Alle radici dei problemi

Adesso sono tutti contenti perché la Markel ha perso le elezioni. Come se il pagare un debito aprendono un altro più grosso o facendosi prestare i soldi da un amico danaroso sia altro che un rinvio dei problemi, il nostro male antico. Ed io mi sto sempre più convincendo che siamo in mano ad una banda di matti, incapaci di capire, e quindi di far capire, quali sono i veri problemi.

Eppure non è difficile. Un aiiuto può venire da pochi numeri racchiusi in un breve post su Internet. “Rebalancing the Eurozone” può essere di grande aiuto.

Innanzitutto sottolinea l’importanza di tenere sotto controllo il deficit primario, la differenza fra entrate ed uscite dello Stato senza tenere conto degli interessi, ed in questo noi siamo messi bene,  e l’andamento del costo del debito, i tassi di interesse che si pagano, e il tasso di crescita dell’economia (ed in questo siamo messi male, anzi molto male).

Poi passa ad analizzare l’aspetto principale, del tutto ignorato nel nostro dibattito interno, dei problemi europei: la divergenza, crescente, dell’andamento della produttività del lavoro fra la Germania e gli altri paesi del nord Europa  e quelli del Sud, fra cui l’Italia, oggi in difficoltà. A partire dall’inizio del secolo il costo unitario del lavoro è cresciuto in Grecia, Spagna Italia e Portogallo rispettivamente del 36%, 28%, 30%, e 25%, rispetto al 5% della Germania.

Il segreto, ed il problema, sta tutto in questi numeri. La progressiva crescita del differenziale di produttività ha consentito ai tedeschi di aumentare la penetrazione commerciale all’estero, e questo spiega l’enorme attivo della loro bilancia commerciale (in percentuale del Pil superiore addirittura a quello della Cina), e soprattutto di assicurare ai tedeschi un ritorno in termini di stipendi ben superiore al nostro (alla differenza di produttività del lavoro dovete pensare quando sentite dire che i nostri stipendi sono i più bassi d’Europa).

L’articolo sostiene che, con un pò di buona volontà, il divario interno fra nord e sud Europa può essere colmato: un’aumento dei salari tedeschi ed uno sforzo per rilanciare al produttività al sud potrebbe fare il miracolo.

Io sono più pessimista: se segui il dibattito interno sembrerebbe che l’unico vero problema sia l’allentamento dell’austerità. E che, grazie ad Hollande ed alle difficoltà della Merkel, oramai ci siamo. Purtroppo non è così. Anzi è il sistema più semplice per far aumentare il costo del debito e, di conseguenze, di stringere ancora di più il cappio che abbiamo alla gola.

Il modo più sicuro per finire nel burrone è quello di continuare a camminare utilizzando delle mappe sbagliate.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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