Cosa non convince

Le perplessità crescono, le critiche pure e, per quanto faccia fatica ad atttribuire peso ai giudizi dei mercati, gli indicatori tornano a volgere al brutto. Perché?

Quel che mi ha colpito di più è stata la dichiarazione di Monti che definiva storica la sua riforma del mercato del lavoro. A parte che il proverbio avverte di non dire gatto fino a che non lo ha nel sacco, a me ha ricordato troppo i tempi di Tremonti e di Berlusconi per non lasciarmi una pessima impressione. E se dieci giorni fa consideravo ingeneroso, eccessivo e sostanzialmente sbagliato il giudizio di Boldrin sul governo Monti, ieri mi sono trovato sostanzialmente d’accordo con Brusco: l’impressione è che Monti ed i suoi ministri si siano progressivamente fatti fagocitare dall’ambiente politico e siano venuti progressivamente perdendo quella carica di rottura equella ventata di novità che li aveva portati a cavallo dell’anno a sgomberara il nostro clima da tanti miasmi.

Probabilmente non si poteva, e non si può, governare un paese a forza di aut aut e non si può dimenticare, come fa Boldrin, che le leggi le approva il Parlamento e che il Parlamento è esattamente lo stesso che ha compattamente votato che Ruby è la nipote di Mubarak.

In soldoni: l’Italia è l’Italia, gli italiani non sono cambiati solo perché è cambiato il governo, nè tanto meno sono, appunto, cambiati i parlamentari eletti nel 2008 con il oro carico di interessi rappresentanti. Ma proprio per questo mi spicae che il governo dei professori abbia abbanonato la strada, difficile ma inevitabile, dello sforzo pedagogico iniziato in una notte di qualche mese fa che sembra perdersi oramai nella notte dei ricordi, quando fatichi a distinguere sogno da realtà.

Eppure da lì bisogna ripartire: dai giovani gravati dal nostro debito, dalle pensioni che non devono essere pagate dallo Stato, dal lavoratore che deve essere aiutato a cambiare lavoro invece che essere irrigidito fino ad essere spezzato su di un posto di lavoro.

Perché Monti ha smesso di ricordarci, e ricordarsi, che cambiare la mentalità di un paese è un lavoro lento e difficile e si è messo a parlare come Tremonti? Possibile che l’ambiente di Roma sia così ammorbante?

Avanti si va lo stesso. E fra oggi e domani le asti del debito ci daranno risposte più precise di quelle dello spread.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Cosa non convince

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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