Mi dico che non è possibile

A volte, a guardarsi indietro, a me viene da dire che non è possibile che un paese si sia buttato via così, senza accorgersene ed in allegria.

Questo è il grafico appena pubblicato da Banca d’Italia dell’andamento del fabbisogno delle amministrazioni pubbliche. Io traduco, da profano, che è l’andamento del risultato economico (utile o perdita) realizzato anno per anno dall’azienda Italia.

 Un anno folle, da metà 2008 a metà 2009, il primo dell’ultimo governo Berlusconi, il capolavoro di Tromenti: il deficit annuale passato in dodici mesi da poco più di 20 a quasi 90 miliardi all’anno. E poi due anni di faticosa stabilizzazione e, adesso, un dolorosissimo tentativo di ritornare dove eravamo. E li guardi strillare alla Camera, insultarsi, fare i pagliacci senza un minimo di autocritica.

E il paese non capisce, anche lui forse incapace di autocritica per aver passato tre anni ad occuparsi delle prodezze di Berlusconi invece di guardare cosa stava accadendo.

Ma i conti sono facili. Arrotondiamo alla carlona. Un maggior deficit annuo per tre anni di circa 50 miliardi (la differenza fra i 25 circa del 1′ semestre 2008 e 1 75 medi, appunto alla carlona, da fine 2008 a fine 2011), fanno un maggior debito di 150 miliardi, meno di quanto stiamo sputando adesso, a fatica e fra gli strilli scandalizzati di chi ci ha portato a questo punto.

Ieri hanno commemorato Padoa Schioppa ad un anno dalla morte.
Certo lui e Prodi non ci hanno tenuto allegri da metà 2006 a metà 2008 come hanno fatto Berlusconi e Tremonti in subito dopo. Ma sapevano, e dicevano, che il debito andava ridotto. Mai scelta fu più sciagurata come quella di disarcionarli a metà dell’opera. Il pareggio lo avremmo raggiunto  a fine 2009 con molto meno fatica di quello tutto ipotetico e lontanissimo del 2013.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Mi dico che non è possibile

  1. Andrea Ballarati ha detto:

    So che lei segue anche il blog di Seminerio e senz’altro non le sarà sfuggito il post relativo alle “vere cause della crisi” che rimanda al sito della BBC (http://www.bbc.co.uk/news/business-16290598) secondo il quale il problema non deriva dall’indebitamento dei governi ma da quello delle imprese e dei privati. A parte che i dati forniti nella grafica della BBC non coincidono con quelli che sono riuscito a trovare in rete, lei cosa ne pensa? E dove sarà finita tutta questa liquidità?
    Auguri di buon Natale.

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