L’Italia potrebbe essere la prossima tappa del Domino europeo?

Leggo sempre con interesse, quando ho tempo, i post di Simon Johnson. E seguendo i suoi link sono arrivato a questo pubblicato su Bloomberg.com, una delle bibbie della finanza internazionale.

Riassumendo in poche righe: il debito pubblico italiano, quasi 2 trilioni di euro rendono del tutto impensabile ed impossibile un salvataggio da parte degli altri paesi europei (Il Pil della Germania è di 2,5 trilioni, tanto per dare una idea, e la Germania ha il suo debito da guardare: i tedeschi sono all’80% del Pil). L’Europa non ha quindi abbastanza peso finanziario per poter venire in soccorso dell’Italia. E Simon aggiunge: “Beyond the difficult numbers, why would Germany or other EU countries lend to Italy, particularly when its politicians show no sign of coming to grips with their new reality?

I problemi del debito greco e degli altri paesi europei in difficoltà (è di queste ore la decisione di Moody’s di declassare a spazatura il debito portoghese) avranno l’effetto di ridurre progressivamente la propensione al rischio degli investitori internazionali: chi, prevedendo perdite sui titoli greci o portighesi, avrà il coraggio di investire su quelli italiani? Il rischio è quello di una spirale crescente dei tassi sul debito, con effetti potenzialmente pericolosi. Simon vede però uno spiraglio per l’Italia: il fatto che buona parte del debito pubblico italiano è detenuto in Italia e che, all’occorrenza, il governo può spingere le banche a sottoscrivere i titoli che non trovano acquirenti esteri. Ma è un rimedio illusorio che, immobilizzando le risorse delle banche, riduce la loro disponibilità a finanziare il settore produttivo, frenando i timidissimi segnali di ripresa dell’economia. Ed inoltre trasferisce sui bilanci delle banche le prospettive negative del debito pubblico italiano, in una spirale perversa di cui non si vede il fondo.

Da Simon, quindi, un ulteriore invito a prendere sul serio il problema del debito. Ma chi lo capisce, in Italia? Forse la nostra classe dirigente è convita che questo possa accadere anche da noi.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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