Ma è così difficile capire?

Sarà che sono teso per i fatti miei, ma la conferenza stampa di Monti ieri sera in diretta sulla 7 mi è sembrata surreale. Mi pareva che i marziani fossero sbarcati a Roma.

Non mi era mai capitato di sentire dai banchi del governo di sentire parole, ed insegnamenti, così densi di significato e di importanza. La mia impressione è, che al di là della sostanza dei provvedimenti in sè, più o meno condivisibili, più o meno equi, più o meno rigorosi, più o meno orientati alla crescita, il vero compito che Monti ed i suoi ministri si sono assunti è quello di spiegare (insegnare mi sembra troppo forte) quale siano i fondamenti di una società civile.

Ha cominciato Mario Monti, con il suo stringato discorso di apertura: la causa dei nostri problemi attuali sta nella perversa abitudine, alla radice di molte delle decisioni assunte a più riprese negli anni passati, che i problemi si risolvessero con il rinvio e, soprattutto, con l’accensione di nuovi prestiti. Alle richieste, non importa quanto giustificate, ed ai problemi che esse ponevano si è risposto non con l’esercizio, spesso difficile ed impopolare, della decisione e della assunzione dei costi delle decisioni stesse, ma con il rinvio e/o l’appagamento delle stesse con l’accensione di un debito.

Ma cosa è un debito,  se non uno scaricare sul futuro il costo delle decisioni, o delle non decisioni, di oggi?

E ha continuato Elsa Fornero con quella premessa che mi pare essere sfuggita a molti sulla natura delle pensioni e sul ruolo che in questo caso riveste lo Stato (sorvolo, almeno per il momento, su che cosa sia lo Stato. Andrei troppo lontano). Lo Stato, ha spiegato il ministro, non paga le pensioni: si limita a garantire che i contributi che uno accantona nel corso della vita lavorativa gli verranno restituiti al momento della pensione. E che, come è logico, lo Stato non può, se non in casi particolare, restituire più di quanto uno ha versato?

Due insegnamenti che a me sembrano banali:

il debito non risolve un problema, ma sposta solo nel tempo il momento della sua risoluzione;
lo Stato non paga le pensioni, ma garantisce solo la restituzione a distanza dei contributi accantonati.

Dimenticarli porta a caricare le generazioni future dei nostri costi. E, per chi si riempie la bocca di uguaglianza, provoca la più ingiusta delle diseguaglianza, quella generazionale. La più ingiusta perchè colpisce chi non può difendersi.

Eppure questa lezione, banale e profonda, sembra essere poco capita e poco conosciuta. Il vero compito che si è assunto Monti è spiegarcelo, con quella calma e con quella ironia che tanto mi hanno colpito. Io sono convinto che ci riuscirà.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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