La domanda che non c’è

Le toilette del futuro a energia solare: il progetto di Bill Gates da 5,3 milioni di euro“.
Potrebbe essere una delle tante notiziole curiose utili solo per riempire le pagine estive dei giornali. Eppure quanta saggezza e quanti insegnamenti racchiude.

Leggi le cronache della crisi economica, leggi i tentativi di analisi delle cause e ti accorgi che l’imputato è, molto spesso, uno solo: manca la domanda. La soluzione: bisogna stimolarla e nessuno sa di che cosa possiamo ancora aver bisogno. Eppure alzi lo sguardo un pò più in la del nostro naso e ti domandi: ma con tutti i poveri, cui manca tutto, possibile che il nostro problema sia la domanda?

Ed ecco la risposta di Bill Gates: innovazione, ricerca e prodotti a basso costo per i poveri, che però sono lavoro per noi. Possibile che solo lui lo capisca? Altro che piani faraoinici di opere pubblici finanziari a debito. Innovazione, ricerca e fantasia, occhi aperti sul mondo: queste le ricette per uscire dalla crisi.

Per chi a tempo e voglia, il rapporto dell’Unicef su cosa è ancora oggi la povertà nel mondo e come aiutare i poveri vuol dire aiutare noi stessi

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a La domanda che non c’è

  1. Alberto Ricci ha detto:

    Carissimi,
    spesso sentiamo l’espressione ricerca e innovazione (fino a qualche tempo fa si usava più spesso , in seconda posizione, il termine sviluppo).
    Non desidero qui approfondire la distinzione fra i due termini in seconda posizione, ma sul punto mi limito a osservare che la differenza non è irrilevante e ha un significato anche socio-economico interessante.
    In questa sede voglio accennare a un risvolto geo-politico-economico della ricerca che ritengo sia determinante per valutare il grado di sostenibilità nel lungo periodo.
    Mi riferisco al fatto che sovente la ricerca incontra la fase della individuazione dei materiali più congeniali. Talvolta essi sono realmente “nuovi” e ancor più sovente non si trovano nel Paese in cui la ricerca ha luogo. Devono quindi essere acquisiti.
    Tutto bene, fintanto che il la materia prima 0 il nuovo carburante viene acquistato secondo ragionevoli criteri economici e fintanto che la vendita del bene non crea squilibri nella popolazione o addirittura dà luogo a vere e proprie rendite di posizione di pochissimi a fronte di una sostanziale irrilevanza per le condizioni sociali, economiche e culturali della gran massa della popolazione.
    Purtroppo, i Paesi occidentali hanno ben raramente accettato le regole e ancor meno frequentemente si sono preoccupate delle conseguenze interne.

    In una parola, ciò che dobbiamo auspicare è sì ricerca, sì innovazione, ma mai disginte da equilibrio e rispetto. Altrimenti, il gioco è a somma negativa!

    Tanti cari saluti.
    Alberto Ricci

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