Scelte difficili per Gabriele Albertini

L’avvitamente sempre più rapido della seconda repubblica nelle sue contraddizioni e nel suo fallimento impone a tutti noi scelte rapide, radicali e, proprio per questo, difficili.

Le giravolte e le convulsioni di Berlusconi pongono ancora una volta, a distanza di vent’anni, il problema di chi vorrà e saprà dare voce alla parte moderata del paese che, nel bene e nel male, ha guidato con la Democrazia Cristiana l’Italia prima al più straordinario periodo di sviluppo della sua storia e poi ad un declino che oggi pare ancor più inarrestabile di ieri.
Se, come da vent’anni a questa parte, si farà ancora sedurre dal populismo becero e corruttore di Berlusconi, renderà felice chi, a sinistra, è incapace di discutere di contenuti (leggete, se avete tempo da buttare, l’intervista di D’Alema sul Corriere di oggi) e sprofonderà ancor più il paese nel fango.
Se invece avrà un sussulto e saprà cogliere i tanti salvagenti che le vengono buttati (il migliore è quello di Fermare il declino) tempi migliori ci attendono.

Ma, per come funziona il sistema mediatico moderno ed in Italia in particolare, è necessario l’emergere di un leader che sappia offrire a tutti un punto di riferimento e di coagulo.E sono solo due le figure che a me vengono in mente.

Una è intuitiva e sulla bocca di tutti: Mario Monti. Che nega, anche perché non può scegliere fra le due anime che consentono al suo governo una difficilissima ed ambigua sopravvivenza. Ma che sarebbe costretto a venire allo scoperto se ill Pdl, seguendo Berlusconi nel suo attaco demenziale di ieri, aprisse effettivamente la crisi, per non vanificare gli sforzi ed i sacrifici di un anno di governo. E a quel punto la sua strada sarebbe in discesa.

La seconda ha cominciato a frullarmi nella testa ieri sera, quella di Gabriele Albertini. Lasciato Palazzo Marino si è defilato in Europa. in posizione di secondo piano, ma presente anche se piuttosto, (molto ?) defilato rispetto alle posizioni del suo partito di cui ha evitato di seguire le convulsioni più polemiche. E quando è stato chiamato in causa per la sucessione a Formigoni ha risposto con chiarezza: volentieri, ma senza la Lega. Posizione che privilegia i contenuti e la governabilità rispetto agli schieramenti ed ai giochi di potere. Avrà il coraggio di rompere con chi lo ha creato politicamente? E’ una bella domanda, che sono sicuro lui si stia ponendo. Ed io sono curioso di sapere la risposta.

Comunque, al di là delle persone e dei leader, che sono purtroppo necessari per riuscire a far passare il messaggio, quello di cui abbiamo bisogno è tenere la barra ferma sulle cose da fare, non giocare a costruire schieramenti sulla carta basati sulle amicizie, le conoscenze, i rapporti personale. Per questo bene hanno fatto quelli di FilD a rompere con il Monte Bona (Giannino ci ha messo il trattino, ma a me, che amo la montagna, piace così). Certo il rischio di finire come nel 1994  è altissimo, ma la strada è obbligata: il paese ha bisogno di scelte nette e di gente decisa. La posta in gioco è alta: dobbiamo fermare un declino che data da vent’anni e cambiare costumi di vita, mentalità, comportamenti oramai diventati abitufini consolidate che sembrano irrinunciabili.

Ma pensare di poter continuare nel gioco di più spesa e più tasse, o più debito, è demenziale. I mercati ci negano i soldi ed i contribuenti o muoiono o evadono. Cambiare strada si deve e si può. Vediamo se esiste qualcuno in Italia capace di incarnare questo progetto. I miei due nomi li ho fatti.

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Informazioni su Giuseppe Ferrari

Nato a Modena, vive e lavora a Milano praticamente da sempre. Sposato con due figlie. Laureato in sociologia e sociologo mancato (questo blog è la mia rivincita tardiva ed incerta). Imprenditore nel settore della stampa dell'imballaggio flessibile.
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