Allunghiamo lo sguardo

I grafici si riferiscono agli Stati Uniti e non saprei bene né se sono indicativi di fenomeni più generali né se è possibile ipotizzare l’elaborazione di indicatori simili a livello mondiale. Non ritengo, comunque, che riflettere sulle indicazioni che essi suggeriscono sia tempo perso. Anzi.

I due grafici vengono da un breve articolo su The Atlantic “The Post-Employee Economy: Why Sky-High Profits Are Here to Stay” .

Il primo mette a confronti, in un arco di trent’anni, l’incidenza dei stipendi e salri sul PIL, in costante diminuzione (linea verde9, con quella dello stesso valore con l’aggiunta dei profitti (linea blu) che invece mantine, con altri e bassi, un andamento molto più costante.

 

Il secondo confronta invece le ore settimanali lavorate (linea blu), con l’indice della produzione manifatturiera (linea rossa): si produce sempre di più con meno lavoro. E le prospettive, aggiunge l’articolo, sono che questo incremento di produttività sia destinato ad allargarsi, in maniera eclatante, anche nel settore dei servizi. Anche se io sono piuttosto perplesso all’idea di un così drastico incremento in ogni settore, a cominciare da quello dei servizi alla persona. E’ certo però che rimanere feticisticamente concentrati sulla produzione manifatturiera e sul lavoro ad essa collegato non può che portare ad enermi illusioni, con conseguenti dolorose sorprese.

 

In soldoni vogliono forse suggerirci un futuro in cui si lavorerà di meno, il che non è certo male, si produrrà di più, il che non guasta, a certa condizioni, ma nello stesso tempo la ricchezza sarà distribuita in maniera sempre più diseguale?

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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