Monti ha una marcia in più, ma noi?

A me pare che la soluzione propugnata da Monti, e battezzata scudo anti-spread, sia una gran bella trovata, anche se non è detto che funzionerà. Vediamo perché.

Anche ad uno sguardo superificiale balza all’occhio il problema numero uno dei nostri conti pubblici: l’abnorme costo del servizio del debito, frutto dello stock di debito accumulati in anni di spese spensierate. L’ingresso nell’euro è riuscito a contenerne la crescita e l’aver dissipato questo enorme risparmio è la responsabilità primaria dei governi, soprattutto di centro-destra, ce ci hanno guidati negli ultimi anni.

Ed il peso degli interessi passivi ha cominciato a crescere, fino a divenire molto preoccupante, a partire dall’estate dello scorso anno, in concomitanza con la crisi del sistema euro e con la costante perdita di credibilità del governo Berlusconi-Tremonti. Mi ero illuso che fosse solo una questione di credibilità dell’esecutivo e che il cambio imposto da Napolitano in autunno, fosse sufficiente a riportare il  costo sotto controllo. In questa linea avevo letto il proposito di un aumento dell’Iva di due punti a settembre 2012 se i conti non avessero preso il giusto andamento: un pegno a chi doveva finanziarci a garanzia dei nostri fermi intendimenti di raggiungere il pareggio di bilancio. Non certo un proposito da mantenere, visti gli effetti catastrofici che potrebbe avere sull’economia.

Le prime mosse del governo Monti sembravano aver avuto effetto e il costo del debito sembrava indirizzato a ritornare ad una differenza fra BTP e Bund intorno ai 2 punti percentuali sui cui era attestata fino ad un anno fa, anche se non certo al mezzo punto a cui l’aveva lasciata l’ultimo governo Prodi. Poi qualcosa si è rotto nel rapporto fra Monti ed i mercati e lo spread è tornato a puntare pericolosamente verso i 5 punti. Perché?

Dare spiegazioni razionali ai comportamenti dei mercati finanziari è, secondo me, impossibile, innanzitutto perchè non sono mercati, ma comunque hanno giocato sia fattori internazionali, le elezioni in Grecia e la situazione delle banche spagnole, sia il riprendere vita del cosidetto dibattito politico interno. Lo scampato pericolo ha risvegliato tutte le corporazioni italiane, grandi e piccole, che hanno cominciato a frenare, fino a fermarle, le riforme cui Monti aveva messo mano, le liberalizzazioni e, sopratutto, quella del mercato del lavoro.

Due le mosse di Monti, a questo punto: all’interno la spinta sul contenimento della spesa, all’esterno la proposta dell’intervento a sostegno dei titoli pubblici dei cosidetti stati virtuosi. Il funzionamento dei mercati dei titoli di stato sembra sfuggire ad ogni logica: premiano, con tassi vicini allo zero, stati con un deficit intorno al 10%, in soldoni giudicano perfettamente sana una azienda che perde, da anni e per anni, il 10% del proprio fatturato, e puniscono paesi, come il nostro, dove i dati dimostrano che la perdita sta per essere annullata e che hanno un alto avanzo primario, cioò guadagnano prima di pagare gli interessi passivi. Ed è su questo che Monti ha premuto: nelle nostre condizioni il vero taglio di spesa pubblica deve essere quello sugli interessi passivi, e su questo ha chiesto una mano, nell’interesse di tutti.

E come era prevedibile la mano gli è stata data, anche se fino a metà mese non se ne conosceranno i dettagli precisi.. La palla torna nel nostro campo. Monti la sua parte la ha fatta, ma il paese?
Dietro l’evidente irrazionalità dei mercati finanziari non c’è solo la preoccupazione per l’inesistenza di un prestatore di ultima istanza nell’area dell’euro, ma c’è, soprattutto, l’evidente scetticismo su che cosa c’è dietro Monti e dopo Monti .

Chi può pensare di prestare soldi a cuor leggero ad una azienda il cui direttore finanziario potrebbe essere Silvio Berlusconi? Chi può finanziare a dieci anni senza farsi profumatamente pagare, un paese in cui il 40% dei potenziali elettori pensa di dividersi equamente fra il Pdl e il M5S? Come si fa ad avere fiducia in un debitore dove, ancor prima di capire dove vada effettivamente a parare la doverosa revisione della struttura dei suoi costi di funaionamento,, il sindcata faccia rumorosamente capire di essere pronto a bloccarne il funaionamento pur di impedire qualunque azione incisiva?

Monti ha dimostrato veramente una grandissima capacità di azione, sia a breve che a lungo termine. Ma il paese è alla sua altezza? Capisce cosa sta succedendo? Io ho proprio paura di no.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Monti ha una marcia in più, ma noi?

  1. davide ha detto:

    Forse prima di elogiare la figura di mario monti c si dovrebbe chiedere da dove arriva.
    Presidente Europeo della commissione trilaterale ,consulente finanziario di goldman sachs,
    membro del guppo Bildelberg.
    come si fa a elogiare il lavoro di una persona che fa gli interessi delle banche e delle elite finanziarie invece che gli interesi degli italiani ?che mette l imu per gli anziani che vivono in case di riposo e esenta le fondazioni bancarie,fa macelleria sociale,tocca le pensioni ma non quelle d oro,come si fa a dire che lui ha fatto la sua parte??
    Poi la Fornero e le lacrime da coccodrillo parla di dimenticarsi del posto fisso ,che e un illusione,la sua famiglia e tutta sistemata con il posto fisso nell universita di torino la figlia ha ricevuto migliaia di euro per la ricerca quando studiava, per mezzo di una fondazione bancaria chiamata carlo alberto ,gestita dal banchiere del padre mario de aglio ,quando si conosce benissimo la situazione dei riceratori italiani ,costretti a fuggire all estero.
    Prima di divulgare informazione che possono influire sul pensiero delle persone bisogna essere ben informati caro giuseppe ferrari.un saluto

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