Nave senza nocchier in gran tempesta

Nulla meglio del divin poeta fotografa la situazione.

La Banca Centrale Europea alza i tassi di interesse, lo spread fra il rendimento dei nostri titoli pubblici e quelli tedeschi raggiunge livelli record, la CEE ci impone l’azzeramento del deficit pubblico annuale e poi una drastica riduzione del debito, ed i giornali sono pieni delle cronache di una classe dirigente che ha saccheggiato ai propri fini il paese e non si vuole rendere conto che quei tempi sono finiti.

Un ciclo di quasi vent’anni sta finendo. E non è un caso se la parabola di Berlusconi rischi di finire dove è cominciata: sulla torbida vicenda che agli inizi degli anni ’90 lo vide contrapposto a De Benedetti per il controllo della editoria italiana.

Non mi sono trovato d’accordo con l’Economist: non è Berlusconi che ha fottuto un paese, ma è un paese che per vent’anni si è fatto fottere da Berlusconi. Io non riesco a spiegarmelo: chi fosse Berlusconi era sempre stato chiaro e proprio la vicenda Mondadori avrebbe dovuto far aprire gli occhi. Oltretutto veniva dopo la progressiva crescita della richezza di Berlusconi, prima con l’edilizia, e si sa che cosa conti il rapporto con la politica in questo settore, e poi con la vicenda dell’impero televisivo, cresciuto in barba alla normativa vigente ed alle ripetute pronuncie della Corte Costituzionale. E poi la Mondadori, sottratta illegalmente a De Benedetti con una operazione che, a vent’anni di distanza, rischia di provocare il crollo del sistema economico di Berlusconi.

Ma gli italiani non hanno mai voluto vedere chi era veramente Berlusconi, che si definisce un imprenditore ma che, l’unica volta in cui si è trovato a competere veramente sul mercato, con la Standa, ha fallito clamorosamente.

Eppure in quindi anni questo paese lo ha votato e rivotato,  perché si riconosceva in lui, nel suo palese disprezzo di tutte le regole e perché, sotto sotto, sperava che riuscisse nel miracolo che lui raccontava e che il paese desiderava: poter continuare a vivere allegramente al di sopra  dei propri mezzi.

Ma il tempo delle cicale è finito, Berlusconi se ne sta andando e, come temevo e prevedevo, ci lascia una eredità da brivido, morale ed economica. Sarà dura mettere assieme i cocci e ripartire.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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