Da tecnico a politico? Cosa attende Monti

Ho l’impressione che la presentazione del disegno di legge sulla riforma del mercato  del lavoro ed il dibattito parlamentare che ne seguirà possano rappresentare un crinale importante della vicenda politica italiana.

In rete ho trovato due commenti molto interessanti sulle probabili ripercussioni alll’interno del PD. Ichino, col suo intervento all’ultima direzione del parito ben sintetizza la situazione. Ma lo fa con discrezione ed in maniera felpata. Più drastico, e realista, Ivo Diamanti su Repubblica.

Ma non credo sia un problema del solo PD. Mano a mano che l’azione del governo lascia il campo squisitamente tecnico degli interventi sui conti pubblici, in un certo qual modo vissuti da tutti, a a partire dai partiti, come obbligati dalle indicazione di quella entità impersonale che sono i mercati finanziari, e si addentra in quello nettamente più politico delle riforma strutturali, aumentano le resistenze ed i contrasti con i gruppi di interesse.
E’ successo con il provvedimento sulle liberalizzazioni, pesantemente modificato dagli interventi parlamentari ma portato a buon fine dal governo che aveva ottenuto sul tema il via libera del Quirinale sulo strumento tecnico cogente per il Parlamento del decreto legge. E succederà con maggior forza sul tema della firorma del lavoro, dove non c’è la pressione dello strumento legislativo e dove le categorie contrarie sono più forti, più compatte e meglio rappresentate in Parlamento. E simili avvisaglie si colgono alnche su altri temi che il governo non potrà non affrontare, a partire da quello del contrasto alla corruzione dilagante.

Monti è il primo a rendersene conto e sono convinto stia preparando le contromisura. Ha dalla sua alcuni punti di forza: una reputazione a livello internazionale che non fa che crescere (quante volte avete visto in una riunione internazionale il Presidente degli Stati Uniti stoppare di colpo il suo avvicinamento frettoloso al proprio posto per fermarsi a salutare calorosamente e clamorosamente un Presidente del Consiglio italiano già seduto e intento a prparare la riunione in fase di avvio?); una capacità professionale nettamente al disopra di quella dei suoi interlocutori e, e va ben tenuto in conto, una tendenza al protagonismo da non sotttovalutare.

In più gioca a suo favore il discredito del sistema dei partiti in genere a livello di opinione pubblica. E lui non se lo nasconde e non lo nasconde agli altri. E allora cosa ci sarebbe di strano se la strategia di lungo periodo di Monti cominciasse a valutare seriamente l’ipotesi di un suo diretto impegno sul terreno politico alle prossime elezioni, con una lista incentrata sul suo nome?. Taglierebbe alla base le ragioni della debolezza del suo procedere sui temi squisitamente politici ceh debbono affrontare il nodo della discussione parlamentare.
Credo che l’attuale sistema elettorale lo faciliterebbe e forse questo spiega perchè la reazione immediata del sistema dei partiti ai segnali arrivati dall’estremo oriente sia stata l’annuncio di una riforma elettorale il cui primo effetto sarebbe appunto quello di limitare il peso del nome del candidato premier.

Ma la domanda interessante, a cui i prossimi mesi daranno una risposta, è questa: il paese capirà e seguirà una azione di governo che lede precisi interessi di forti corporazioni, a partire da quelle da sempre intoccabili come i sindacati, nel nome dell’interese generale e di quelli che hanno un difetto di rappresentanza (i giovani, i precari, gli outsider, le generazioni future)?
Come si diceva una volta, chi vivrà vedrà.

Post Scriptum del 04 maggio
A me pare che oggi Sartori, sul Corriere della Sera, stia dicendo la stessa cosa. Io non credo alle elezioni anticipate (ci sono di mezzo le ferie ed il semestre bianco), ma è vero che alcune scelte di Monti, a partire dalla nomina di Amato a non ho capito bene cosa ma sostanzialmente a fare quello che i partiti non vogliono fare sui loro soldi, la dice molto lunga su cosa pensi di fatto Monti, e con lui sicuramente una buona parte di classe dirigente (a cominciare da Napolitano che lo dice a modo suo), sui partiti politici.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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3 risposte a Da tecnico a politico? Cosa attende Monti

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. andrea di falco ha detto:

    Buongiorno sig. Ferrari,
    le allego il link di un articolo del Prof. Aldo Giannuli (http://www.aldogiannuli.it/2012/03/pd-suicidarsi-o-cercare-di-sopravvivere/) sul cui sito (www.aldogiannuli.it), con ogni probabilità già di sua conoscenza, ho avuto modo di leggere altri articoli assai interessanti.

    A presto.
    A.

  3. Giuseppe Ferrari ha detto:

    Grazie della segnalazione. Non lo conoscevo. Debbo però dire che mi sembra, come tante altre, una analisi tutta di schieramenti, alleanze, elezioni prima o dopo. Rimane del tutto, almeno per me, oscuro il vero problema: vincere le elezioni per fare cosa?
    Fino a quando il PD, o la sinistra se si preferisce, non riesce a dare una risposta alla domanda di fondo (da dove arriva e da cosa è nato l’enorme debito che uccide le nostre, o meglio vostre, aspettative future) non saprà trovare la strada per dare futuro al paese.
    Monti, nella sua ruvidezza, la ha data fin dall’inizio: il debito è frutto della incapacità di assumere le responsabilità delle scelte, a volte dolorose, che una classe dirigente degna di questo nome deve saper prendere.
    Il debito è frutto di una politica consociativa, spesso marcatamente corporativa, dove i rappresentati hanno scaricato sui non rappresentati e sui non esistenti, il peso delle proprie non scelte.
    E scaricare il peso sui deboli è quanto di più lontano da una politica di sinistra. almeno come io la vivo.

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