Fermare il declino e la solita politica

Non so se Battista, nell’editoriale che il Corriere ha dedicato subito dopo Ferragosto alla proposta di FilD e di IF,  lo abbia fatto apposta o se, semplicemente, anche lui sia così assuefatto al solito dibattito politico da non accorgersi di quanto di veramente nuovo vi sia nella proposta di FilD: non parla di schieramenti, non parla di alleanza, non dice io vado di qua o io vado di là. Semplicemente dice: io voglio fare queste dieci cose, sei d’accordo con me? Se sei d’accordo con me, e sei pulito, accomodati, rifacciamo iniseme questo paese.

Agli antipodi, per fortuna, dall’impossibile dibattito politico che ammorba il nostro futuro, tutto alleanze e niente fatti.. Solo Veltroni lo aveva tentato, senza fortuna, prima nelle ultime elezioni, e poi col fallito tentativo di riportare il dibattito politico sulle ose concrete da fare. Ma è sparito nella involuzione del Partito Democrativo. Lasciamo che i morti sepelliscano i propri morti e recuperiamo alcuni pezzi della strada, per me del tutto sconosciuta, che forse sta portando ad una svolta. Nel marzo, su Italia Futura, era apparso, ed io non me ne ero accorto, questo articolo, Cantiere Italia 2013. Costruire un fronte per la crescita, a firma di tre dei cinque firmatari di FilD, che ne anticipava a grandi linee i contenuti, basandosi su di una attenta analisi della situazione politica. Per me la cosa più interessante, e che mi aiuta a capire parecchie cose, è l’annotazione sulla evoluzione, od involuzione, del Partito Democratico, portato da Bersani su di una strada che mira alla ricostruzione di quella che viene definita “una prospettiva socialdemocratica ortodossa” emarginando le componeneti liberali o liberal-democratiche: mi aiuta a capire la mia progressiva insofferenza.

Tornando a Battista e al Corriere resta la domanda sul senso dell’editoriale: un tentativo di rinchiudere la proposta all’interno dei soliti giochini politici, per di ù giocati sulle spiagge di Ferragosto, o il segno di un vero interessamento per qualche cosa che potrebbe, veramente, rivoluzionare il nostro paese? E del resto che cosa è il proposito, espresso a chiare lettere, di “Cambiare quasi in toto la classe politica” e, con essa, i vertici di quella burocratica, se non il preannuncio di una rivoluzione? Comunque l’importante è che l’idea del progetto cominci a circolare, anche in agosto.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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Una risposta a Fermare il declino e la solita politica

  1. Alberto Ricci ha detto:

    Carissimi,
    l’espressione “fermare il declino” si presta a molte osservazioni a partire dalle singole parole.
    Innanzitutto, fermare non racchiude in sè esplicitamente la possibilità di un risorgimento, un a radicale inversione di rotta.
    Potrebbe, quindi, difettare di spinta creativa e di determinazione progettuale.
    Declino può assumere svariate declinazioni: culturale, sociale, economico, civile,financo politico, una parte di essi, tutti indistantemente.
    Oggi si dà particolare attenzione all’accezione “economico”. Non è sufficiente.
    Nei dieci punti esposti da Fermare il declino non si accenna, se non, peraltro implicitamente, nel punto relativo al rilancio della scuola, alla cultura, alla lingua, ai modi e ai mezzi della comunicazione.
    Si potrà obiettare, del tutto legittimamente, che ciascuno di noi scriverebbe le sue dieci priorità e ben difficilmente si otterrebbero le stesse, se non al termine di una analisi condivisa. Ciononostante, ritengo che l’aspetto culturale sia troppo importante, direi quasi dirimente, per poter essere trascurato.
    Affrontando più nello specifico alcuni punti, l’aspetto legato alla liberalizzazione richiede, almeno, un accorgimento essenziale, vale a dire l’orientamento verso la creazione di “public company” prive di qualsiasi possibilità, anche teorica, di dar luogo a rendite paragonabili a quelle derivate dalle privatizzazioni italianr degli Anni 90, gestite dallo Stato in modi che non meritano neppure un giudizio.
    Ritengo opportuno ricostituire uno Stato fortemente centrale. I livelli di governo amministrativi (Regione, Provincia, Comune), una volta resi trasparenti e accessibili, sono più che idonei a permettere ai cittadini di attribuire meriti e demeriti.
    Un caro saluto a tutti i lettori del Dottor Ferrari
    Alberto Ricci

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