banca stessa, ritiene utilie chiderelo prima di indicare il prescelto, con l’ovvio risultato di  vedersi rispondere che è evidentemente impossibile dare un parere su di una candidatura che non esiste?

Forse aveva ragione quello là: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno“. Ma è una ben magra soddisfazione. Questi sfasciano, per fortuna allegramente, un paese.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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